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SKYRUNNING

A spasso nel tempo: Skyrace Valmalenco-Valposchiavo, sulle tracce dei campioni

Passaggio a nordest nella grande classica transfrontaliera della corsa sui sentieri d'alta quota

di Stefano Gatti
31 Ago 2025 - 13:40
 © Matteo Gianatti

© Matteo Gianatti

Non incombe il caldo africano che due anni fa mi aveva fatto sudare le sette… divise della Sportiva Lanzada, non cadono le secchiate d’acqua che nel 2024 mi avevano consigliato ad un forfait del quale non vado fiero. Niente di tutto questo: le meteopremesse della quindicesima edizione della Skyrace Valmalenco-Valposchiavo (la terza in versione “moderna” della classica “pioniera” dello skyrunning) sono decisamente favorevoli al campo base del centro sportivo Pradasc di Lanzada e lungo l’intero teatro d’operazioni.

© Davide Vaninetti

© Davide Vaninetti

Cielo terso, “sporcato” solo da qualche innocua nuvoletta e temperature gradevoli, molto indicate per correre e provare tutti quanti a mettere a segno il personale best sulla distanza dei trenta chilometri e mezzo e 2200 metri di dislivello positivo dell’itinerario che da Lanzada (sul fondovalle della Valmalenco, in provincia di Sondrio) porta a quello elvetico di Poschiavo… via Passo di Campagneda, GPM-gara a quasi 2700 metri di quota. Due terzi di gara in salita (o meglio in saliscendi) in territorio italiano e uno tutto in picchiata verso il traguardo rossocrociato che inizia (o meglio entra nel vivo) in corrispondenza dell’ampia sella del Passo Canciano, punto di sconfinamento nella Confederazione Elvetica.

© Matteo Gianatti

© Matteo Gianatti

I minuti che precedono il via scorrono veloci tra ingresso in griglia, presentazione dei toprunners, pensieri vari e assortiti nei quali ognuno di noi si immerge prima di tornare… alla realtà e prendere un bel respiro prima del via. I primi due chilometri o… su di lì sono il solito sprint (per chi può) tra le case delle frazioni altre di Lanzada, in cerca della posizione migliore in vista del classico imbuto al passaggio tra asfalto e sentiero. A pensarci bene, questi primissimi chilometri “urbani” sono speculari agli ultimissimi prima del traguardo nella Piazza Comunale di Poschiavo. In realtà non c’è ingorgo questa volta nel cambio di fondo. Di sicuro le prime decine di metri di sentiero un po’ critiche sono state ripulite per bene. Aggiungo che siamo anche un centinaio di meno rispetto al 2023. Come si dice? Ah sì, gli assenti hanno sempre torto.

© Matteo Gianatti

© Matteo Gianatti

Per questa prova mi affido alle nuovissime Kjerag 02 by NNormal (sono in vendita dall’inizio del mese) che ho scelto di calzare “out of the box” proprio per questa occasione. Oltre che la prima, mi sembrava anche la perfetta occasione, visto che proprio sui sentieri della Skyrace Valmalenco-Valposchiavo Kilian Jornet (fondatore ormai quasi tre anni fa con Camper del brand) aveva dato vita ad alcune delle sue prime esibizioni a livello internazionale. 

Il sentiero sale bello ripido prima nel bosco e poi nella foresta. Approdiamo sullo spiazzo del parcheggio del “Voltone”, il tornante stradale alla cui altezza inizia la ripida (a tratti ripidissima) mulattiera che sale verso il maggengo di Ponte. Ne percorro una parte fianco a fianco con la compagna di squadra Gloria che - poco sopra - come al solito dopo un avvio guardingo allungherà decisamente il passo!.

Come due anni fa in questa sede, impossibile non ripensare che solo pochi giorni addietro (a Ferragosto) ero passato di qui in versione “easy”, avviato ad un succulento pranzo (ferragostano appunto) in baita. Gel e barrette al posto di salsiccia e polenta, oggi. Vediamo poi al traguardo però! Intanto, in modalità "race" questa mulattiera mi sembra completamente diversa rispetto alla paciosa risalita del 15 agosto, anche perché oggi la divoriamo letteralmente.

Lungo tutto il settore italiano dell’itinerario posso contare sul conforto del team di supporto familiare “allargato”, con parenti vicini e lontani ben dislocati ad intervalli regolari con funzioni di appoggio morale, servizio fotografico personalizzato e - a livello di strategia - la possibilità di utilizzare i congiunti come... punti di riferimento e quindi suddividere il percorso in più tronconi, evitando la fatica (solo quella psicologica ma è importante anche quella) di pensare alla gara come un blocco unico. Tanti piccoli settori sui quali concentrarsi invece di volta in volta, invece.

© Marcello Gatti

© Marcello Gatti

Lasciata la quota di Ponte (cinquecento metri D+ già nelle gambe), raggiungiamo più o meno sullo slancio il balcone panoramico di Cima Sassa, dove la traccia di gara svolta decisamente a sinistra per un lungo traverso che - a base di vari saliscendi nel fresco del bosco - permette di tirare un po’ il fiato, fare un minimo di velocità e raccogliere le forze per lo strappetto che porta al Dosso dei Vetti e poi, di nuovo in un’alternanza di salita e discesa, verso il pianoro di Alpe Campascio, dove entriamo di fatto nel tratto che la Skyrace condivide con la VUT (Valmalenco Ultradistance Trail) di fine luglio. Rimetto piede sullo stesso terreno di un mese fa insomma, però molto meno fangoso e infido, visto il meteo piovoso e freschino del mio passaggio precedente. Dietro la baita al margine nord della radura inizia il “verticalino” che porta all’Alpe Musella, che raggiungo ingaggiato con Stefania, skyrunner rossocrociata che due anni fa mi aveva scansato bruscamente sulle catene sotto Passo Campagneda e che poi mi era… toccato riagganciare e seminare in discesa, staccandola di diversi minuti sul traguardo di casa sua… Anche stavolta la spunto io: due e zero.

© Ester Giordani

© Ester Giordani

Una rapida occhiata di tanto in tanto al panorama, una altrettanto veloce alle Kjerag 02 che si stanno rivelando all’altezza del compito. L’ultima nata in casa NNormal rappresenta un’evoluzione decisa della 01, scarpa da trail ad alte prestazioni creata tre anni fa e pensata per rispondere alle esigenze dei runnesr più veloci. Nata dallo slancio dell’originale Kjerag e perfezionata grazie ai feedback di atleti élite e runners di tutti i giorni, Kjerag 02 è la scarpa ideale per allenamenti intensi, ripetute e salite tecniche. La suola (Vibram Megagrip Litebase) rimane invariata - mantenendo aderenza e durata ai massimi livelli - tutto il resto è stato ottimizzato per aiutare i runners a muoversi con maggiore efficienza, reattività e sicurezza. Il risultato è una scarpa decisamente veloce ma al tempo stesso maggiormente protettiva. Tutti questi aggiornamenti restano fedeli all’essenza di NNormal: creare prodotti durevoli, capaci di offrire prestazioni eccezionali, senza compromettere il comfort.

© NNormal Press Office

© NNormal Press Office

Le principali novità sono rappresentate dall’intersuola migliorata (stack maggiorato di due millimetri per migliorare la protezione della scarpa), dal rocker accentuato sull’avampiede per velocizzarne la transizione ed ottenere una corsa più propulsiva e dinamica, dalla tomaia alleggerita realizzata in Micro Matrix materiale (robustezza ma al contempo leggerezza e traspirabilità) e da stabilità e agilità, per un equilibrio perfezionato tra spinta e controllo, ideale anche per i terreni tecnici. Da notare che a completare la trilogia Kjerag è la versione “Brut”, pensata per terreni morbidi.

© NNormal Press Office

© NNormal Press Office

Per dirla con le parole dello stesso Kilian “Kjerag 02 non è solo una scarpa da gara: è pensata per ogni corsa che ti migliora, per quelle sessioni dure che ti mettono alla prova, per quei momenti nei quali sei sospeso tra trattenerti e superarti.”

Davanti a noi c’è ora la piramide del Pizzo Scalino, montagna-simbolo della Valmalenco. Puntiamo in quella direzione e in particolare al Passo di Campagneda, prossima missione nel roadbook di giornata. Prima però nel movimentato menu della parte centrale della gara c’è un tratto in discesa tra i boschi e poi la strada bianca che risale fino al muro della diga di Campomoro. È il mio momento migliore, anche se non durerà molto.

© Matteo Gianatti

© Matteo Gianatti

Ad accogliermi al ristoro (e punto di controllo) di Campomoro c’è l’amico speaker Fabiano Nana che si era occupato di fare gli onori di casa qualche ora fa al via di Lanzada. Subito uno strappo su sentiero a gradoni che - oltrepassato il vicino Rifugio Zoia - “doppia” le vie di arrampicata disegnata sulle nere pareti soprastanti e si apre poi al più vasto panorama di Alpe Campagneda e dell’omonimo piano. Poche centinaia di metri di mulattiera sopra le aguzze architetture del Rifugio Ca’ Runcasch lascio a destra la traccia verso il Rifugio Cristina che avevo invece imboccato a luglio nella VUT Extreme Skyrace e rimetto piede su sentiero per la marcia di avvicinamento al Passo di Campagneda. 

© Davide Vaninetti

© Davide Vaninetti

Caldo e fatica si fanno sentire. Il cielo sopra la mia testa è azzurro ma entro (malvolentieri) nella penombra della "pain cave". E non ho neanche portato il frontalino! Mio malgrado mi stacco dai recenti “contatti” e scalo una marcia per evitare il fuorigiri, indugiando anche a bere e rinfrescarmi presso i numerosi torrentelli che caratterizzano questa parte dell’itinerario. La “crisetta” non è superata, c’è da soffrire ancora, visto che la traccia di sentiero si impenna nel tratto che costeggia i laghetti di Campagneda. Tocca spingere forte sui bastoncini. Acquistati solo pochi giorni fa per rimpiazzare LEKI e Cober rottamati uno dopo l’altro alla Dolomyths Run Skyrace di Canazei e alla solita VUT, i miei nuovissimi Black Diamond Distance Carbon Z fanno il loro dovere: maneggevoli e leggerissimi, li metto a riposo sul breve tratto di catene poco sotto il valico, per imbracciarli di nuovo (e per l’ultima volta oggi) nelle facili roccette finali che mi portano ad attraversare con venticinque minuti di vantaggio sul tempo limite delle quattro ore e quindici minuti il cancello orario di Campagneda che in questo caso è tutt’altro che virtuale, assumendo l’aspetto del classico arco ligneo che è uno dei simboli stessi della Skyrace, fin dalle sue prime edizioni eroiche, all’inizio di questo secolo.

© Davide Vaninetti

© Davide Vaninetti

Mi fermo solo poche decine di secondi al ristoro ma mi prendo il tempo di pensare che il più è fatto (in termini di distanza e soprattutto di salita, da qui è tutta discesa) ma non è il caso di abbassare la guardia perché adesso c’è da correre, altrimenti cosa sono venuto qui a fare?

Giù lungo un sentiero sconnesso ma veloce, faccio un po' di slalom tra gli escursionisti transfrontalieri e - dopo aver lanciato uno sguardo verso l’amatissima Val Poschiavina (che a dispetto del nome è tutta italiana) - come detto all’inizio raggiungo il punto di assistenza di Passo Canciano dove la gara - presa in consegna a livello di gestione dai volontari della Sportiva Palü - si tuffa con un deciso cambio di pendenza nella lunga picchiata giù verso il traguardo.

© Dario Formolli

© Dario Formolli

La traccia si abbassa rapidamente cambiando un paio di volte versante, prima su sentiero single track e poi - superato un gruppo di baite e attraversato un prato che ci riporta sul versante orografico destro della Val Quadrada - lungo una mulattiera nel bosco dove chi ne ha ancora può infilare tutte le marce a disposizione. Ad un punto di ristoro trovo un volontario dal mio stesso cognome. "Ah ok, io di Monza, tu di Bergamo ma ci incontriamo in Svizzera!". Fuori dal bosco, sbuchiamo su una sorta di balcone panoramico che ancora nasconde alla vista il fondovalle, o meglio i tetti di Poschiavo.

Superate le baite di Selva, un sentierino nel bosco da fondo spesso a ciottoli supera l’ultimo dislivello negativo e riporta sull’asfalto. Prima di rimettervi piede incrocio il mio compagno di squadra Vittorio che - raggiunto da tempo il traguardo - come mi aveva detto prima del via a Lanzada decide di unire… l’utile al dilettevole e (invece che in auto o navetta) rientra al punto di partenza ripercorrendo a ritroso (e integralmente) l’intero itinerario di gara. Massimo rispetto! Non mi capacito di come sia possibile, io fin dal via sono “tarato” sulla linea del traguardo e non un metro oltre!

Il finale tra le vie di Poschiavo ha già il sapore agrodolce della malinconia che però - una volta varcata la linea d’arrivo - non mi impedisce di “timbrare” un veloce passaggio ai tavolini del ristoro post-traguardo, dove mi servo di tutto quello di cui ho bisogno in quel momento: una birra bella fresca e poi una seconda. Non mi serve altro.

© Nadia Garbellini

© Nadia Garbellini

Ripongo nello zaino le Kjerag 02 (promosse a pieni voti), mi godo la cerimonia delle premiazioni condotta dall’amico Silvano Gadin e mi avvio in zona pranzo per un bel piatto di polenta e salsiccia (non come quella di Ferragosto ma basta e avanza-anzi no, nel vassoio non avanza nulla!), preferendola - non senza qualche esitazione - alla pizza preparata al momento.

© Giacomo Meneghello

© Giacomo Meneghello

È già tempo di una breve passeggiata post-prandiale per raggiungere insieme all’amico Paolo il piazzale della stazione ferroviaria e salire sul pullman navetta che ci riporta comodamente a Lanzada. Un’oretta abbondante di strada stile “gita scolastica” che occupiamo scambiandoci impressioni sulla giornata e i piani di ciascuno per le prossime uscite agonistiche. Viene già voglia di tornare lì. In griglia di partenza, con lo sguardo concentrato per non dire torvo e le cosidette "farfalle nello stomaco", ma pronte a librarsi nell'aria (beate loro).

© Matteo Gianatti

© Matteo Gianatti

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