Omicidio Boiocchi, Ferdico rivela: "Tutto iniziò per una maglia di Bastoni"
L'ex capo della Curva Nord dell'Inter in Corte d'Assise a Milano: "Boiocchi ce l'aveva con me perché tenni la maglia della finale di Coppa Italia e mi fecero fuori dalla curva"
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Fu "fondamentale per la vicenda dell'omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall'Inter a Roma", perché dopo che "la presi mi fecero fuori dalla curva, perché l'avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l'aveva con me per quella maglietta". Così, nell'aula della Corte d'Assise di Milano, l'ex capo ultrà della curva Nord interista Marco Ferdico ha iniziato a parlare del ruolo che ha avuto, stando anche alle sue ammissioni nelle indagini, come "organizzatore", per l'accusa, dell'omicidio di quasi quattro anni fa dello storico leader dei gruppi ultrà nerazzurri Vittorio Boiocchi del 29 ottobre 2022.
Uccisione voluta dal "mandante" Andrea Beretta, anche lui ex del direttivo della Nord, pentito e a processo con Ferdico e altri tre imputati. Ferdico, difeso dal legale Jacopo Cappetta, nell'esame da imputato ha ricostruito i precedenti dissidi avuti con Beretta e poi la "riappacificazione" nel 2022. E ha raccontato che a settembre di quell'anno Beretta, che aveva affiancato Boiocchi nella gestione della curva interista e di tutti i business collegati, "mi dice 'hai visto cosa è successo? Se l'è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due'".
Beretta, ha proseguito Ferdico, 40 anni e anche lui arrestato nel 2024 per il maxi blitz "doppia curva", "mi disse ancora 'voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale'". Ferdico, però, ha voluto escludere responsabilità del padre Gianfranco, anche lui in carcere e imputato come "organizzatore" dell'uccisione assieme al figlio. "Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa, gli disse a Beretta 'è una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano'".
Beretta parlando dell'omicidio Boiocchi diceva "lo parcheggiamo", stando alla versione di Ferdico, e aveva messo a disposizione 50mila euro per ucciderlo: "Non è vero che quei 50mila euro si sono persi di strada, come dice Beretta. Io non ho preso un euro, perché non erano soldi miei, erano soldi per chi faceva quel lavoro lì". Ovvero Pietro Andrea Simoncini e Daniel D'Alessandro, gli esecutori materiale del delitto di cui Ferdico ha raccontato il ruolo. Tra processo e indagini tutti gli imputati hanno ammesso e confessato i loro ruoli nell'uccisione di Boiocchi.
Ferdico poi precisa:"I miei avvocati mi hanno detto di non dirlo ma io lo dico: Beretta aveva torto e Boiocchi aveva ragione, era Beretta che gli rubava i soldi e non il contrario e io ho fatto questa cosa per uno che aveva torto.... Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi, perché non c'è scusa né perdono per quello che è stato fatto. Non voglio il loro perdono, perché non avverrà mai e chiedere scusa sarebbe ipocrita".
"Beretta ci incontrava 10, 15 volte al giorno in quel periodo, tutti i giorni. È vero che lui non si è mai interessato all'organizzazione dell'omicidio, me ne sono occupato io, ma lui ci metteva fretta, aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva, viveva sotto assedio, era spaventato", ha aggiunto Ferdico, che sottolineato come il "fomentatore di tutto" era stato dall'inizio Mauro Nepi, a processo in abbreviato, perché sarebbe stato lui il primo a dirgli che Boiocchi voleva fare fuori Beretta e che quest'ultimo temeva per la sua vita. L'imputazione per tutti e cinque nel processo è di omicidio premeditato anche aggravato dalle modalità mafiose.