Quando l'Avvocato Agnelli inventò il termine "barchetta"
Pare che la parola che definisce un'automobile sportiva, compatta e senza tetto, sia stata coniata dal celebre imprenditore
di Tommaso Marcoli© Foto da web
Il periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, coincide con la creazione di una nuova forma d'arte: il design dell'automobile. Le carrozzerie europee (italiane, in particolare) si affermano per il gusto creativo, quasi architettonico dando una dimensione estetica alla necessità tecnica di attraversare il vento. Le auto corrono veloce, ma devono essere belle.
Gusto e classe
Al Salone di Torino del 1948, Ferrari - nata soltanto, come Scuderia indipendente, da un anno - presenta la 166 MM (acronimo Mille Miglia). Evoluzione della 166 S, costruita per correre e vincere in tutte le principali competizioni sportive. Montava un motore 2.0 litri V12 da 140 CV. Sarà prodotta in soli 34 esemplari. Vestita dalla carrozzeria Touring, si distingue per una linea armoniosa e proporzioni perfette per la sua struttura.
Immortale
Una manifestazione di classe ed eleganza che attirò l'attenzione di uno spettatore prestigioso: Gianni Agnelli. Il quale - secondo le cronache - affermò: "Ma questa non è una macchina; è una barchetta!". Un'esclamazione raccolta dal giornalista sportivo Giovanni Canestrini che propose a Felice Bianchi Anderloni ed Enzo Ferrari di ribattezzare così la vettura. I due accettarono di buon grado e da allora il termine barchetta si riferisce ad automobili sportive, spider senza capote. Un esempio senza tempo di stile italiano.