Atalanta-Juventus, le foto del match
© Getty Images
© Getty Images
Eliminata dalla lotta l'Atalanta, l'allenatore bianconero ha anche trovato delle armi che forse non pensava di avere: Boga, Holm e Di Gregorio
di Enzo PalladiniLe chiamano vittorie sporche. Chi ha giocato a calcio lo sa: sono quelle partite che si portano a casa magari senza meritarlo, soffrendo per novanta minuti e oltre, affidandosi agli episodi, al proprio portiere e al fattore C, inteso come fortuna. Non è esattamente la descrizione del successo che la Juventus ha ottenuto sul campo dell’Atalanta, però alcuni dei suddetti elementi si possono riscontrare. Ma sicuramente sul pullman della Juve in viaggio nella notte verso Torino, il morale era altissimo. E c’è da capirlo.
Valgono doppio, questi tre punti. Prima di tutto perché, sia pure con una giornata ancora da completare, spingono la Juventus al quarto posto con 60 punti, 2 in più del Como che aspetta l’Inter, ma soprattutto 3 in meno del Milan terzo, sul cui campo la squadra bianconera dovrà giocare tra due settimane. Secondo motivo che rende fondamentale questa vittoria: l’aver confinato l’Atalanta a quota 53 punti significa avere eliminato una possibile concorrente in più nella lotta per un posto in Champions League. Inoltre, con l’avvicinamento al Milan, la lotta non è più tra tre squadre per un posto, ma tra quattro per due posti. Non sembra, ma cambia.
Ora sono quattro vittorie e un pareggio nelle ultime cinque partite per una Juventus che non dà mai l’idea di poter dominare il campo o di intimidire gli avversari. Non era successo nemmeno contro il Genoa, con un crollo nell’ultima mezz’ora che aveva fatto infuriare Spalletti. Però in ogni partita ci sono dei segnali positivi che vanno colti. Proviamo a riassumere quelli che sono stati evidenziati a Bergamo.
1) Il pupillo Boga. Era arrivato in sordina, invece ha dimostrato che può decidere le partite. Non è la prima volta. Ha già segnato 4 gol che hanno fruttato 7 punti. Spalletti non lo dirà mai, ma c’è il rischio che questo ragazzo diventi il suo pupillo. Ha accettato di giocare centravanti ben sapendo di non averne le caratteristiche, ma grazie al suo sacrificio ora è possibile utilizzare David in maniera indolore nell’ultimo spezzone di partita, appurato che dall’inizio fa molta fatica.
2) Un Locatelli ritrovato. La notte di Zenica poteva lasciare tossine pericolose nei muscoli e nella mente del capitano, che invece si è ripreso completamente. A Bergamo ha fatto il suo e anche quello che non ha fatto Thuram, aiutando tantissimo anche la difesa alla fine. Se verrà raggiunto l’obiettivo Champions, una buona parte di merito sarà sua.
3) Di Gregorio c’è, eccome. Dopo il rigore parato contro il Genoa, il portiere bianconero ha dato un grande contributo anche a Bergamo, con una parata strepitosa su colpo di testa di Djimsiti. Rientrato per caso a causa dell’infortunio di Perin, ha dimostrato di avere cancellato tutti i timori e tutte le incertezze che avevano costretto Spalletti a togliergli il posto da titolare. Forse a fine stagione se ne andrà, ma adesso è un punto di forza.
4) Holm è una risorsa in più. Si era visto pochissimo, a Bergamo ha giocato titolare e ha dimostrato di essere un atleta straordinario prima ancora che un giocatore di alto livello. Sembra un decathleta, ha un fisico impressionante, è difficile da inseguire ma anche difficile da superare. Un’arma in più per la volata finale.
Spalletti all’annuncio del rinnovo di contratto per le prossime due stagioni aveva chiesto ai suoi giocatori di dimostrarsi all’altezza della Juventus. La prima risposta è stata positiva, almeno dal punto di vista del temperamento. Forse manca ancora un po’ di qualità, ma quella non si può inventare. Per ora si possono allenare l’attenzione e la voglia, che aiutano a ottenere vittorie limpide oppure un po’ sporche come quella di Bergamo. Sporche ma utilissime.
© Getty Images
© Getty Images