De Boer: "All'Inter ci sono 7-8 giocatori che fanno fuori gli altri"

L'ex tecnico nerazzurro: "E' un blocco che fa leva sui sentimenti. Allenarli alla mia maniera è stato impossibile: non mi accettavano"

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Nel solito maremoto che ogni anno, purtroppo, l'Inter non si fa mancare, spuntano punti di vista e opinioni che fanno parte del gioco. Chi più chi meno, tra gli ex, spunta qualcuno che ci mette del suo, raccontando esperienze personali in nerazzurro. E oggi, fra i tanti, ecco Frank De Boer che da agosto a novembre 2016 ha guidato l'Inter finendone frastornato: lui e la squadra, che poi sarebbe stata presa da Pioli cui sarebbe toccata la sorte -usuale- di un picco positivo durato tre mesi e mezzo e un affondamento totale di tre mesi, con annessi esonero e addio all'Europa League.

Bene. Oggi De Boer, che ha parlato a una emittente olandese (Ziggo Sport), spiega in maniera non chiarissima, ma chiara il suo punto di vista. Nel quale emerge che all'Inter c'è un "gruppo di otto giocatori che tende a estromettere gli altri". Gli dobbiamo credere? Prendiamo quel che dice e registriamo le parole, del resto chi abbia avuto modo di studiare l'Inter degli ultimi sei anni e mezzo, da luglio 2011 a oggi, ha capito tutto e non ha capito niente. Ferma restando una squadra che è rimasta ancorata al suo status di crisi e avvilimento.
"In Italia ho avuto un po' di complicazioni, non solo per quel che riguarda il linguaggio, ma anche per il modo di trasmettere i miei messaggi e le mie idee. Il nostro modo di pensare ha molte più somiglianze con quello inglese, all'Inter invece facevano tutti leva sul sentimento: si forma un blocco di sette-otto giocatori e il resto provano a farlo fuori".

De Boer, in particolare, evidenzia la sua voglia di far fare progressi al gruppo scontratasi però con le difficoltà nel fare accettare il suo sistema di allenamento ai nerazzurri: "Era un po' un casino, facevano ciò che volevano. Quando ho provato a fare un gioco posizionale all'Inter, poi...  Non avevo mai visto niente del genere. I giocatori delle giovanili dell'Ajax lo facevano meglio. Non mi aspettavo che venisse fuori una roba così. Anche per i gradini, ad esempio loro non ne vedevano l'utilità ma io dicevo loro che quello era una parte essenziale per iniziare a capire come volevamo giocare. Loro hanno lasciato stare molto presto".

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