TRAILRUNNING E AVVENTURA

Stefano Gregoretti e la sua “Italy Divide”: da Pompei a Torbole alla scoperta del Belpaese "segreto"

L’ultrarunner romagnolo è reduce da una performance sportiva e culturale unica nel suo genere attraverso lo Stivale.

di Stefano Gatti
05 Set 2021 - 14:11

Alla scoperta dell’Italia interna e meno conosciuta, lungo strade bianche e sentieri, di corsa e camminando. Milleduecento chilometri e 22mila metri di dislivello, da Pompei a Torbole. È il viaggio che ha impegnato nel corso dell'estate l’atleta di endurance Stefano Gregoretti, che negli anni scorsi ha realizzato imprese che l’hanno portato dal Nordamerica alla Kamchatka ma che questa volta ha scelto di cercare l’avventura dietro casa.

Correre lungo l’Italia, da sud a nord. Ogni giorno per cinquanta o sessanta chilometri, lungo le antiche strade romane, toccando città d’arte e borghi dimenticati, attraversando valli, colli, montagne. Un territorio unico al mondo, nel quale la wilderness si fonde con il paesaggio modellato dall’uomo, dove cultura e storia incontrano lo sport ed in qualche modo uniscono il nostro Paese, esaltandone ricchezze e suggestioni.

L’idea del viaggio era nata dagli organizzatori dell’Italy Divide, esperienza sportiva su percorso per bici gravel (il versatile… anello di congiunzione tra bici da corsa stradale e mountain bike) da vivere in autosufficienza lungo le strade bianche dei sentieri italiani: uno degli itinerari più lunghi d’Europa con partenza da Pompei e traguardo a Torbole dopo appunto oltre mille chilometri di pedalata. Gli organizzatori dell’evento avrebbero voluto arricchire la manifestazione di una gara trail, la più lunga al mondo. Da qui appunto la proposta a Gregoretti di affrontare una sorta di “endurance test run”

“Non esiste nulla di simile al mondo. Quando mi hanno proposto di collaudare il percorso ho immediatamente accettato. Avevo in mente un altro progetto - più grande - sfumato però a causa dell'emergenza sanitaria. Così mi sono buttato in questa nuova opportunità, utile anche a mantenere l'llenamento fisico e l'attitudine mentale indispensabili per portare a termine progetti di questa portata”.

Ma non è tutto perché - oltre a correre da sud a nord attraverso l’entroterra italiano - il 47enne ulrarunner riminese ha pensato bene di spingersi oltre, decidendo di raggiungere la partenza e di fare poi ritorno a casa in bici, realizzando così un’impresa ad emissioni zero. Ogni regione attraversata è stata una sorpresa per Gregoretti, che si è trovato a vivere un’esperienza ricca di sfumatura culturali, dialettali ed enogastronomiche.

“Ogni giorno ho incontrato nuovi amici ansiosi di farmi conoscere il loro territorio, di condividere, di correre insieme per qualche chilometro. Siamo tutti italiani, ma la regionalità ed il senso di appartenenza si respirano forte. Percorrere i sentieri del Vesuvio senza la compagnia di qualcuno che su quei sentieri si allena quotidianamente è come andare alla Galleria degli Uffizi e non conoscere l'arte: si perde qualcosa”.

Questo “giro d’Italia”, come lo ha chiamato Stefano, è stato la storia di un viaggio a misura d’uomo, senza programmi e orari. Ogni mattina la sveglia, la colazione e poi via a correre. Lungo la strada incontri, momenti di riposo, altri di condivisione e poi le deviazioni dal percorso su… suggerimento dei locali. Perché alcuni posti sono imperdibili!

“Non ho fatto programmi, ho preso quello che è venuto in base alle mie sensazioni. Ho corso sull’Appia antica, dove si trovano ancora i segni dei carri romani. Ho corso sui sentieri del Monte Amiata e lungo il percorso della Via degli Dei, dove ho visto frotte di giovani organizzati con zaini e sacchi a pelo vivere questa esperienza tra Bologna e Firenze. Non capita spesso di vedere così tanti giovani camminare per una settimana sulle montagne, non capita nemmeno sulle Dolomiti”.

Stefano si è accostato all’itinerario con un occhio particolare: quello del runner. Il risultato è un percorso di gara unico al mondo. Partito sabato 3 luglio da Pompei, il "nostro" ha concluso il proprio viaggio diciannove giorni dopo - giovedì 22 luglio - a Torbole appunto, sulla punta settentrionale del Lago di Garda, in provincia di Trento.

“La traccia dell’Italy Divide è disegnata per chi va in bici, per questo io non dovevo seguirla fedelmente. La bici ti offre grande libertà, permette di visitare tutto il mondo, ma ha il limite di strade e sentieri. La corsa invece è libertà assoluta. Per l’ottanta per cento ho seguito la traccia dell’Italy Divide, il restante venti unisce tratti a misura di corridore. Sono partito dal Vesuvio, ho respirato la storia di Pompei. Ho toccato i Castelli Romani, il Circeo, Roma con la sua storia millenaria, e poi Siena, Firenze (dove ho attraversato di corsa il Ponte Vecchio), ho percorso la Via degli Dei, ho superato le lunghissime ciclabili del Mincio, poi i Monti Lessini per raggiungere finalmente il Lago di Garda. Se si ha voglia di fare fatica, questa è una gara unica nel suo genere”.