L'ANALISI

Il Napoli non si è ancora scucito lo scudetto ma conta i rimpianti di una stagione complicata

Un mese per tre quesiti: cosa farà Conte, quando possano dare in futuro i fuoriclasse in rosa e cosa si può fare per migliorare

di Enzo Palladini
25 Apr 2026 - 08:58
 © Getty Images

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La prima notizia non è di quelle che ti cambiano la vita, ma è pur sempre, a modo suo, positiva: il Napoli non si è ancora scucito lo scudetto tricolore dalla maglia. Chiaramente è solo una considerazione aritmetica, ma domenica 26, quando l’Inter terminerà la sua gara sul campo del Torino, non sarà comunque campione d’Italia. I punti di distacco sono 9 e i nerazzurri per essere certi di non essere raggiunti ne devono mettere insieme altri 4.

La seconda notizia è decisamente più concreta e remunerativa: il posto in Champions League per la prossima stagione è quasi garantito, anche qui è l’aritmetica a non consentire l’ufficialità. Gli azzurri però hanno 11 punti di vantaggio su Roma e Como, che occupano il quinto posto a pari merito. Anche qui la missione si può considerare compiuta con vista sul secondo posto, anche se Conte sostiene che tra secondo, terzo e quarto non fa differenza. In realtà non è così, perché se la prossima Supercoppa dovesse essere ancora giocata da quattro squadre, il secondo posto darebbe la possibilità di vincere un trofeo, l’unico che il Napoli abbia vinto quest’anno.

Certo il Napoli vinto contro la Cremonese, completamente ripresosi dal contraccolpo delle partite contro Parma e Lazio, dà l’impressione di poter tranquillamente conservare il secondo posto. Partita dominata, senza repliche. Dominio assoluto fin dal primo secondo, 58% di possesso palla, 26 tiri di cui 9 nello specchio della porta. Un campionario infinito di recuperi palla, riaggressioni, giocate di altissima classe. Una squadra che forse ha solo accresciuto i rimpianti per una stagione che poteva dare molto più di quello che ha dato, se tutti questi straordinari giocatori fossero stati disponibili per un numero almeno sufficiente di partite.

Scott McTominay si è preso la scena ma tra tutti i fenomeni azzurri è stato in stagione sicuramente il più continuo. È lui il centrocampista che ha segnato più reti in questo anno solare in Serie A (7), inoltre è anche l’unico centrocampista centrale ad aver realizzato almeno 10 reti in casa nelle ultime due stagioni del torneo (tre nel 2025-26 e sette nel 2024-25). Ma i dati segnanti (al di là dell’impressione visiva) sono quelli della partita contro la Cremonese: 10 tiri verso la porta in 90 minuti sono una cifra che molti attaccanti non hanno mai raggiunto. Un gol, molto bello. Un rigore sbagliato, ma quello può capitare nella vita.

Non si può parlare di rimpianto per McTominay, perché ha perso poche partite e solo in un breve periodo ha avuto un rendimento sotto il livello abituale. Il grande rammarico è sicuramente Kevin De Bruyne, che contro la Cremonese ha mostrato una discreta percentuale delle doti tecniche con le quali ha costruito la sua straordinaria carriera. Si è un po’ arrabbiato quando faceva il movimento giusto e poi veniva ignorato. Si è preso con la forza il primo gol su azione del campionato e ha fornito anche il primo assist (illuminante) per McTominay. Ha realizzato la 100.a rete nei cinque grandi campionati europei. Dall’esordio (2012-13), il belga (100 gol e 155 assist) è soltanto uno dei due giocatori con almeno 100 reti e 150 assist, l’altro è Lionel Messi (327 gol, 151 assist). Quando si infortunò, nella partita d’andata contro l’Inter, qualcuno disse che quell’assenza avrebbe risolto molti problemi a Conte. Ecco, oggi possiamo dire che non era proprio così.

Al Napoli restano quattro partite da giocare. Un mese per dare risposte a queste domande:

1)Conte andrà avanti nel suo lavoro per tentare di vincere un altro scudetto?

2)Quando può valere la squadra con tutti i giocatori migliori al meglio delle sue possibilità?

3)Dove si può intervenire oltre che per sostituire Lukaku per diventare fortissimi su tutti i fronti?

Un sogno irrealizzabile da tenere vivo almeno per una settimana, un piano credibile per tornare a vincere, un dubbio complesso da risolvere. Non è poco in un mese, una città osserva e spera.