TRAILRUNNING

Pattada Wild Trail ma anche sky e... rally: le mille anime di una maratona di montagna

Abbiamo provato... per voi la 42K che ha esordito quest'anno nel programma dell'evento sardo

di Stefano Gatti
23 Mag 2026 - 17:23
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
 © Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Saltando nelle rocce con animi liberi

Ispiri sogni con grazia e occhi vigili.

(Gianni Delogu)

Trecentosessantacinque giorni o giù di lì (più su che giù) all’alba: anzi all’alvéschida, termine che nella lingua sarda significa alba e che gli organizzatori di Pattada Wild Trail hanno scelto per l’associazione culturale (oltre che sportiva) che punta al rilancio del paese (Pattada, appunto) che sorge ad ottocento metri di quota, nello storico territorio del Logudoro. Trecentosessantacinque giorni (e albe) prima della prossima edizione di un evento che è nato bene nel 2025 e che - dopo la conferma 2026 - punta a crescere ancora. Costruito nel corso di altre gare trail e sky in Sardegna, il rapporto con il team Alvéschida è sbocciato nel weekend centrale di maggio nella mia partecipazione alla seconda edizione dell’evento PWT e in particolare alla sua nuova prova clou Sa Pedrosa Mountain Marathon che è entrata proprio quest’anno nella locandina, affiancando la gara entry level Nodu Altu Short Trail e la classica Serra e’ Kelos Trail, l'anno scorso gara... di punta del programma.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti

La giornata di vigilia inizia di buon mattino, ma senza esagerare. All’alba (anzi all’alvéschida) pensiamo domani che è meglio! Per saggiare il terreno mi produco in una ricognizione molto tranquilla sui primi chilometri di gara, attraversando la fresca pineta del parco Salvatore Pala che domina il centro abitato, per poi tuffarmi in discesa su un breve tratto di una strada romana. Rientro nel mio hotel dal fascino un po’ misterioso (se vogliamo “kubrickiano”), poi scendo in paese per incontrare gli amici organizzatori.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti

Qualche scatto tra le vie di Pattada, poi mi imbatto in un cartello stradale che suscita la mia curiosità: “Via Ichnusa”. Basta la parola: ho già sete. Dall’ingresso di un vicino negozio di generi alimentare una ragazza mi sorride: “Aspetta, te la faccio io una foto”. Detto fatto sparisce brevemente tra gli scaffali della rivendita e ne riemerge con una bottiglia della inconfondibile birra sarda: click, click, click. Questa va dritta nel racconto. Non resta che scegliere lo scatto migliore e prima ancora ringraziare la ragazza per la cortesia. Ve la immaginate una scena del genere a Milano oppure a Roma? L’Italia dei paesi è anche questa, la Sardegna lo è ancora di più. Come dice l’amico Paolo: “Tu sei malato di Sardegna!”. È vero, è ormai assodato ma continuo a pensare che l’isola (a proposito di birra) va presa a piccoli sorsi, desiderata e goduta poco alla volta, per apprezzarla meglio. Una malattia la cui cura è… la malattia stessa: nelle dosi consigliate.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Le ore della vigilia trascorrono senza fretta, quasi pigramente, ma è tutto un crescendo verso l’evento vero e proprio: al campo base di Piazza d’Italia per una visita al vicinissimo Museo Internazionale del Coltello (resolza è il nome della lama a serramanico tipica di Pattada), poi per un convegno all'aperto nel quale intervengo per parlare di sport come scoperta del territorio.

L'aria fresca delle montagne del nord Sardegna mette appetito: sono pronto per un buon pranzo con alcuni membri di ASD Alvéschida e della sua neonata emanazione sportiva Pattada Skyrunning. Con noi c'è Marco Spina, ultramaratoneta sardo che ha al suo attivo partecipazioni alla Marathon des Sables e alla 100KM del Passatore (da Firenze a Faenza), al quale mi accomuna lo spirito agonistico particolarmente “affilato”, per restare in tema coltelleria. La giornata culmina con Nodu Altu Short Trail, la gara breve (ma perecchio intensa) che accende il fine settimana di Pattada Wild Trail. Ripercorro il… chilometro verticale che mi separa dall’Hotel La Pineta e mi rilasso in attesa… dell’alba. Pioggia e nuvole basse del venerdì (al mio arrivo) hanno lasciato il posto ad un sabato decisamente soleggiato ma il clima è insolitamente fresco per questo periodo dell’anno: meglio non prenderlo sottogamba.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Poco più di un mese dalla mia prima maratona stradale (quella di metà aprile a Milano) all'ennesima maratona di montagna. L’appuntamento in Piazza d’Italia è per le sei e trenta della domenica. Raggiungo lentamente il campo base, soppesando ogni singolo passo giù per le vie del paese ancora in gran parte addormentato. In piazza ritiro i bastoncini (fondamentali in questa occasione!) che ho chiesto in prestito agli amici organizzatori e in particolare al Direttore di Gara Antonio Pala. Ringrazio anche qui lui, tutto lo staff ed al suo interno l’impeccabile amico Pietro Lavena che si è prodigato in mille modi per rendermi piacevolissimi e professionalmente redditizio l'intero fine settimana a Pattada.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti

Non siamo tantissimi e la mia frequentazione della Sardegna mi permette di conoscere quasi tutti: saluto tra i colleghi pronti a partire Francesco Piras (organizzatore del vicino Limbara Trail che ho corso a metà febbraio), lo skyrunner di Villacidro Marco Aresu (che rivedo dopo la Linas Ultr Skymaratho di fine marzo) e naturalmente anche l’amico bergamasco Luca “Porsche” Carrara che sull’isola è praticamente imbattuto da diversi mesi e lo rimarrà anche oggi!

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

La nostra avventura inizia con il vertical cittadino… di cui sopra. Attraversiamo la pineta e usiamo un paio di pale eoliche come punto di riferimento per il tratto iniziale della gara, che ci porta nel suo punto più occidentale e in un certo senso un po’… fuori tema rispetto al resto del menu di giornata. I primi chilometri sono relativamente facili: quello che serve per scaldarci. Giù per la strada romana già collaudata alla vigilia e poi di nuovo a saliscendi tra viottoli, fattorie e un brevissimo tratto su asfalto.

È già ora di fare sul serio perché (intorno al decimo chilometro di gara) da un paesaggio sostanzialmente bucolico si passa ad un contesto più selvaggio, lungo un sentiero che si impenna decisamente verso il passaggio di Punta Mataldara (poco più di settecento metri di quota, meno del paese), porta d’ingresso di un tratto centrale di gara tutto su e giù da diverse punte: quello che mi aspetta è un trail che tradisce un'anima sky che... gli scappa fuori da tutte le parti!

© Tore Orru Masia

© Tore Orru Masia

Il passaggio più suggestivo è quello tra le rocce nei pressi della creste di vetta di Serra e’ Kelos. È proprio qui che mi raggiunge la trailrunner sarda Paola Muzzu, con la quale faccio un po’ di “elastico” (suppergiù fino ai 962 metri di Punta Sa Pedrosa), prima di dover togliere una marcia per una mezza “crisetta” che mi toglie per qualche minuto il fiato, appena prima che il nostro itinerario si stacchi da quello della prova intermedia da ventiquattro chilometri. Lascio passare due o tre colleghi e mi accodo in attesa di rimettermi in sesto, cosa che avviene molto presto, grazie anche al percorso che qui si fa più scorrevole e più corribile.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

L’anello più orientale della nostra mountain marathon offre spunti paesaggistici di rara bellezza, dentro una natura potente e rigogliosa, bordeggiando alcuni laghetti dall’aspetto a tratti alpino. Con un occhio al prossimo passo e l’altro perso nello scenario di questi luoghi doppiamo anche Punta Balestrieri, da dove vedo in lontananza le case di Pattada, pigramente allungate sul dorso di una… lontana collina. Come mi è capitato altre volte, sembra il set di un film: a metà strada tra Jurassic Park e Un tranquillo weeknd di paura!

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Poi ci immergiamo di nuovo nel bosco, lungo un sentiero single track che ci porta alla base della salita più ripida dell’intera giornata: quella che ha per destinazione i 1094 metri delle rocce di vetta di Monte Lerno, GPM-gara. Alla base della rampa cè un ristoro provvisto pure di pasta al pomodoro fumante: non ne approfitto ma ringrazio per il pensiero! Il collega che avevo superato in precedenza (e chi mi aveva riacciuffato in discesa) mi lascia di nuovo strada ma - nonostante il sentiero salga - io sono di nuovo in fase down e più avanti devo cedereun paio di posizioni.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Ormai sopra la quota del bosco, “timbriamo” il controllo di passaggio di uno dei punti più caratteristici di Pattada Wild Trail: si tratta del Micky’s Jump, l'inconfonsibile salto nel cuore della prova speciale di Monte Lerno nel Rally Italia Sardegna, per oltre due decenni tappa italiana del Mondiale Rally WRC: dal 2004 fino alla ventiduesima edizione, in programma nel primo fine settimana del prossimo mese di ottobre.

In vetta al Lerno stesso (trentunesimo chilometro) apprendo dagli addetti al punto di ristoro di trovarmi intorno alla trentesima posizione. Decido che la devo difendere a tutti i costi da qui al traguardo, lontano ancora una decina di chilometri. La discesa verso il fondovalle è un sassosissimo downhill dritto per dritto che non concede pausa o quasi. Non so ancora che là sotto mi aspetta un tratto forse addirittura più impegnativo, anche perché i chilometri sul groppone sono ormai trentacinque.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Al ristoro l’amico Giovanni Angelo Idili (presidente di ASD s’Alvéschida EXP) mi augura… buona fortuna. Avrei dovuto insospettirmi! Sì perché - prima di affrontare la lunga salita finale verso Pattada - la traccia di gara fa un giro largo (e a tratti ripidissimo) su mulattiera e poi ancora nel bosco, che ci porta di nuovo in quota prima di puntare con decisione verso il paese. L’ultima fatica tra prati tagliati di fresco apposta per noi e tratti alberati mi spreme le ultime energie. “Ecco là il cimitero di Pattada” mi ha detto un collega raggiunto poco fa. “Sì certo, di questo passo mi sa che… mi fermo lì!” Ormai ci siamo: lo sterrato finisce, tocchiamo l’asfalto e - dopo un' ultima rampetta - sbuco nella retta finale di Via Roma. Il traguardo mi piomba addosso (fa prima lui di me, ormai…) e con esso l’accoglienza dell’amico Pietro al microfono dopo sette faticose ma straordinarie ore di gara su e giù per le mulattiere, i sentieri e le semplici tracce tra le rocce di Pattada Wild Trail: wild nel vero senso della parola! Impiego un po’ più del previsto a “stabilizzarmi”: un paio di birre velocizzano la missione. Ripenso ai primi chilometri di gara di stamattina e mi dico: "Ma è stato oggi?" Mi sembra di essere partito ieri, non poche ore fa.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Scopro con piacere di aver vinto la mia categoria: quella degli over sessanta. I più… maturi in gara insomma. Mi fa molto piacere dividere il podio con Gianni Falchi, sempre presente e sempre in gamba. Certo, siamo solo in due ma io in questi casi… mi consolo pensando di aver battuto tutti quelli che non se la sono sentita di mettersi alla prova su una maratona di montagna. Molti di loro avranno sicuramente avuto buoni motivi, proprio come ne ho io di festeggiare.

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

© Photo Sonia Siddi/scattoimperfetto.it

Dopo l’ultima birra mi aspetta nuovamente la vertical cittadina verso l’hotel. Mi incammino con studiata calma, rivivo il primo chilometro di gara, raggiungo l’ingresso del parco e per poco - seguendo la fettuccia di segnalazione ancora annodata al cancello - non finisce che mi “lancio” in un nuovo giro di giostra. Tocca invece aspettare un annetto: trecentosessantacinque giorni all’alba, anzi all’alvéschida.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti