L'ANALISI

Calhanoglu e Piatek si riprendono il Milan: con Pioli c'è un'identità tattica 

I rossoneri, ancora convalescenti, devono ripartire dalla prima mezzora col Lecce. Male Conti

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La prima di Pioli sulla panchina del Milan si è chiusa in maniera agrodolce, perché al triplice fischio di Pasqua rimane l'amaro in bocca per una vittoria sfumata in pieno recupero, ma allo stesso tempo il tecnico in pochi giorni ha saputo dare un'identità tattica a una squadra che si era completamente smarrita sotto le gestione Giampaolo. Il lavoro da fare è davvero tanto e complicato, ma in casa rossonera fa ben sperare la prima mezzora giocata contro il Lecce: corsa, sovrapposizioni, inserimenti e verticalizzazioni, tutto ciò che non si era visto nelle precedenti 7 giornate e che hanno permesso di costruire una valanga di occasioni. "Certe partite vanno portate a casa" il mea culpa del neo-allenatore a fine partita, pensiero condivisibile al 100%, perché a Romagnoli e compagni è mancato il cinismo di chiudere la gara con ampio anticipo. Errore imperdonabile per una squadra ancora convalescente, che alla fine si è ritrovata fragile, instabile e incompiuta.

CALHANOGLU E PIATEK RITROVATI
A vedere il bicchiere mezzo pieno, Pioli può essere soddisfatto dalla risposta arrivata da due degli uomini più criticati in questo avvio di stagione, Calhanoglu e Piatek. Il numero 10 ha giocato probabilmente una delle migliori partite della sua altalenante avventura in rossonero. Riportato nel tridente senza le incombenze tattiche da mezzala, il turco ha dato dimostrazione delle sue immense qualità, rimaste troppo spesso nascoste, entrando in tutte le azioni più pericolose: un gol, un palo direttamente da calcio d'angolo, un assist a Piatek (favoloso il colpo di tacco con il quale si porta avanti il pallone) e altre tre conclusioni che hanno fatto venire i brividi a Gabriel. La migliore risposta ai critici dopo le polemiche politiche e un inizio di stagione obiettivamente in sordina. Importante in chiave futura anche il ritorno al gol su azione di Piatek, partito inizialmente in panchina. La concorrenza di Leao, che il nuovo allenatore vede più come centravanti che esterno, ha probabilmente pungolato l'attaccante polacco, che proprio contro il Lecce aveva segnato i suoi primi gol italiani con la maglia del Genoa.  

CONTI, ENNESIMO FLOP
Le fasce del Milan sono un po' come Dottor Jekyll e Mr Hyde: a sinistra Theo Hernandez è stato un autentico martello, una sorta di attaccante aggiunto che ha macinato km e creato un'occasione dietro l'altra. Il povero Meccariello, all'esordio in Serie A, ha passato davvero una serata complicata. Le note dolenti per Pioli, arrivano dall'altra parte, dove Conti ha nuovamente gettato al vento una ghiotta chance per scalare le gerarchie. Timido e attendista, l'ex Atalanta ha anche commesso l'ingenuità che è costata il calcio di rigore, l'episodio che ha dato coraggio e rimesso in partita i salentini. I tanti infortuni gli hanno fatto perdere smalto e sicurezza e anche la difesa a 4 non lo aiuta. Un giocatore che non riesce a ritrovarsi e che vede ormai al capolinea la sua avventura a Milanello.

SUSO E IL SOLITO VIZIETTO
Il Milan continua a cambiare allenatori, ma c'è un punto fermo a cui nessuno rinuncia: Suso. Lo spagnolo, ancora a secco di gol in stagione, ha spaventato Gabriel in un paio di occasioni con il suo solito sinistro e alla fine ha evidenziato i soliti pregi e difetti. Il gol di Calderoni è da cineteca, ma Suso ritarda la copertura e sta lì a guardare il terzino del Lecce. Anche ieri sera è emersa una certa indolenza in fase difensiva, lacuna che questo Milan ancora alla ricerca di se stesso non può assolutamente permettersi.

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