Abbiamo insegnato tutto alla Cina sulle auto: ora dobbiamo imparare da lei?
Per 40 anni ha beneficiato della tecnologia occidentale tramie joint venture obbligatorie, ora i rapporti si sono invertiti
di Tommaso Marcoli© Getty Images
L'attuale primato industriale cinese è il risultato di almeno quattro decenni di una collaborazione - imposta - con il mondo occidentale. Il Governo di Pechino, per ottenere competenze specifiche in brevissimo tempo, ha scelto la strada più furba: aprire al mondo intero un bacino di manodopera infinito e a basso costo a patto di stringere alleanze con le aziende locali. Di fatto, Europa e Stati Uniti d'America hanno approfittato di questa opportunità storica per guadagnarci il più possibile. Ma il conto da pagare, prima o poi, arriva.
Un modello capovolto
Ora, questo modello che ha permesso al mondo occidentale di arricchirsi è entrato in una profonda crisi di metodo. La Cina ha appreso un expertise che Europa e Stati Uniti hanno ormai perso, convinti che la fabbrica del mondo avrebbe continuato a produrre per tutti. Almeno dal 2020, questa certezza è andata inaspettatamente in cortocircuito e i grandi gruppi automobilistici si sono ritrovati senza contromisure efficaci. I grandi gruppi europei hanno - in particolare - aperto e trasferito lì non soltanto fabbriche ma anche centri di ricerca e sviluppo, fondamentali per insegnare come si progetta e costruisce un veicolo.
Joint Venure per noi
Gli Stati Uniti potrebbero capovolgere questo modello: a fine marzo Trump vedrà Xi e l'industria auto sarebbe parte della discussione. L'automobile elettrica ha cambiato gli equilibri industriali e sul tavolo delle trattative potrebbe esserci una strategia di joint venture opposto: le aziende cinesi si insediano negli USA con realtà locali. Ford - ad esempio - avrebbe accesso alla tecnologia cinese, favorendo la produzione di elettriche di nuova generazione. Il vantaggio industriale cinese - ormai - è talmente palese da non richiedere più joint venture sul suo territorio: Toyota sta per aprire una fabbrica interamente di proprietà a Shanghai.
L'Europa in difficoltà
Sono loro che insegnano a noi. In 40 anni, i cinesi hanno imparato come progettare, disegnare, collaudare e costruire un'automobile in meno tempo e con minor spesa rispetto a quanto Europa e USA siano in grado di fare. Il Vecchio Continente si ritrova in una circostanza scomoda, perché dalla Cina continuano ad arrivare nuovi marchi che investono in produzione. Le fabbriche da sole però non bastano: serve un trasferimento tecnologico, soprattutto in batterie e software, vero valore aggiunto dell'industria automobilistica cinese. La Cina cerca l'accesso al mercato europeo; l'Europa vorrebbe restare in quello cinese. Il nostro vantaggio competitivo potrebbe essere ormai perso e collaborare sembra l'unica soluzione per restare competitivi. Chi l'avrebbe mai detto.