l'intervista

Italia, Gravina: "Della Nazionale non frega a nessuno. Io recluso dopo la Bosnia"

L’amaro sfogo di Gravina: "Non tollero di essere definito indegno. I club pensano solo ai loro interessi, non al talento"

12 Apr 2026 - 08:48
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La Federcalcio è ancora in attesa di un nuovo presidente, verrà votato il prossimo 22 giugno, e fino ad allora sarà il dimissionario Gabriele Gravina a guidarla: un periodo di interregno nel quale sta cercando di spiegare il fallimento della Nazionale al playoff Mondiale, la crisi del calcio italiano e la ricetta per risollevarlo.

Gravina e la Bosnia: "Mi sarei dovuto allenare di più..."

 Si riparte proprio dalla Bosnia: "I ragazzi mi avevano assicurato che avrebbero dato il massimo e così è stato. Gattuso allenatore preparato e persona meravigliosa, ha dato un'anima alla squadra nonostante il poco tempo. E Buffon ritengo che abbia una grande carriera davanti a sè". Alla fine, però, i rigori sono stati fatali agli Azzurri e Gravina si fa sarcastico: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…". Come a dire che il presidente della Federcalcio non può essere l'unico responsabile.

Perché Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della Figc?

 Fatto sta che, in seguito alla sconfitta di Zenica, sono arrivate le dimissioni: "Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. Avevo pensato di farmi da parte già prima dei playoff per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento.  Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis". Gravina, parlando al Corriere della Sera, ricorda i pesanti attacchi subiti dopo la Bosnia: "Vivo quasi da recluso tra casa e Federazione, l'Italia è un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Speravo uscissimo meglio dal post Covid e invece certi istinti sono peggiorati". Colpa anche delle parole usate sul dilettantismo: "Volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline".

La risposta di Gravina alle critiche: "Non accetto patenti di moralità"

 Tra le critiche, una in particolare non gli è piaciuta: "Non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio".

Gravina contro i club di Serie A: "Non aiutano lo sviluppo del talento"

 Si passa al futuro della Federcalcio: "Non tirerò la volata di nessuno, non sarò il regista del futuro. Un ex calciatore al comando? Nessuna preclusione, neppure verso un grande dirigente. L'importante è relazionarsi con la politica in modo diverso. Scontiamo un vecchio pregiudizio sempre attuale, quello dei presidenti “ricchi e scemi”. Ma è un grandissimo errore, figlio di una lettura superficiale e offensiva". E poi c'è il tema dei club di Serie A: "La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale".

E qui arriva un messaggio forte: "Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali".

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