Omicidio capo ultrà Boiocchi, pm contesta premeditazione ad altro imputato

07 Lug 2026 - 13:01
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su

I pm della Dda di Milano Paolo Storari e Stefano Ammendola hanno contestato oggi, davanti alla gup Giulia Marozzi, anche l'aggravante della premeditazione all'ultrà interista Mauro Nepi, uno degli arrestati per l'omicidio con modalità mafiose di Vittorio Boiocchi, lo storico capo ultrà nerazzurro ammazzato a colpi di pistola nell'ottobre del 2022 a Milano.

La nuova contestazione a carico di Nepi, per cui oggi doveva iniziare il processo con rito abbreviato, porterà i pm a chiedere nelle prossime udienze che l'ultrà vada a processo in Corte d'Assise, perché quell'aggravante non permette di essere giudicati con riti alternativi. Il procedimento è stato aggiornato, dunque, al 22 luglio, per dare tempo alla difesa di valutare la nuova contestazione, che si basa, in particolare, sugli ultimi verbali del nuovo pentito, l'ormai ex capo della Nord interista Marco Ferdico. Quest'ultimo, infatti, in sostanza con i suoi interrogatori dà maggiore rilevanza al ruolo di Nepi nell'uccisione, rispetto a quelle che, invece, erano state le sue ammissioni che avevano portato a un'altra ordinanza a suo carico, lo scorso febbraio, dopo l'arresto, che aveva coinvolto anche lui tra i tanti, nel blitz "doppia curva" di Polizia e Gdf del settembre 2024.

Intanto, in Assise per l'omicidio Boiocchi sono già a processo (prossima udienza domani) Marco Ferdico, come organizzatore, il padre Gianfranco, l'altro leader ultras nerazzurro Andrea Beretta come mandante, collaboratore di giustizia da un anno e mezzo, e i due presunti esecutori materiali. Tutti hanno ammesso le loro responsabilità, anche se le difese nel processo stanno cercando di scagionare Gianfranco Ferdico, difeso dal figlio nella sua ricostruzione in aula a maggio.

"Voglio rappresentare - ha messo a verbale Ferdico il 9 giugno - che Nepi è stato il primo a parlarmi della possibilità di uccidere Boiocchi, mettendola sul piano che io non avessi il coraggio di farlo, istigandomi al riguardo, e ipotizzando anche il prezzo dell'omicidio nella fase iniziale". Tanto che, sempre secondo le parole del pentito Ferdico, Nepi avrebbe rivendicato questo suo ruolo nell'uccisione per chiedere "compensi o eventuali introiti relativi ad attività commerciali o para commerciali inerenti la gestione della curva", dopo che era stato fatto fuori Boiocchi. E la curva passò in mano completamente a Beretta, assieme a Ferdico e a Antonio Bellocco, in sostanza messo lì dalla 'ndrangheta. Ad esempio, spiega Ferdico, dopo una finale di Champions nel 2023 a Nepi vennero dati "25mila euro". E lui, che ebbe anche un ruolo nella "programmazione" dell'uccisione, avrebbe insistito per "partecipare alla suddivisione dei ricavi della curva rinfacciando quello che lui aveva fatto".

A Ferdico e Bellocco, stando al verbale del primo, Nepi avrebbe detto pure che lui "era più pericoloso da morto che da vivo e Beretta interpretò questa circostanza dicendo che secondo lui si era fatto un memoriale". Dalle precedenti indagini e dalle ammissioni di Nepi, invece, era emerso un ruolo più secondario dell'ultrà, che sarebbe stato una sorta di intermediario tra Beretta, mandante, e Ferdico, organizzatore. Avrebbe fatto avere a quest'ultimo 50mila euro, prezzo fissato da Beretta per l'omicidio. Secondo il racconto di Ferdico, invece, sarebbe stato Nepi a parlare per la prima volta di quei 50mila euro come prezzo del delitto. Il nuovo collaboratore ha anche messo a verbale che uno dei presunti esecutori materiali aveva informato "le famiglie calabresi", ossia la 'ndrangheta, che avrebbero ucciso Boiocchi. E lui ne aveva parlato pure con due persone, "Idà e Monardo".