L'INCHIESTA

Nuove accuse per Rocchi: spunta l'ipotesi di frode sportiva in concorso con l'Inter

Le gare incriminate comprendono anche Torino-Inter dello scorso aprile. "Bussate" verso l'archiviazione

08 Lug 2026 - 13:58
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Non si placano le onde d’urto nel mondo arbitrale e, secondo quanto rivelato dall'edizione odierna del Corriere della Sera, la posizione di Gianluca Rocchi si complica notevolmente. I pm hanno infatti notificato un nuovo invito a comparire per l'ex designatore arbitrale, profondamente diverso rispetto a quello dello scorso 24 aprile. Il quadro accusatorio si allarga: le partite nel mirino della Procura non sono più le tre della scorsa stagione (Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e il derby di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025), ma diventano quattro.

La quarta partita sotto lente d'ingrandimento è infatti Torino-Inter del 26 aprile 2026, giocata solo due mesi e mezzo fa. Secondo la ricostruzione della Procura, Rocchi avrebbe designato l'arbitro Maurizio Mariani "soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito".

Le nuove accuse per Inter-Verona

 In particolare, nella partita Inter-Verona, secondo l'accusa nelle nuove imputazioni contestate all'ex designatore Gianluca Rocchi nell'inchiesta milanese sul sistema arbitrale, quest'ultimo avrebbe scelto come fischietto un arbitro, Gianluca Manganiello, per evitare che in campo ce ne fosse un altro, ossia Simone Sozza, poco gradito ai nerazzurri. Lo si evince in relazione al nuovo invito a comparire notificato a Rocchi, per l'interrogatorio della settimana scorsa, nel quale vengono contestate ipotesi di concorso in frode sportiva, come presunte "combine".

Rispetto alla prima stesura delle indagini, cambia radicalmente l'accusa di aver "fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto svolgimento della competizione". Adesso i magistrati ipotizzano il reato di frode sportiva e collocano Rocchi "in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro".

Un asse, secondo i pm, che si muoveva forte di tutele d'alto livello: i dirigenti nerazzurri avrebbero infatti agito "per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Figc", quest'ultimo — lo ricordiamo — già dimessosi di recente dopo la fallita qualificazione della Nazionale ai Mondiali.

"Bussate" verso l'archiviazione

 Il capitolo sulle cosiddette "bussate" alla sala Var, invece, da quanto si è saputo, non viene più indicato nelle imputazioni, perché dovrebbe esserci uno stralcio in vista di una trasmissione atti a Monza, dato che la sala Var sta a Lissone, provincia di Monza e Brianza. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, con l'aggiunto Paolo Ielo, da poco tempo entrato nell'inchiesta, punta a definirla entro fine mese. Ascione, titolare dall'inizio dell'indagine, non sarà più in Procura a Milano già dal 16 luglio. A Rocchi viene imputato di aver agito "in concorso con esponenti della società sportiva Inter", ma non risultano indagati perché, allo stato, non sarebbero stati identificati con indizi circostanziati negli accertamenti passati anche attraverso più recenti intercettazioni. Nemmeno Gabriele Gravina, ex presidente Figc, risulta iscritto e viene citato negli atti per i "rapporti preferenziali" che avrebbe avuto con Rocchi e con i vertici dell'Inter. Gli inquirenti, in sostanza, devono valutare se ci siano state pressioni per le "combine" sulle designazioni, chi le avrebbe fatte e se queste soprattutto hanno portato ad "alterare il corretto coinvolgimento della competizione". Altrimenti, come probabile, si dovrebbe andare verso una richiesta di archiviazione.