Non c'è tempo da perdere: il calcio italiano ha bisogno di un vero Milan, che adesso non c'è
Cardinale ha già lasciato Milano, Ibra sceglie l'allenatore ma non ci sono ancora direttore sportivo e amministratore delegato
di Enzo PalladiniC'è bisogno di vero Milan. Di una squadra forte, competitiva, con una società solida alle spalle. Una squadra che possa - come minimo - contrapporsi ai concittadini campioni d'Italia. È una necessità che va al di là del tifo, dell'appartenenza. Il calcio italiano avrebbe bisogno di un Milan così, che adesso non c'è. La mancata qualificazione per la Champions League è solo l'ultimo anello di una catena che comincia a diventare dolorosa da trascinare. La prossima edizione della Champions sarà la decima alla quale il club rossonero non parteciperà nelle ultime diciannove, cioè dall'ultimo trionfo celebrato nel 2007 contro il Liverpool. In mezzo, solamente una semifinale disputata (e persa contro l'Inter) e molte eliminazioni premature. Non in linea con la storia del club nei vent'anni precedenti.
Ora siamo all'ennesima rivoluzione. Una raffica di quattro licenziamenti (Furlani, Moncada, Tare, Allegri) in un solo giorno non si era mai vista, né al Milan né in un altro club. Metodo molto americano, che però in questo momento apre scenari tutt'altro che semplici da abbellire. Non c'è molto tempo per assemblare un nuovo Milan completamente diverso dal vecchio. Soprattutto se si guarda in casa dei vicini: l'Inter ha tutte le cariche coperte da persone collaudate, il Napoli sta provando a chiudere a stretto giro di posta la transizione da un allenatore all'altro, la stessa Roma ha dato piena fiducia a Gasperini. Solo la Juventus, altra grande delusa della stagione, ha una parte dei problemi evidenziati dal club controllato da Gerry Cardinale.
Allo stato attuale, il Milan non ha un amministratore delegato (o se volete Ceo come dicono gli americani) e non ha un direttore sportivo. Però sta scegliendo l'allenatore e questa operazione è stata delegata al redivivo Zlatan Ibrahimovic, rinsaldato nella sua veste di consigliere dell'azionista di maggioranza. Il criterio è stato indicato così: serve un allenatore che abbia lavorato in Premier League o nella Liga. Ci può stare, ma la Serie A è qualcosa di diverso da entrambe, quindi servirà un periodo di ambientamento. Inoltre, il nuovo allenatore dovrà interfacciarsi con qualcuno per presentare le proprie esigenze in merito ai giocatori utili per sviluppare le sue idee di calcio. Questo qualcuno per il momento non c'è, come non c'è chi possa indicare con esattezza quale sia il budget da investire.
Il calcio, il soccer, se vogliamo dirlo come lo direbbe Cardinale (che nel frattempo ha già lasciato Milano e l'Italia), è profondamente diverso dagli sport americani. Veicola passioni diverse, rivalità centenarie, accende esodi biblici. I tifosi, soprattutto quelli milanisti che hanno vissuto per anni in paradiso, non vogliono rassegnarsi sentirsi chiamare "clienti". Spendono per questioni di cuore e non per acquistare prodotti. Forse al proprietario del Milan sarà sembrato tempestivo l'intervento con cui ha sforbiciato l'area tecnica e quella amministrativa, invece è già in ritardo. La stagione è finita da pochissimo ma la prossima è già alle porte. Per pensare di vincere, o almeno di competere ad alti livelli, serve una programmazione che al momento non si vede. In generale le rivoluzioni nel calcio sono complicate da gestire, quando si tratta di icone mondiali come il Milan, l'impresa richiede non solo infinita abilità ma anche una dose XXL di fortuna.
In tutto questo, Max Allegri ha sicuramente le sue responsabilità, perché la squadra a febbraio era una seria candidata allo scudetto, poi è crollata come quelle squadre di provincia che partono a razzo per mettere da parte punti preziosi. Però la domanda è: se avesse vinto con il Cagliari, sarebbero stati cancellati i precedenti risultati negativi e si sarebbe andati avanti con lui? Probabilmente la risposta e sì, oggi l'ex allenatore sarebbe in sede a chiedere qualche giocatore (che poi altrettanto probabilmente non sarebbe stato acquistato) e a programmare il lavoro per il prossimo campionato e la prossima Champions League. Invece tutto questo toccherà a un altro e Allegri un giorno potrà raccontare di avere vinto due derby e preso zero gol contro l'Inter campione d'Italia. Però dall'altra parte nel frattempo festeggiavano, come è successo spesso in questi anni Venti. Ecco perché ci sarebbe proprio bisogno di vero Milan.