Miracolo Curacao, capitan Bacuna: "Nessuno credeva in noi"
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Un miracolo per il paese più piccolo a mettere piedi, e molto cuore, ai mondiali di calcio. L'ultimo giro di qualificazioni a Usa 2026 regala la storia di un'isola caraibica dal mare turchese e le spiagge bianchissime, poco più di 150mila abitanti (circa due quartieri di Roma) che giocherà la rassegna iridata con le big internazionali: Curacao, grazie allo 0-0 a Kingston contro la Giamaica, ha ufficialmente staccato il pass per il torneo iridato. E lo fa già con un record: è la nazionale del paese con il minor numero di abitanti a un mondiale, dimezzando la quota da primato (330mila) che finora apparteneva dell'Islanda (in campo a Russia 2028). Ma Curacao è il paese più piccolo in termini di estensione, 10 volte inferiore a Capo Verde che a ottobre si è qualificata ai mondiali con il primato di mini nazione. E Curacao diventa anche la quinta squadra dei Caraibi a giocare una Coppa del Mondo, dopo Cuba, Haiti, Giamaica e Trinidad de Tobago. Un'utopia fino a pochi anni fa per la nazionale dell'isola legata che non è stato sovrano autonomo, ma una nazione costitutiva del Regno dei Paesi Bassi (e per questo non riconosciuta dal Cio e quindi fuori dal giro olimpico), finora conosciuta ai più per quel liquore blu a base di arancia amara che impazzava nei cocktail di tutto il mondo tra gli anni '80 e '90. Ora il mondo conoscerà la squadra che, allenata dall'olandese globetrotter Dick Advocaat (a 78 anni diventa il ct più vecchio su una panchina mondiale, l'unico a fare il bis in Usa dopo il torneo del 1994 in cui guidava la sua Olanda), si è qualificata da prima del girone davanti alla Giamaica.
Un traguardo storico "che arriva a compimento di un progetto cominciato nel 2004 e a cui non abbiamo mai smesso di credere - dice Gilbert Martina, presidente della Federcalcio di Curacao -. Dopo 21 anni ci siamo riusciti. È una sensazione molto bella e questo è un regalo per tutti i curacaoesi che sono in tutto il mondo. Siamo di piccole dimensioni, ma grandi nell'anima e nel cuore". Curacao ha vinto grazie alla "perseveranza. Tutti credevamo che un giorno ci saremmo qualificati per i mondiali e finalmente ci siamo riusciti". E ora conta poco chi ci sarà nell'urna del sorteggio il prossimo 5 dicembre: "Ci può stare chiunque, noi abbiamo già vinto la Coppa del Mondo" ha sottolineato il presidente federale. "Siamo molto felici, questo significa molto per noi. Abbiamo lottato per essere qui per almeno 15 anni e lo meritiamo - le parole di Leandro Bacuna, capitano della nazionale, olandese di nascita come la maggior parte dei suoi compagni di squadra convocati dal Advocaat -. Non mi interessa quali avversari troveremo, nessuno credeva in noi, e invece ce l'abbiamo fatta". Una nazionale che comunque, proprio grazie al tecnico che ha allenato tra gli altri Russia, Iraq, Corea del Sud, oltre ai Paesi Bassi, ha attinto al calcio europeo, con giocatori che pur nati in Olanda (ma da famiglie di Curacao) non avrebbero avuto chance di giocare con gli Orange. Tra loro ci sono l'attaccante Sontje Hansen (gioca nel Middlesbrough, nella Serie B inglese) o Tahith Chong, uno dei pochissimi della squadra nato nell'isola caraibica, ma cresciuto nelle giovanili del Manchester United. Il difensore centrale è Armando Obispo del PSV Eindhoven, tra loro anche Livano Comenencia che ha vestito i colori bianconeri della Juve Next Gen. Il migliore in campo comunque è stato Juninho Bacuna, fratello minore di Leandro: alla Giamaica, che ha inseguito il gol fino all'ultimo di un interminabile secondo tempo, era stato assegnato un rigore, poi annullato dal Var. Segno del nuovo che avanza, e grande miracolo della piccola Curacao. (ANSA).