MOTOGP

Amarcord Valentino: "Tre titoli più importanti degli altri: 2001, 2004 e 2008"

Il nove volte iridato riflette sui momenti chiave di una carriera conclusa lo scorso mese di novembre a Valencia.

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In un'intervista a Motorsport.Total, Valentino Rossi "pesca" nel ricco tesoro di successi della sua carriera tre gioielli, anzi tre dei suoi nove titoli (sette dei quali nella premier class), scegliendoli come passaggi-chiave di un 'avventura in sella durata - nel Motomondiale - oltre un quarto di secolo. Non solo vittorie ad appunto titoli ma - ben oltre la sfera personale - svolte che hanno segnato un'epoca nella storia del motociclismo.

"Penso di non essere mai stato così forte come negli anni dal 2001 al 2005. Nel corso della mia lunga carriera ho avuto anche molti momenti difficili ma sono stati in particolare tre i titoli più importanti: quello del 2001, l'ultimo della classe 500. Poi quello del 2004, il primo con la Yamaha. Ed infine il 2008, in una fase piuttosto avanzata della mia carriera. A quel punto avevo mancato l'obiettivo per due stagioni di fila, dopo cinque successi consecutivi. A quel punto di solito il meglio è alle spalle. Il ritorno al vertice mi riuscì con il passaggio agli pneumatici Bridgestone. Ho lottato con Lorenzo, Stoner e Pedrosa, vincendo gli ultimi due titoli. Ecco, questi sono stati i passaggi-chiave della mia carriera".

Tre titoli su nove, un terzo del totale: con una chiave di lettura che abbiamo identificato - e che proponiamo alla vostra attenzione - in un progressivo processo di interiorizzazione del successo messo a segno in pista. Il titolo del 2001 (il primo nella premier class dopo quelli del 1997 nella 125 e quello del 199 nella 250) deve il suo risalto - è lo stesso Valentino a precisarlo - al momento storico. Quel Mondiale vinto alla sua seconda stagione tra i grandi (in un certo senso rispettando il timing dei due titoli nella classi più piccole)  permise infatti a Rossi di lasciare il suo segno vincente in un momento di passaggio del motociclismo: ultimo campione della vecchia 500, primo campione della nuova MotoGP. Sulle tracce degli idoli della propria infanzia insomma, ed al tempo stesso lanciato nel futuro. Tanto da mettere a segno quattro titoli di fila nella MotoGP stessa: i primi due ancora con la Honda, gli altri con la Yamaha, vincendo una scommessa prima ancora che una sfida. Il titolo vinto all'esordio con la M1 di Iwata - ecco l'ulteriore sviluppo della "poetica" di Valentino - non è più legato alla storia del motociclismo in quanto tale, ma alla propria storia personale. Un processo sublimato dalla conquista del titolo 2008 (l'ultimo dei tre scelti dal "Dottore", il penultimo in assoluto), riscattando due stagioni di vertice ma culminate in altrettanti duelli per il titolo chiusi con altrettanti esisti sfavorevoli: quello del 2006 con Nicky Hayden e quello del 2007 con Casey Stoner. Un riscatto personale, quello del 2008, siglato quando - come dice Valentino - "il meglio sembrava ormai alla spalle" e rafforzato dal non meno importante bis del 2009.

Sono considerazioni, quelle dell'ormai ex pilota (ex solo per le due ruote però!) cariche di orgoglio e di nostalgia. Magari anche un po' di rimpianto per quello che avrebbe potuto essere ma... non è stato: ci riferiamo al titolo numero dieci. Per tre volte sfiorato dal 2014 al 1916 ma in particolare accarezzato da vicino nel drammatico 2015 della sfida con Marc Marquez e Jorge Lorenzo. Non proprio... un'incompiuta (ci mancherebbe) ma un sogno per tre volte sfiorato, prima di allontanarsi definitivamente e lasciare spazio ad un finale di carriera fin troppo lungo, fin troppo lontano dai giorni grandi.

 

 

 

 

  

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