BOLOGNA

Bologna, Mihajlovic: "Sono ancora qua! Non perdete la voglia di vivere"

Il tecnico del Bologna dopo il trapianto di midollo osseo: "Grazie a medici e famiglia. E ora la squadra cambi marcia"

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Sinisa Mihajlovic in conferenza per fare il punto un mese dopo il trapianto di midollo osseo per curare la leucemia. Il tecnico del Bologna ha ringraziato i medici del Sant'Orsola non senza momenti di commozione: "Mi curano, mi supportano e mi sopportano. Come dice Vasco: io sono ancora qua e dico a tutti i malati: non perdete la voglia di vivere. Volevo chiudere un cerchio, ora gradualmente cercherò di tornare alla vita di tutti giorni". E infatti torna a parlare di calcio: "Sono arrabbiato per le ultime prestazioni del Bologna: ora si cambi marcia".

LA CONFERENZA
Si è fatto il tuo nome per la Panchina d'Oro: cosa ne pensi?

"Questo premio lo accetterei solo per ciò che ho fatto col Bologna l'anno scorso, non per la mia malattia: così non mi servirebbe".

Il rapporto con Mancini
"Anche Mancini mi è stato vicino, non parlavo con lui da 4 anni per cose nostre ma è stato il primo a chiamarmi, è venuto in ospedale e abbiamo riallacciato i rapporti ed è come prima. Contento di aver chiarito, questa malattia almeno mi ha aiutato a risentire persone che non sentivo da anni".

Il rapporto con Miroslav Tanjga, suo vice a Bologna.
"Per me un amico, ci conosciamo da 30 anni. Capisce di calcio e dice quello che pensa, che è quello che mi serve. Certo, mi aspettavo di più anche da lui".

Che idea ti sei fatto attorno al VAR? Ci terresti a conoscere il donatore?
"Il VAR è utile ma certe situazioni non le capisco, magari non sono abbastanza intelligente. Quando succede a noi un tocco di mano è involontario, da altre parti fischiano rigore... lasciamo stare. Sono comunque contento del VAR, forse bisogna fare regole meno complicate, in alcuni casi serve essere un ingegnere nucleare per capirle. Il donatore? Mi piacerebbe ma non si può, gli scriverò una lettera".

Come sono andate le domeniche di campionato in ospedale?
"Si sentivano certe urla, le infermiere non volevano entrare in stanza e si dicevano tra loro: no, lascia stare, è arrabbiato, torniamo dopo... Attendevo le partite per spiegare le indicazioni tattiche, sono stato sempre presente. Le domeniche senza partite invece erano peggiori".

In cosa sei cambiato?
"Mi sono ripromesso di incazzarmi meno ma è più forte di me, non ce la farò... ho più pazienza di prima, quello sì"

Com'è stato allenare a distanza in questi mesi.
"La società mi ha messo a disposizione tutto quello che poteva: ho visto gli allenamenti, parlavo con gli staff in videochiamata. Ho fatto tutto ma non ero fisicamente sul campo e per me fa la differenza".

Il ritorno ad allenare.
"Devo sempre sottopormi a controlli ma in linea di massima proverò ad esserci. Basta che non piova, non devo prendere sole, se fa freddo mi copro bene. Non è detto che contro il Milan o l'Atalanta non sarò in panchina. Per ora posso stare sul campo di allenamento ma non posso andare allo stadio. Le trasferte? In auto posso muovermi perché posso filtrare correttamente l'aria ma viaggi in cui servono treno o aereo ancora non posso farli".

Su Ibrahimovic.
"Ci siamo sentiti, se verrà qui è per un rapporto personale che ha con me. Deve ancora decidere se venire qui o altrove, ma non credo ci saranno novità prima del 10 dicembre. Dirà a me la sua scelta prima che agli altri".

Qual è stata la sua forza?
"Prima dividevo la gente: o mi amavano o mi odiavano, ora ho quasi riunito la gente. Ho rispetto per la malattia ma l'ho affrontate come sempre, dicendole: vediamo chi vince. Sono fatto così, non mollo mai".

La squadra sa che sei arrabbiato.
"Ci conosciamo in tal modo che sanno se sono contento o meno. Avevo chiesto una reazione in campo ma non ho visto nulla, anche avessimo vinto non sarebbe cambiato nulla. Non sono stato soddisfatto dopo Bologna-Parma. Ora diano il 200% se saranno cazzi amari".

"Non vorrei più parlare di Mihajlovic relativamente alla leucemia, ma di Mihajlovic allenatore. E vorrei lo faceste anche voi. Sapevo che la mia situazione avrebbe condizionato la squadra ma non volevo diventasse una scusa. Squadra e staff tecnico sa quanto gli voglio bene, io ho lottato tantissimo, ho cercato di essere presente, speravo di vedere in campo un po' di questo mio sacrificio ma non sempre è successo e di questo mi spiace. Sono incazzato nero per i risultati, gioco, atteggiamento: ho detto ai ragazzi che si deve dare il 200%. Chi non lo farà, avrà problemi con me: e non è una cosa piacevole. Voglio usare una frase di Vasco: eh già, sono ancora qua. E ci sarò sempre".

"Devo riprendere gradualmente, è stato bello tornare in campo ma mi stanco più facilmente. La prima volta sono dimagrito 13kg, prendo 19 pastiglie al giorno, è anche difficile mangiare perché ho perso senso del gusto: so che per un po' andrà così. Dopo questa esperienza spero di essere un uomo migliore: la pazienza non era una delle mie migliori virtù, ho migliorato anche questo aspetto. Mi godo ogni minuto, prima tutto sembrava dovuto ora invece me lo godo".

"Sono stati quattro mesi e mezzo tosti, ero chiuso in una stanza d'ospedale da solo, con aria e acqua filtrata. Volevo prendere una boccata d'aria fresca ma non poteva. Non mi sono mai sentito un eroe, solo un uomo. Forte, con carattere, ma sempre un uomo con tutte le sue fragilità. Queste malattie non si vincono solo col coraggio, servono le cure e io ero nel posto giusto. Voglio dire a tutti quelli che sono gravemente malati: non si sentano meno forti se non affrontano la malattia come ho fatto io, non ci deve essere vergogna o paura o disperati. Ma non perdete la voglia di vivere. Questa è una malattia bastarda, ci vuole pazienza: serve concentrarsi su obiettivi piccoli e giornalieri, non andare troppo in là con la mente. La cosa positiva è che, al netto delle complicazioni, conta che guarisci".

Riprende la parola Mihajlovic: "Devo ringraziare anche chi ha fatto per me cori, striscioni, pellegrinaggi, preghiere... mi sono sentito voluto bene dal calcio, come in una famiglia. Ringrazio tutti i tifosi, soprattutto quelli del Bologna, mi hanno adottato come un figlio. Ringrazio la società, tutta, staff e giocatori: sono stati unici sin dal primo momento. Il ringraziamento più particolare a mia moglie e ai miei figli (si commuove, ndr). Mia moglie è stata tutti i giorni con me, mi ha dimostrato di essere fortunato anche se lo sapevo già: forse è l'unica persona che ha più palle di me. La amo. I miei figli sono la mia vita, quando c'era da trovare un donatore hanno accettato subito di fare l'esame: grande dimostrazione d'amore verso me, non è scontato. Grazie anche a mio fratello e a mia madre".

Si può conoscere il donatore del midollo osseo?
Dottoressa Bonifazi: "Non è possibile rompere l'anonimato, donatore e ricevente possono comunicare solo via lettera. Poi negli ultimi anni con l'avvento dei social queste cose sono un po' cambiate"

L'atteggiamento del paziente ha aiutato?
Dottor Cavo: "In termini di efficacia della terapia non conta ma lo spirito aiuta, dall'inizio lui era certo che oggi saremmo stati qui a raccontare il decorso in questi termini".

Previsioni sulle tempistiche della guarigione?
Dottoressa Bonifazi: "Anche dopo 100 giorni non sarà possibile. Il 'bollino del guarito' di solito viene dato dopo 5 anni, si è più tranquilli dopo 2 anni senza recidive.

Il fatto che Sinisa sia così famoso, è stato un peso e un vantaggio?
Dottor Cavo: "Non è stato pesante, il pregio è stato che Sinisa è uscito allo scoperto e ha acceso i rfilettori su una malattia che va conosciuta"

Parla la dottoressa Bonifazi: "Dopo il trapianto  possiamo dire che c'è stato attecchimento, passo fondamentale. Poi non ci sono state conseguenze post-trapianto, decorso regolare e le condizioni sono soddisfacenti. Ma occorre cautela: i primi 100 giorni sono importantissimi, stiamo ricostruendo il sistema immunitario: ora siamo "solo" a 30 giorni passati. Il ritorno alla vita normale di Sinisa sarà graduale, valuteremo di volta in volta se potrà essere presenti agli allenamenti o in partita".

Il dott. Cavo continua: "Questi esami servivano anche per capire come trovare un donatore di midollo osseo idoneo da trapiantare in Sinisa. L'approccio è stato classico, con farmaci chemioterapici: il primo ciclo è durato più di un mese, il secondo è stato più breve. Per uccidere le cellule tumorali abbiamo dovuto uccidere tutte le cellule, anche quelle sopravvissute ('avete fatto piazza pulita' dice Mihajlovic): è stata la fase più delicata perché non aveva globuli bianchi e Sinisa poteva essere esposto ad infezioni. Dopo il primo ciclo abbiamo avuto risultati positivi, ottenendo gli obiettivi sperati e la remissione completa delle cellule tumorali. Contemporaneamente siamo partiti cercando il donatore più idoneo, iniziando dal fratello e dai figli: la scelta finale è stata quella di sfruttare un donatore di registro. Oggi è un mese esatto dal trapianto, è passato il tempo giusto per costruire un muro difficile da abbattere. Sinisa mi ha detto: voglio chiudere un cerchio e lo capisco. Noi invece abbiamo ancora bisogno di tempo per capire meglio. Sinisa ha un carattere robusto e si è sempre fidato di noi, anche quando i no che gli dicevamo gli davano fastidio. Siamo contenti di averlo restituito in questa forma alla comunità".

-Il dottor Cavo, capo dell'Equipe che ha seguito Mihajlovic: "Le lacrime fanno bene, puliscono lo spirito (Mihajlovic scherza: sono stufo di piangere, non ho più lacrime!). Abbiamo cercato di affrontare questo percorso mettendo in campo il meglio del nostro sapere e della nostra professionalità. Ogni giorno il nostro team cerca di offrire ai malati il meglio delle nostre capacità. La storia di Sinisa quindi vale per tutti i pazienti che ogni giorno sono in ematologia. Quattro mesi fa abbiamo dovuto fare accertamenti dopo alterazioni di valori usciti da esami fatti per altri motivi: ci sono stati segnali iniziali non motivati che poi hanno portato Sinisa a fare una visita ematologica per chiarire la natura. La diagnosi parla di una leucemia acuta mieloide: in pratica un particolare tipo di globuli bianchi arrestano la loro maturazione e proliferano senza controllo, quindi il midollo osseo perde capacità di produrre globuli rossi, bianchi e piastrine. Siamo quindi ricorsi ad accertamenti più dettagliati per capire se queste cellule tumorali esprimessero un loro identikit e per capire se i geni più frequentemente coinvolti nella diagnosi avessero delle mutazioni o meno. Di solito queste cose succedono quando più eventi genetici trasformano la cellula da normale a neoplastica. Oggi abbiamo farmaci piuttosto mirati, ecco il perché di esami così dettagliati: per avere una terapia personalizzata".

-Di nuovo Mihajlovic: "Grazie di tutti per essere qui, so che volevate essere di più ma non posso stare con troppe persone chiuso in una sala per questioni sanitarie. L'ultima volta, era il 13 luglio, avevo annunciato la malattia, ora è giusto fare una nuova conferenza per spiegarvi il mio percorso. In questi 4 difficili mesi ho conosciuto medici straordinari, che mi hanno curato, supportato e sopportato visto che ho un carattere difficile. Li ringrazio tutti, infermieri compresi: sono persone... (si interrompe commosso). Scusatemi, mi passa tutto per la testa. Ringrazio tutti, mi hanno dato tanto affetto".

-Parla Dzemaili: "Dire che ci sei mancato è poco, stracontenti che sei tornato con noi e volevamo farti questa sorpresa anche se sappiamo che ora non sei contentissimo per le nostre prestazioni... promettiamo di migliorare. Grazie per essere tornato".
Comincia Mihajlovic, subito interrotto dall'ingresso della squadra in sala stampa: "Ma non dovevate essere in campo? Mi fanno sempre le sorprese... fanno di tutto per non allenarsi! (ride, ndr)".

-Fenucci (ad Bologna): "Siamo qui per ripassare il percorso fatto da Mihajlovic sotto l'aspetto medico, anche per capire i prossimi passi e fare chiarezza. Per noi è una gioia averlo rivisto in tuta, il rapporto con Sinisa sta diventando ancora più forte per il professionista e la persona che è. Ringraziamo i medici del S. Orsola per la loro collaborazione, un'eccellenza di Bologna e d'Italia".

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