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La confessione di Todt: "Schumi colpì Villeneuve intenzionalmente"

L'ex manager Ferrari racconta i peccati e le fragilità di una leggenda della Formula 1

di Redazione
12 Apr 2026 - 11:21
 © Getty Images

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L'immagine pubblica di Michael Schumacher, per anni protetta dal "pompiere" Jean Todt, si arricchisce oggi di una rilettura più umana e complessa. In una recente partecipazione al podcast High Performance, l'ex team principal della Ferrari ha offerto una confessione onesta su due degli episodi più controversi della carriera del Kaiser, Jerez 1997 e Montecarlo 2006.
Le ammissioni 
Analizzando il celebre scontro con Jacques Villeneuve nel finale della stagione 1997, Todt ha ammesso senza mezzi termini la natura volontaria del gesto: "È andato a sbattere contro Jacques, voglio dire, intenzionalmente". Tuttavia, il dirigente francese esclude il calcolo a freddo, parlando piuttosto di una reazione istintiva dettata dalla pressione del momento. Secondo Todt, Schumacher "ha cercato di evitarlo, e lo ha fatto nel modo sbagliato", definendo l'azione come una "brutta mossa, non necessaria". 
Controverso
Anche sull'episodio del 2006 a Monaco, quando Michael parcheggiò la vettura alla Rascasse per bloccare il giro di Alonso, le parole di Todt sono nette: "Michael si fermò apposta". In quell'occasione, la penalità inflitta costò carissima al tedesco, incidendo pesantemente sulla rincorsa al mondiale. L'aspetto più toccante del racconto di Todt riguarda la personalità profonda di Schumacher, lontano dai riflettori e dalla freddezza agonistica. Il francese descrive Michael come una "personalità fragile, ma anche timida e generosa". 
Leggenda
Nonostante gli errori commessi, che Todt definisce come i "minus" di una carriera costellata da infiniti "plus", il legame tra i due rimase indissolubile. Todt ha confessato che all'epoca scelse la via della protezione assoluta verso l'uomo, dicendogli: "ti proteggeremo, siamo insieme, è un errore umano e bisogna accettare l'errore umano". La sintesi finale di Todt è forse il paradosso più grande del campione: "Michael Schumacher non sapeva come si fa a imbrogliare", suggerendo che i suoi errori non fossero frutto di malizia premeditata, ma di un desiderio di vittoria talmente estremo da oscurare, nei momenti critici, la necessaria lucidità.