La vicenda di Lameck Banda si trasforma ufficialmente in un intricato caso diplomatico e legale che valica i confini del calcio italiano. L'esterno offensivo classe 2001, sotto contratto con il Lecce fino al 2027 dopo l'esercizio dell'opzione di rinnovo unilaterale, è a tutti gli effetti "latitante" da ormai un mese. Dopo aver disertato il raduno per le visite mediche e il successivo ritiro pre-stagionale in Austria sotto la guida di mister Eusebio Di Francesco, il giocatore è risultato del tutto irreperibile, tagliando i contatti sia con la dirigenza salentina che con i propri procuratori.
Il "giallo" del Cairo e l'offerta dell'Al Swehli
Mentre in Italia si cercava di ricostruire la dinamica dell'accaduto, la svolta è arrivata dal Medio Oriente: il calciatore è stato avvistato al Cairo insieme alla delegazione dell'Al Swehli SC, club libico impegnato nella preparazione per la sua storica prima partecipazione alla CAF Champions League. La società di Misurata, che nelle scorse settimane si era vista rifiutare dal Lecce un'offerta ufficiale per il cartellino inferiore al milione di euro, avrebbe formulato al giocatore una proposta economica da circa 12 milioni di dinari libici complessivi per un biennale (pari a 1,63 milioni di euro totali).
La mossa del Lecce
Di fronte all'ipotesi di un blitz dell'Al Swehli per tesserare il calciatore senza il nullaosta della società titolare del cartellino, la reazione del presidente Saverio Sticchi Damiani è stata immediata e perentoria. Il Lecce ha inviato una comunicazione ufficiale d'allarme e contestazione a tutti gli organi di governo competenti: Fida e Caf (Confederazione Africana del Calcio), ma anche Figc e Coni (con segnalazione diretta al presidente Malagò) e le Federcalcio di Zambia e Libia.
Gli scenari legali
In linea teorica, il vincolo contrattuale impedirebbe qualsiasi trasferimento diretto: la Figc si opporrà al rilascio del Transfer Internazionale (ITC) verso la Federazione libica. Tuttavia, qualora l'Al Swehli tentasse la via del tesseramento forzato chiedendo un'autorizzazione provvisoria direttamente alla Fifa, si aprirebbe un contenzioso internazionale senza precedenti recenti, destinato a portare a pesanti sanzioni disciplinari ed economiche sia per il calciatore che per il club acquirente.
Per il Lecce la posizione rimane chiara: difendere la legittimità dei propri contratti ed evitare un pericoloso precedente per l'intero sistema calcistico, auspicando che la vicenda possa risolversi nel rispetto delle regole o portare a un'adeguata tutela patrimoniale del club.