L'INTERVISTA

Juventus, Pjanic: "Allegri mi fa ridere, Nainggolan sia più intelligente, alla Roma ti stufi"

Il centrocampista: "Quello che hanno fatto a De Rossi è un mistero. Se i migliori vanno sempre via, poi ti stufi"

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Totti, De Rossi, Nainggolan, la Bosnia, l'Islam. Per un attimo Miralem Pjanic dimentica l'obiettivo Champions e il nono scudetto da vincere e nell'intervista che concede a Vanity Fair parla soprattutto del suo passato. Con spunti molto interessanti soprattutto sul suo rapporto con Massimiliano Allegri, che l'ha allenato per tre stagioni consecutive alla Juventus.

"Con Allegri ho un gran rapporto - spiega -, ci sentiamo spesso. Vuole solo riflettere un po’. E quando avrà deciso, non avrà problemi a trovare una grande squadra. Se ci siamo mai scornati? Certo, è normale. È uno che ti dice le cose in faccia, e idem io. Più che altro mi prende in giro, sostiene che appena arrivato dalla Roma non fossi in grado di fare passaggi più lunghi di cinque metri, e che se sono diventato un grande calciatore lo devo solo a lui. Ma quando dice d’essere stato il più forte centrocampista italiano della storia, rido io".

Pjanic non dimentica neppure il suo passato romanista e i suoi vecchi compagni giallorossi: "Non mi capacito di come Totti e De Rossi siano stati trattati dalla Roma. Li ho sentiti e ne abbiamo parlato: sono dispiaciuti e loro stessi faticano a darsi una spiegazione. Totti ha voluto tirarsi fuori da una situazione che non gli stava bene, ma so che ci sta male. Quello che hanno fatto a De Rossi, poi, è davvero un mistero. Quando vedi partire i più bravi, anno dopo anno, ti fai delle domande. E alla fine ti stufi. Per Nainggolan mi spiace, so che ragazzo e che calciatore è. Ma ogni tanto commette degli sbagli, è troppo diretto e troppo aperto, dovrebbe essere più intelligente e più discreto".

Infine la vita privata: "La mia è una famiglia umile, senza idee strambe in testa: semplicemente, hanno rispettato le mie scelte. Compresa quella di andare a giocare al Metz, a tredici anni, nonostante ci fossero squadre più blasonate a volermi. Con l'Islam ho un rapporto normale, come si deve avere con ogni religione, senza estremismi, anni luce da quei pazzi che uccidono sotto la bandiera di Maometto. Prego quando ne sento la necessità, ma non certo cinque volte al giorno. In moschea a Torino non sono mai andato".

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