Milan, Allegri: "I fischi hanno fatto bene a Rafa". Poi sul suo futuro...
Il tecnico rossonero alla vigilia della trasferta di Verona: "Il mio futuro? Non lo so. So solamente una cosa: in questo momento tutte le energie vanno concentrate sull'obiettivo finale"
La sconfitta del Como contro il Sassuolo rende ancora più importante la trasferta a Verona del Milan, che potrebbe allungare in classifica sulla quinta mettendo una serissima ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions. Partita dunque delicatissima e "importante, perché bisogna ritornare alla vittoria", sottolinea Massimiliano Allegri. Magari grazie al contributo di Rafa Leao, reduce dalla bordata di fischi ricevuti in occasione della sostituzione in Milan-Udinese: "Sicuramente a Leao sono serviti un po' i fischi, ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio. Avrà una bella reazione: ha fatto una buona settimana di allenamento come tutti. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare. La squadra dovrà tornare ad affrontare le partite con ordine. Con l'Udinese non siamo stati un minuto schierati in fase difensiva: eravamo troppo disordinati".
Ma la partita, si diceva: "Domani giochiamo dopo le ultime due sconfitte, in cui non abbiamo segnato gol perché nelle ultime 4 abbiamo fatto 3 partite senza segnare. Domani è una partita importante perché bisogna tornare alla vittoria: contro una squadra di contropiedisti ancora molto viva. Ci vuole una partita di squadra. Nell'arco della stagione un momento difficile c'è, va affrontato con serenità e facendo le cose in maniera ordinata: contro l'Udinese siamo stati disordinati. Mancano sei partite e domani è una partita importante per il nostro obiettivo da raggiungere: bisogna solamente giocare a calcio in serenità, con grande compattezza e ordine".
Le hanno fatto piacere le parole di Gabbia a nome dello spogliatoio?
"Mi hanno fatto molto piacere. Io credo che siamo arrivati a questo punto tutti insieme, a partire dai giocatori: io al massimo li faccio perdere ogni tanto... La società è stata sempre vicina, ieri c'era anche Furlani che ha pranzato con noi. A settembre nessuno parla di obiettivi, a marzo l'obiettivo è là e vorresti raggiungerlo in un colpo solo: bisogna fare un passettino alla volta e rimanere ordinati e tranquilli. Una squadra che fa 24 partite senza perdere è una squadra che ha valori tecnici e morali. Il vantaggio è che abbiamo recuperato tutti e per questo finale l'obiettivo totale deve essere superiore a quelli personali".
Già, ma il futuro di Allegri come sarà?
"Non lo so. So solamente una cosa: in questo momento tutte le energie vanno concentrate sull'obiettivo finale. Società, giocatori, allenatori, staff. Tutti lavoriamo per il club. Sopra a tutto ci sta sempre il club, il Milan. All'interno della storia sono passati dirigenti, presidenti, giocatori ma l'unica cosa che rimane è il club. Tutti dobbiamo lavorare per il club. Io sono sempre stato legato ai ragazzi: per me i miei giocatori sono i migliori di tutti. Vanno sostenuti e loro devono sostenere me, come hanno fatto. Credo che la società ha lavorato molto bene quest'estate, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e con qualcuno straordinario: è una buona base, per rinforzare questa base dobbiamo arrivare in Champions. Gli step sono due: prima arrivare in Champions e poi programmare il futuro".
E ancora: "In queste settimane, parlano tutti. Gli unici che non parlano sono i miei amici che stanno a Livorno. Ma è normale. Tutti gli anni si arriva in questo periodo e si dice che quello va di lì e quello va di là: il calcio è bello anche per questo. Nel calcio può succedere di tutto, anche nelle partite. Una cosa che conta è il risultato finale, attraverso le prestazioni. In questo momento l'obiettivo è chiaro. Ripeto, la mia storia di allenatore parla chiaramente: sono stato 4 anni al Milan, ho fatto 8 anni alla Juventus, poi sono tornato al Milan. Per me tanti cambiamenti non sono stati nel mio DNA. Mi piace lavorare in un club che è un'azienda, che va gestita come tale: va resa competitiva e nello stesso tempo sostenibile. Per fare questo non possiamo fare tutto in un giorno: bisogna programmare analizzare, vedere gli errori che sono stati fatti e continuare".
Intanto, però, c'è una Champions da inseguire: "Primo bisogna vincere. Due, ieri il Como non ha vinto ma ci sono Juventus a tre punti e Roma a sei punti. 63 punti non bastano per entrare in Champions: domani affrontiamo la partita di Verona, una volta fatta quella penseremo alla Juventus e poi al Sassuolo".
Che passi deve fare il Milan per crescere?
"Una società di calcio deve essere competitiva e sostenibile ma tutto ruota intorno al risultato. È semplice. Se fai risultato, la società diventa più forte. Il brand Milan è uno dei più importanti al mondo ma dipende dal risultato. Noi abbiamo una responsabilità di posizionare il Milan in Europa, perché se non è posizionato lì è difficile che la società si sviluppi in un altro modo. Tutto gira intorno al risultato: quando si perde si sta per una settimana con il giramento di scatole, pensa per la società quando non arrivi all'obiettivo...".
Cosa deve fare la squadra e la società per migliorare?
"La forza di una società e di conseguenza della squadra è nel riconoscere e lavorare sui propri limiti. Se uno riconosce questo può ottenere dei risultati migliori. Ci sono dei dati da 20 anni in Champions dove le prime quattro semifinaliste sono la prima, seconda, terza e quarta del fatturato. Se non ci arrivi con le forze economiche, serve che tu hai una strategia sapendo che hai dei limiti che diventano dei punti di forza. Come è stato per 24 partite per la squadra: abbiamo lavorato molto sui nostri limiti che erano diventati i nostri punti di forza. Il margine di errore, rispetto a uno che può spendere 300 e tu puoi spendere 50, è minore. Non bisogna farsi travolgere dagli eventi, non bisogna pensare che in due anni possiamo vincere la Champions: l'ambizione è quella ma la realtà è un'altra"
A tavola con Furlani, cosa vi dite?
"Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell'annata e su cosa è andato e cosa no. Poi verranno messi sul tavolo quando raggiungeremo l'obiettivo, che potrebbe essere raggiunto anche all'ultima giornata. Domani è importante vincere ma se non dovesse succedere non è che non entriamo in Champions... Poi a pranzo si discute sulla situazione ed è normale che dopo 3 sconfitte in 4 partite, ci facciamo delle domande. I ragazzi hanno fatto una buona settimana e in questi momenti potresti perdere delle certezze acquisite ma non deve succedere".
Perché lei non dice io voglio restare? Perché il club non dice che lei sarà l'allenatore del Milan l'anno prossimo?
"L'ho detto anche prima. La mia storia dice che sono stato 15 anni tra Milano e Torino, facendo parte di due grandissime società dove sto lavorando con grandissimi dirigenti. Il primo step è l'obiettivo della Champions e poi programmare il futuro, cosa già partita l'anno scorso quando è cambiata metà della rosa. Poi, tutti sognavamo di competere con l'Inter, senza però perdere di vista il nostro obiettivo: bisogna pensare a quello. Io sono legato al Milan e di solito quando siamo partiti a inizio stagione, bisognava pensare già alla prossima: una volta che è stata costruita la squadra di quest'anno, già è partita la costruzione dell'anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni".