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Sdottorate: quella carezza di Insigne e la caccia al 13 di Conte

Il commento alla nona giornata del campionato di Serie A

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Tra Champions e campionato il pallone si ribalta. Dalla trionfale impresa dell'Atalanta ad Anfield al capitombolo interno contro il Verona. Dal rotondo successo della Lazio sullo Zenit allo scivolone, sempre all'Olimpico, contro l'Udinese. Dalla sofferta vittoria della Juventus sul Ferencvaros all'opaco pareggio di Benevento. Dalla scoppola di San Siro dell'Inter contro il Real Madrid alla conquista del Mapei Stadium con la prima sconfitta inflitta in stagione al Sassuolo. Insomma, il calcio dà e il calcio prende. E viceversa. Nel frattempo il Milan continua a vincere (anche senza Ibrahimovic) e stabilisce il record di miglior partenza nell'era dei tre punti (23 in 9 giornate; primato precedente di 22 nella stagione 2005-06). La Fiorentina continua a perdere (due sconfitte su due in campionato con Prandelli in panchina). Il Napoli riprende a vincere in casa in campionato dopo i passi falsi contro Sassuolo e Milan. E con il 4-0 alla Roma fa perdere ai giallorossi l'imbattibilità stagionale, al netto del 3-0 a tavolino di Verona della prima giornata.

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CAREZZA - La porta è la stessa di quell'incredibile prodezza balistica all'incrocio del 3 novembre '85 contro la Juve. La dinamica, punizione, più o meno simile. Certo, cambiano il piede (destro quello di Insigne) e la distanza (da dentro l'area Diego, dai venti metri Insigne), ma la suggestione resta. E quello di Lorenzino è un gol napoletano al 100 per cento. Partito dal piede di Insigne (napoletano di Frattamaggiore) e finito alle spalle di Mirante (napoletano di Castellammare di Stabia). Una carezza maradoniana.

PRODEZZA - Fuori il fenomeno Ibra, contro la Fiorentina si è messo in luce l'altro fenomeno rossonero, Gigio Donnarumma, decisivo nel 2-0 milanista. La parata al minuto 54 su Ribery, con quel braccio destro che si allunga a respingere il delizioso cucchiaio del francese ex Bayern, è gesto tecnico-atletico di grandissimo spessore. Degno di un Dino Zoff o di un Gigi Buffon.

SINDROME - Il campionato è "amico" dell'Inter: è vero, il -5 dalla vetta rossonera alla vigilia nessuno lo avrebbe immaginato, ma c'è sempre un consolatorio +1 sulla Juventus dei nove scudetti consecutivi, la palma di miglior attacco (23 reti segnate in 9 partite) e il dato positivo di aver chiuso per la seconda volta una gara di A con la porta immacolata. Stonano, come (quasi) sempre, le parole del post partita di Antonio Conte, quella sua caccia alle streghe, quei "nemici" anonimi che gli renderebbero difficile la vita ad Appiano e dintorni. Adesso il Comandante nerazzurro ha l'occasione per scrollarsi questa incomprensibile sindrome da accerchiamento e per provare a conquistare il cuore dei tifosi interisti. La qualificazione agli Ottavi di Champions è impresa ardua: ci vogliono due vittorie, a Moenchengladbach e in casa contro lo Shakhtar, e il contestuale successo nell'ultima giornata del Real Madrid sui tedeschi. Per supportare il sogno però bisogna invertire il trend. Il Conte di Champions ha vinto soltanto 11 partite su 35 (in media, meno di una vittoria su tre). E ha allenato tre squadre ricche di storia, denari e tradizione: Juventus, Chelsea e Inter. Mica Krasnodar, Midtjylland e Ferencvaros... Parte dunque la caccia al 13 di Conte: solo con la dodicesima e la tredicesima vittoria in Champions si può sperare di passare agli ottavi. Con l'aiutino Reale. Un'ultima annotazione: delle ultime 5 partite tra Liga e Champions, l'ex Galactico Real ne ha vinte due, pareggiata una e perse due. Le uniche due vittorie sono arrivate contro l'Inter.

CONFRONTI - È lontano il battage giornalistico di Pirlolandia, quegli acritici peana che avevano accolto la decisione della Juventus di sostituire Maurizio Sarri con Andrea Pirlo. Siamo sinceri: con Sarri di calcio spettacolo nella stagione scorsa se n'era visto proprio pochino. Ma i numeri parlano chiaro: dopo 9 giornate di campionato, Pirlo ha 17 punti (compresi i 3 a tavolino contro il Napoli) e Sarri ne aveva raccolti 23. Nei primi 4 turni di Champions, la Juve di Pirlo è a quota 9 mentre quella di Sarri era a 10. Tornando al campionato, sul campo (espressione così cara ai tifosi juventini...) la Juve targata Pirlo in campionato ha raccolto soltanto 14 punti sui 24 disponibili. Se non è un fallimento, poco ci manca...

SORPRESA - Nel Verona rivelazione (15 punti, appena 2 in meno della Juventus campione in carica) spicca il talento di Mattia Zaccagni. Classe '95, numero 10 con il 20 sulla schiena, aveva in questa prima parte di stagione sciorinato grande calcio regalando assist e magie. Sabato a Bergamo si è messo in proprio, firmando il suo primo gol in questo campionato con un controllo d'esterno destro sopraffino prima di far secco Gollini. Ecco, forse gli manca qualche golletto in più: ne ha segnati solo 3 in 52 gettoni di presenza nella massima serie. Ma sono comunque gol "pesanti": quello del 2-0 (primo fuori casa) ha chiuso la partita contro l'Atalanta, ancor più decisivi i due realizzati nello scorso torneo che hanno fruttato i successi sul Genoa (2-1) e sul Parma (3-2). 

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