Motta, prodezze da predestinato e lacrime di gioia: "Scusate, ma non sono abituato..."
Il portiere biancoceleste para quattro rigori e si commuove nel post partita
Un miracolo nel recupero dei tempi regolamentari su un colpo di testa potente e preciso di Scamacca e quattro rigori parati (tutte grandi parate!): la Lazio supera l'Atalanta, vola in finale di Coppa Italia e lo fa grazie alla serata da 10 e lode di Edoardo Motta, portiere classe 2005, tra i pali biancocelesti al posto dell'infortunato Provedel, già decisivo in campionato (penalty parato a Orsolini nel match contro il Bologna), reattività, forza, freddezza, lucidità da fenomeno. Da predestinato. Spettacolare nell'epilogo di una partita infinita. Raspadori segna il primo rigore per i bergamaschi, poi inizia lo show: Scamacca, Zappacosta, Pasalic e da ultimo De Ketelaere, chi a destra, chi a sinistra, tutti stoppati da superMotta.
Glaciale in campo, emozionato e commosso dopo la vittoria, in lacrime al microfono della nostra Monica Vanali: "Segreti? Ho qualcosa scritto sui guantoni, ma non riguarda i rigori e non posso dire che ci sia scritto..." ha esordito l'estremo difensore biancoceleste. "I compagni mi aiutano tanto, i più vecchi soprattutto mi danno tanti consigli. Ora la finale, speriamo finisca prima dei rigori, però, vinciamo ma senza andare troppo in là". Poi al momento dei saluti, le lacrime: "Scusate, ma non sono abituato". Beh, avanti così ai microfoni e alle telecamere dovrà per forza di cose abituarsi.
Lazio, chi è Edoardo Motta
Arrivato durante il calciomercato invernale per un milione per sostituire Mandas (ceduto al Bournemouth con la formula del prestito), il portiere nato a Biella il 13 gennaio 2005 è cresciuto nelle giovanili della Juventus (che infatti prima di cederlo alla Reggiana ha inserito una percentuale sulla futura rivendita), il suo idolo è Petr Cech, e dopo sei mesi da titolare in B a Reggio Emilia (venti presenze da titolare e cinque clean sheet) ha fatto il suo esordio ufficiale in Serie A contro il Sassuolo a marzo.
Un salto decisamente lungo se si pensa che l'estremo difensore, alto 194cm, ha fatto il proprio debutto tra i professionisti soltanto due anni fa con la maglia della Reggiana, facendo apprendistato per un anno alle spalle di Francesco Bardi. Il suo sembra il percorso di un predestinato (ha già fatto l'esordio da titolare con la Nazionale U21 nel successo di misura in casa della Macedonia del Nord lo scorso 9 settembre) e le sue caratteristiche fanno di lui un 'portiere moderno': reattivo tra i pali, sicuro nelle uscite e bravo anche a partecipare alla fase di impostazione della squadra.