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L'ANALISI

Milan, con le piccole è un calvario: 11 punti lasciati per strada

Insuperabile negli scontri diretti, la squadra rossonera si interroga su questo incredibile difetto che può condizionare la lotta per il titolo

di Enzo Palladini
09 Gen 2026 - 08:01

Ci sono due Milan diversi in questo campionato di Serie A. Un piccolo paradosso, ma serve a rendere l'idea. C'è un grande Milan, capace di regalare ai suoi tifosi serate epiche contro avversarie importanti: Inter, Napoli, Juventus. Poi c'è un piccolo Milan, che perde la bussola e la pazienza quando deve affrontare le neopromosse oppure, come nel caso del Genoa, squadre che sanno già di dover soffrire fino all'ultima giornata per salvarsi. Poteva essere la giornata giusta per mettere pressione all'Inter, invece dopo il Napoli, anche i rossoneri hanno pareggiato in casa, regalando respiro alla capolista. Serata gelida e strada, quella vissuta dai rossoneri a San Siro, serata in cui le disposizione difensiva di De Rossi e le parate incredibili di Leali sembravano impossibili da neutralizzare. Alla fine il Milan l'ha raddrizzata con uno dei suoi giocatori meno convincenti (Leao) salvo poi vedersi graziare in pieno recupero dal dischetto.

Il ritornello in casa Milan è sempre lo stesso: contro le squadre di seconda o terza fascia diventa sempre tutto più difficile. Un difetto evidenziato fin dalla prima giornata con la sconfitta interna contro la Cremonese, una lacuna mai colmata del tutto. I rossoneri prima dei due punti lasciati sul campo contro il Genoa hanno perso sei punti preziosi contro Parma (in trasferta), Pisa e Sassuolo (a San Siro). Numeri che stridono parecchio con quelli degli scontri diretti, nei quali il Milan ha sempre dimostrato di essere una squadra degnissima di lottare per lo scudetto

Dove stia il focus di questa situazione è davvero difficile da capire, anche per un allenatore esperto come Max Allegri. La spiegazione più banale potrebbe essere legata all'atteggiamento dei giocatori, alla diversa natura degli stimoli che arrivano da un derby o da un Napoli-Milan rispetto a quelli trasmessi da un Sassuolo o da una Cremonese. Ma tutto questo non può essere sufficiente a giustificare tutto. Il gol con cui il Genoa è passato in vantaggio a San Siro è frutto di un errore individuale abbastanza evidente: Gabbia in ritardo su Colombo. Ma nello stesso tempo non si può affermare che Gabbia non sia entrato in campo con la concentrazione giusta, visto che nella prima mezz'ora è stato in pratica l'attaccante più pericoloso della sua squadra, andando per due volte vicino al gol del vantaggio (e il gol annullato a Pulisic nel secondo tempo è arrivato ancora da un colpo di testa del difensore). 

In genere gli allenatori delle grandi squadre nell'analizzare (mezzi) passi falsi di questo tipo sottolineano i meriti della squadra avversaria. Non è sempre vero. Il Genoa ha disputato indubbiamente un ottimo primo tempo per attenzione e per intensità, ma nella ripresa ha concesso campo e palla agli avversari. A quel punto serviva la svolta tecnica, era necessaria la giocata segnante. Ci ha provato soprattutto Pulisic, vero leader tecnico dell'ultimo quarto di gara, più lucido di tutti nel cercare la penetrazione. Ci è riuscito invece Leao, con quella che non è la sua specialità, il colpo di testa. Non è stato sufficiente per portare a casa i tre punti, ma almeno il Milan si è evitato la beffa finale grazie al rigore sbagliato da Stanciu.