Inter, Chivu: "Servirà la nostra versione migliore per portarla a casa, la classifica non conta"
Il tecnico nerazzurro alla vigilia della sfida contro il Milan: "Se allenerò nel nuovo stadio? Mancano quattro anni ed è dura farmi resistere per tanti anni per tutto quello che devo subire sempre tra giudizi e pregiudizi"
"Sette derby senza vittoria? Non dobbiamo guardare la classifica, non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere la nostra versione migliore, dobbiamo aggiungere qualcosina rispetto al passato". Il tecnico dell'Inter Cristian Chivu presenta così la sfida contro il Milan. "Se non vinciamo il derby da sette partite una domanda la si dovrebbe fare. Non vuol dire che i ragazzi non si sono impegnati, ma che gli episodi non sono stati con noi, ricordo lo scorso anno - ha proseguito alla vigilia - Bisogna avere equilibrio e motivazione, bisogna fare qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite. Dobbiamo trovare un po' di provincialità quando non si ha la palla, fame e ordine e rimboccarsi le maniche senza avere la presunzione di pensare di avere giocatori forti che possono risolvere le cose":
"Thuram? Sta bene, l'ha fatto vedere nelle ultime partite, quando un giocatore ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, trova entusiasmo e fiducia appena segna e diventa determinante. Le energie le trova sempre. E le avrà anche domani, sono sicuro".
"Siamo appena alla decima giornata. La storia e lo scorso campionato mi insegnano che un derby può anche non essere decisivo - ha detto ancora Chivu - Ovvio che è quella partita che potrebbe dare tanto a una squadra e togliere all'altra. Ma la storia dice che non è per forza decisiva, il Milan ha vinto con noi e poi ha perso con la Lazio. Ovvio che è un derby, subentrano orgoglio e determinazione in più. Sentire i tuoi tifosi contenti, sai che se non la vinci escono fuori cose che non vorresti mai gestire. Dalle parole ai fatti la strada è lunga, bisogna dimostrare. Dobbiamo essere al massimo domani".
E ancora: "Non esiste un favorito nel derby. Le energie le trovi nella motivazione e nell'orgoglio di portare a casa la partita di questo tipo. Pressione c'è per tutti, bisogna pensare solo a fare le cose giuste, al momento giusto, per una partita del genere. Tutti sappiamo quanto ti dà un derby se lo vinci e cosa ti toglie se lo perdi. Non è che si deve fare sempre far vedere quanto siamo bravi. La squadra ha raggiunto una maturità che lo speculare ti può condizionare nella gara. Siamo consapevoli che il derby ti obbliga a qualcosina in più rispetto alle ultime partite. Vogliamo far vedere la crescita e la maturità. La crescita non si ottiene solo con le belle partite e le vittorie, si ottiene con i filotti fatti e capendo cosa devi mettere per portare a casa il risultato".
"Carlos Augusto? Non cerco risposte, sono condizionato dagli infortuni, qualcuno deve riposare qualche volta. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni nel far riposare qualcuno perché ne ho pochi, altrimenti saremmo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic, non dico che non se lo meritino, però la pressione di queste partite... Gioca Martinez? Lo vedremo domani".
Sul nuovo stadio: "C'è il trabocchetto perché ci sono i sostenitori del Meazza e li capisco perché ci ho giocato dentro, però sono anche pro innovazione, di quelle cose che possono creare cose importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi. Ben vengano le cose nuove. Mi dispiace al tempo stesso per i malinconici come me, ma il mondo va avanti. Il nuovo può far paura all'inizio, ma poi può darti soddisfazioni. Se allenerò in quello stadio nel 2031/32? Non dico niente... Mancano quattro anni. Allenare l'Inter e affrontare giudizi e pregiudizi che diventano sentenze è dura. Se cambia la cultura sportiva e arrivano i risultati avrò meno capelli bianchi e non finirò in ospedale come qualche altro mio collega...".