i conti

Il fallimento azzurro è una voragine economica: senza Mondiali 2026 l’Italia perde 570 milioni di euro

L'esclusione della Nazionale dai Mondiali 2026 costa al sistema Paese oltre 570 milioni di euro. Analisi del crollo

03 Apr 2026 - 11:45
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L'Italia resta a guardare il Mondiale 2026 per la terza volta consecutiva, una disfatta sportiva che brucia oltre mezzo miliardo di euro di ricavi mancati per il sistema Paese. Secondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa, il blackout azzurro genera un buco complessivo superiore ai 570 milioni di euro, colpendo duramente federazione, commercio e turismo. Il cratere finanziario più immediato si spalanca sotto i piedi della Figc, che vede sfumare oltre 50 milioni di euro di entrate dirette. Tra i premi Fifa che non incasserà e le penali imposte dagli sponsor, il bilancio federale riflette un declino che appare ormai quasi rassegnato nelle sue previsioni contabili.

Il solo gettone di presenza garantito dalla Fifa, pari a 9,5 milioni di euro, rimarrà un miraggio per via di una qualificazione mai arrivata. A pesare come macigni sono però i malus contrattuali: partner come Adidas hanno attivato clausole di salvaguardia che decurtano i versamenti nelle casse della federazione per quasi 10 milioni di euro. Il calcolo si aggrava considerando i potenziali premi per il passaggio del turno, stimati in circa 13 milioni per una proiezione prudente agli ottavi, a cui si somma il crollo verticale della vendita di maglie e gadget ufficiali. L'assenza dal mercato nordamericano, piazza dorata per il merchandising, priva il brand Italia di una vetrina commerciale dal valore incalcolabile.

Il dramma economico si sposta dai campi di calcio ai tavoli di bar e ristoranti, dove il mancato rito collettivo delle partite si traduce in una perdita di 330 milioni di euro. La filiera dell'aggregazione subisce un arresto forzato, svuotando i locali che solitamente beneficiano dell'entusiasmo dei tifosi durante le notti mondiali. Anche l'elettronica di consumo e il comparto delle scommesse piangono l'assenza degli azzurri, con un calo del giro d'affari che sfiora i 45 milioni di euro. La mancata "febbre mondiale" spegne la spinta agli acquisti nel retail sportivo, confermando come la Nazionale sia il principale volano per i consumi interni legati ai grandi eventi. Sul fronte media, l'assenza degli azzurri riduce sensibilmente l'attrattività del torneo con mancati guadagni stimati in circa 95 milioni di euro. L'impatto travalica i confini dei consumi immediati per intaccare l'immagine internazionale e il turismo, con un danno stimato in 50 milioni di euro. L'interruzione di questo circuito virtuoso non è solo un colpo al cuore del tifo, ma una ferita profonda a una macchina produttiva che coinvolge migliaia di piccole e medie imprese.

Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, è categorico nel definire la situazione come un’emergenza che richiede interventi strutturali immediati: "Quando la Nazionale manca un appuntamento di questa portata, si interrompe un circuito che genera valore, occupazione e fiducia, con effetti concreti sui territori e sulle imprese. Siamo di fronte a un problema strutturale che riguarda l'intero sistema calcio italiano. Serve una riforma profonda, non più rinviabile, che intervenga sulla governance e sui modelli di sviluppo".

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