Dopo aver passato la scorsa estate di fatto immobile sul calciomercato, la Lazio rischia di ritrovarsi anche quest’estate con il mercato bloccato, almeno nella forma più leggera del cosiddetto “saldo zero”. Il club di Lotito, riporta Il Corriere dello Sport, sarebbe infatti tra le quattro società sotto osservazione per il rispetto del parametro del costo del lavoro allargato insieme a Monza, Venezia e Sassuolo, che rischiano di doversi muovere sul mercato a saldo in parità (che vuol dire che per acquistare sarebbe prima necessario generare entrate equivalenti attraverso le cessioni).
Entro il 1 giugno i club dovevano presentare copia della loro situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo e da quanto filtra questi quattro club non avrebbero rispettato il parametro del costo del lavoro allargato, che misura il rapporto tra le spese sostenute per il personale sportivo (stipendi, ammortamenti e commissioni) e i ricavi del club, compresi quelli commerciali e da diritti televisivi.
A partire da quest’anno, la soglia è scesa da 0,8 a 0,7 per favorire l’investimento sui vivai, rendendo il vincolo più stringente. Superare quella soglia significa ritrovarsi di fronte a restrizioni molto pesanti, che impediscono di operare liberamente sul mercato e incidono direttamente sulle strategie sportive dei club.
Il mancato rispetto del rapporto comporta infatti il divieto di effettuare operazioni in entrata, salvo che il club dimostri alla Lega di aver generato un saldo positivo da cessioni, risparmi sugli stipendi o risoluzioni contrattuali. In queste condizioni, il mercato diventa possibile solo “a saldo zero” e senza possibilità di aumentare gli emolumenti dei giocatori già in rosa.
In caso di superamento della soglia, un club può evitare o attenuare le sanzioni attraverso un intervento dell’azionista, con un aumento di capitale o un versamento soci a copertura delle perdite. Da quest’anno è possibile utilizzare anche le riserve di utili presenti nel patrimonio netto, purché distribuibili ai soci.