46 PUNTI IN 26 GARE

Juve, ora è crisi vera: quello attuale è finora il peggior campionato degli ultimi 15 anni

La sconfitta con il Como ha messo ancora di più in evidenza il momento nero dei bianconeri

di Andrea Cocchi
22 Feb 2026 - 09:22
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Per qualche nostalgico, o semplicemente amante del buon gusto, la crisi si poteva già cogliere tra le pieghe di una maglia che uccide la tradizione. Una specie di Celtic Glasgow a righe più strette e in salsa bianconera. Già, la tradizione. Quella che regalava ai tifosi della Juventus trofei alzati da giocatori di una qualità così diversa da quella attuale. Ora si è aperta ufficialmente la crisi. Contro il Como la Juve ha proseguito per 90 minuti gli ultimi 45 della partita di Istanbul di martedì sera. Proprio quando qualcuno aveva iniziato a notare i progressi sul piano del gioco, e la classifica incominciava a essere in linea con le ambizioni pre-stagionali, ecco arrivare una striscia da far accapponare la pelle. Sconfitta a Bergamo e relativo addio alla Coppa Italia, pareggio in casa con la Lazio, la beffa di San Siro, il tracollo in Champions con il Galatasaray e quello interno in Serie A con il Como: cinque partite, quattro sconfitte e un pari.

Con Atalanta e Lazio c'era almeno la consolazione di aver giocato una partita più che convincente, sul piano della personalità e delle occasioni create, con l'Inter la consapevolezza di aver subito un torto difficilmente digeribile e, nel primo tempo in Turchia, la certezza di essere più che credibili anche in un contesto particolarmente impegnativo. Poi è arrivata la ripresa e l'intera partita allo Stadium con la squadra di Fabregas. I numeri qualcosa contano e allora continuiamo a contare: cinque partite, quindici gol subiti. Adesso si va davvero dura. Fuori dalla Coppa Italia, quasi fuori dalla Champions (anche se l'impresa è difficilissima ma non impossibile) e, al momento, nemmeno qualificata per la prossima Europa che conta. I bianconeri si leccano le ferite e, rifacendo di nuovo i conti, si accorgono di essere tornati negli anni più bui del dopo Calciopoli. Quelli, per intenderci, dopo il ritorno in A e prima della svolta di Conte, proseguita da Allegri. Era dalla stagione 2010/11, con Delneri allenatore, che la Juventus non racimolava così pochi punti dopo 26 giornate: 41 allora, 46 oggi. Da 15 anni, insomma, non era così in basso. L'anno scorso, quello dell'avvicendamento Motta-Tudor, erano 49, tre in più di ora, nonostante si parlasse di stagione rovinata. Due anni fa, con l'ultimo ballo di Allegri, 57. Nelle due stagioni precedenti, sempre con Max alla guida, rispettivamente 53 e 47. Nel 2020-21, con Pirlo, 55. Nell'anno dell’ultimo scudetto, targato Sarri nel 2020, 63. Addirittura 72 nella stagione conclusiva del primo Allegri nel 2018/19. 

Si parla di un altro calcio e di altri giocatori. Il paragone, però, fa impressione, soprattutto se si pensa che la società non ha limitato le spese. Ha semplicemente speso male. C'è però un errore che può fare in tempo a evitare: quello di gettare la croce addosso al proprio allenatore iniziando, per l'ennesima volta, una nuova rivoluzione tecnica. Che arrivi il piazzamento Champions o meno, la soluzione più logica è quella di collaborare con Spaletti per costruire una rosa all'altezza delle sue idee e delle ambizioni del club. Ripartire ancora una volta da zero sarebbe solo un nuovo salto nel buio.