© IPA
© IPA
La squadra di Allegri, con la sconfitta contro il Sassuolo, si ritrova anche a temere per un posto Champions che sembrava sicuro
© IPA
© IPA
Visto che per lo spettacolo c'è il circo, parliamo di numeri. Qualcosa di concreto, che non può dipendere da quelli che si ostinano a pretendere di vedere una manovra decente e vengono chiamati con disprezzo "giochisti". Il Milan ha segnato appena un gol nelle ultime 5 partite, quello nella trasferta contro il Verona, l'unico successo rossonero nello stesso numero di gare. Un dato preoccupante, come l'andamento in campionato dopo il derby vinto lo scorso 8 marzo: 7 punti in 7 partite. Quattro sconfitte (Lazio, Napoli, Udinese e Sassuolo), un pari (contro la Juventus) e due vittorie (Torino e Verona).
Eccessivo parlare di crisi? Solitamente no, ma è sempre complesso esprimersi negativamente contro Allegri, l'allenatore che per molti stava compiendo un miracolo nel corso dell'attuale stagione. La logica, però, non va di pari passo con le inutili dispute ideologiche. Max aveva tre obiettivi. Due li ha falliti subito (Supercoppa Italiana e Coppa Italia), l'altro, il posto Champions, probabilmente verrà centrato ma non è così sicuro come qualche settimana fa. Quindi Allegri è, perlomeno, in linea con gli ultimi anni del Milan, escluso l'apice (lo scudetto di Pioli) e l'anno nero (quello dei due allenatori portoghesi). Se centra l'Europa che conta, insomma, ha fatto il suo. Parlare di miracolo sa tanto di manipolazione della realtà. Se per caso non dovesse arrivare almeno quarto, però, diventa francamente complicato continuare a esaltare un'idea di calcio che può funzionare solo quando hai una rosa piena di campioni. Altrimenti, affidarsi a un blocco basso sperando che qualcosa poi possa succedere, senza dare alla squadra nemmeno poche ma chiare coordinate in fase offensiva, non basta per ottenere risultati nel calcio del 2026.