Dalla Milano Marathon alla Stramilano: metà distanza, stesso divertimento (quasi)
Bis a stretto giro di asfalto meneghino per non farsi mancare nulla nella "Milano da correre"
di Stefano Gatti© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
A tre settimane di distanza è già ora di tornare sulle strade della città: domenica 12 aprile la Milano Marathon, domenica 3 maggio la Stramilano Half Marathon. C’è stato tutto il tempo per riprendersi dalle fatiche e dalle emozioni del mio tardivo (troppo tardivo) esordio sulla mitica distanza di 42 chilometri e 195 metri e - in mezzo - per un nuovo (il quinto in sette anni) passaggio sui sentieri del Colmen Trail di Morbegno. Grazie ai buoni uffici di HOKA e del suo super efficiente ufficio stampa italiano (a proposito: ancora grazie, Silvia e Pietro) mi assicuro un provvidenziale e pure tardivo pettorale per la cinquantatreesime edizione della grande classica milanese. Nonostante la decisione quasi fuori tempo massimo, l’impegno non mi preoccupa: prima di dedicarmi a tempo pieno alla corsa sui sentieri, la mezza maratona era la mia distanza preferita. E poi non serve una preparazione specifica per cavarsela discretamente, a differenza della maratona che infatti a metà aprile avevo improvvisato, pagandola con un finale al rallentatore.
© Stefano Giovanni Gatti
Esaurita la premessa, eccomi di buon mattino dalle parti del Castello Sforzesco. È caccia alla panchina giusta per cambiarsi e prepararsi. Tiro fuori dallo zaino le HOKA Mach 7 ritirate in occasione della recente apertura del nuovo HOKA store di Corso Garibaldi (non molto distante da qui), che ho rodato in allenamento nelle scorse settimane. Rispetto ad aprile (il confronto con il recente impegno "maratonesco" è continuo nella mia testa allora e adesso in queste note), rispetto ad allora dicevo siamo molti di meno. Relativamente però! Quindicimila circa solo sulla 42K tre domeniche fa, diecimila oggi sulla “mezza”: la minoranza di un totale di partecipanti alla Stramilano che - sommando chi ha scelto le prove più brevi - sfiora i sessantamila pettorali.
Curiosamente, la gabbia di partenza si trova sul lato est del Castello, dove in occasione della maratona era stato allestito il deposito borse e dove un po’ tutti eravamo tornati a tirare il fiato a fine gara (e a raccontarcela), prima di fare ritorno a casa. La giornata è soleggiata e calda quanto basta. Non è sempre per forza così alla Stramilano. Rispetto alla sua collocazione abituale ad inizio primavera, quest’anno l'evento più partecipato delle metropoli lombarda è stato spostato in avanti di qualche settimana per smarcarsi dalle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Per la mia seconda partecipazione (la prima risale a due anni fa) dichiaro in sede di iscrizione una proiezione di tempo finale di un'ora e quaranta minuti, prendendo posto a metà della sterminata griglia di partenza e mettendomi già sui tacchi (inesistenti) dei pacers da cento minuti appunto.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa
Al segnale di partenza mi serve un minuto a passo camminato per raggiungere la fotocellula. Solo a quel punto faccio partire il gps e posso finalmente iniziare a correre in direzione Porta Garibaldi. La "mezza" percorre in senso orario la Cerchia dei Bastioni per poi fare dietrofront nella (per ora) lontana Piazza Buonarroti e iniziare la vasca” di ritorno lungo il controviale. Si tratta in pratica di rifare i primi dieci chilometri o giù di lì della recente maratona. Giù di lì nel verso senso del termine, perché la mia prima impressione è che la strada fili via per ora tutta in discesa: constatazione che mi fa pensare con una smorfia al ritorno… tutto in salita. I primi chilometri scorrono via (per fortuna) piuttosto veloci: siamo partiti tutti quanti “a cannone”. Doppiamo Porta Nuova e poi Porta Venezia. Ai lati della strada tanta gente che applaude e fa indistintamente il tifo per chiunque gli passi davanti con il pettorale spillato addosso: quelli che odiano la Stramilano e ne soffrono i disagi (parlo dei residenti) rimuginano dietro le finestre e le persiane, magari ancora abbassate. Eh già, perché sono pur sempre le otto e mezza di una domenica mattina. Giustamente tanti dormono: forse il disagio non è così tanto.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
Per quanto mi riguarda, punto a coprire tutta la distanza sotto i cinque minuti al chilometro: ci riuscirò (media finale quattro e 54 secondi) nonostante la solita e fastidiosa (al limite del molesto) flessione nel finale. Timbrata anche Porta Romana, il tracciato smette di puntare a sud e si dirige invece verso ovest, tagliando i quartieri a sud della città in direzione della Darsena. La fiumana procede più o meno indistinta: difficile trovare sfide singole veramente motivanti (tipo uno contro uno), se non quella con sé stessi. Fortunatamente si succedono regolarmente lungo il percorso e nei suoi spazi più aperti (piazze soprattutto) i punti nei quali sponsor e sostenitori della Stramilano ci “intrattengono” a suon di musica, incoraggiamento e - perché no? - generi di conforto (oltre ai ristori ufficiali, si capisce). All’altezza della cheering zone HOKA qualcuno mi “identifica” dal cappellino azzurro e mi riserva un trattamento speciale. L'immediato "boost "motivazionale mi aiuta a rilanciare il passo e ad allontanare i… cattivi pensieri.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
La rotta torna a puntare verso nordovest. Abbiamo già incrociato i toprunners, avviati sul controviale (beati loro!) verso il loro finale di gara. La Stramilano è anche questo: se ci sei dentro da concorrente, puoi godere di una sorta di posto in prima fila sulla gara di quelli forti! Con il passare dei chilometri sotto le scarpe (a proposito, le mie Mach 7 si stanno comportando benissimo), le apparizioni isolate dei toprunners di trasformano nel passaggio dei primi gruppetti di inseguitori dei leaders e - ormai in zona giro di boa - nello sfilare alla nostra sinistra, oltre lo spartitraffico, del plotone infinito di noi amatori. Dopo la spianata in fondo a Via Pagano e poi dopo Viale Giotto (riconosco il palazzo dei Periodici San Paolo, dove quarantadue anni fa ho iniziato a fare questo lavoro negli studi di Telenova), raggiungiamo la boa di metà gara di Piazza Buonarroti, al cui centro troneggia la statua di... Giuseppe Verdi e diamo finalmente inizio al… girone di ritorno.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
Anche se siamo solo a metà distanza (non preoccupatevi, questa racconto invece è molto più vicino al traguardo…), la sensazione è che il più sia ormai fatto. Per fortuna il ritorno non è poi così... in salita così come me lo ero immaginato all’inizio. Neanche un paio di cavalcavia un po’ più “ripidi” degli altri fanno ormai male. Certo, la fatica si fa sentire ma è tollerabile: mi ricompongo, cercando come tutti di sfoggiare freschezza ed entusiasmo, quando avvisto un fotografo ufficiale. Non manca il solito “brillantone” che, davanti al fotografo stesso, si esibisce in un “plastico” salto clownesco, impallandomi proprio sul più bello. Mah, personalmente non amo questi atteggiamenti: penso che i pagliacci stiano meglio al circo o casomai… in televisione.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
Ripercorriamo a ritroso tutto il percorso fatto all’andata. Ecco, se vogliamo è questo il limite della Stramilano rispetto alla maratona di metà aprile, che faceva invece un anello completo, senza mai passare due volte sullo stesso metro di asfalto. Il mio ritmo intanto è andato un po’ scemando, sfuorando il muro dei cinque minuti al chilometro. Lasciamo alla nostra sinistra l’Arena Civica lungo via Legnano. Come tutti, tiro fuori tutto quello che è rimasto per affrontare l’ultimo chilometro al ritmo del primo, fino all’arco del traguardo, attraversando la linea d’arrivo subito dopo l’amico (di social) Giovanni, con il quale ho così il piacere di fare le presentazioni… in presenza: chissà se lo stavo raggiungendo o se è stato lui a superarmi in vista del traguardo stesso.
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix
Prima ancora di rifocillarmi, lancio uno sguardo al mio Garmin. Il responso cronometrico mi sorprende, anche se forse non dovrebbe: pur avendo perso di vista piuttosto presto i palloncini dei pacers da da un’ora e quaranta, quelli da una e quarantacinque non mi hanno mai raggiunto e alla fine ho fatto lo stesso tempo - secondo più, secondo meno - della mia Stramilano del 2024. Okay, non mi sono migliorato se non di pochi secondi appunto. Poi però mi ricordo che da due anni mi sono già lasciato dietro la soglia dei (mica tanto mitici) "sessanta" e vedo tutto sotto un’altra luce. Mentre torno al deposito borse sul lato opposto del Castello mi dico bravo da solo e camminando progetto già di tornare alla Stramilano, magari già l’anno prossimo. Se riuscirò a ripetere questo tempo potrò anche dirmi bravissimo. Prima però tanta montagna, tanto sky e trailrunning, per tutta l'estate. E poi, il prossimo autunno, una maratona o forse due. Sì perché la distanza regina mi ha rapito il cuore proprio su queste strade e - per dirla tutta - “uan is meglio che mezz”!
© Stramilano Half Marathon Ufficio Stampa/ENDU pix