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Juventus, Bonucci svela i retroscena: "Con Guardiola ho vacillato, al Milan dopo aver perso lucidità"

Leonardo Bonucci racconta il corteggiamento di Guardiola, la mancata cessione al City e la scelta del Milan: tutte le rivelazioni dell'ex difensore

18 Set 2026 - 15:12
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Leonardo Bonucci, oggi collaboratore tecnico dello staff della Nazionale italiana di Roberto Mancini, ha ripercorso i momenti chiave della sua carriera agonistica durante un'intervista rilasciata alla World Soccer Agency di Alessandro Lucci. L'ex difensore della Juventus ha svelato dettagli inediti sul corteggiamento di Pep Guardiola e sul successivo e discusso passaggio al Milan. Il periodo compreso tra il 2014 e il 2016 ha segnato la sua consacrazione ad alti livelli: "Le stagioni 2014/15 e 2015/16 mi hanno permesso di raggiungere vette incredibili nella mia carriera. Nel 2015 ho giocato la finale di Champions contro il Barcellona, il 2016 si è concluso con l'Europeo, in cui siamo usciti contro la Germania ai rigori, con il mio gol segnato contro Neuer. È stato l'inizio dell'ascesa della mia carriera".

Perché Bonucci ha detto no a Guardiola?

 La capacità di impostare la manovra da dietro attirò l'attenzione dei Guardiola, pronto a tutto pur di portarlo in Premier League al Manchester City: "Per il mio stile di gioco, l'allenatore che predilige di più giocare da dietro è Guardiola. Così cominciò un corteggiamento serrato per diverse settimane. Quando ti chiama Guardiola non è un corteggiamento qualsiasi. Cominci a vacillare, nel mezzo c'era l'Europeo e dovevo stare concentrato, ma anche durante il torneo ci sono stati momenti di condivisione". La decisione finale fu condizionata dal legame affettivo verso i colori bianconeri: "Da parte mia, l'idea di lasciare la Juventus mi faceva tremare il cuore. Alcuni giorni mi dicevo 'Bellissimo, la Premier League, Guardiola', il giorno dopo invece 'Ho sempre sognato la Juventus' e devo dire che in questo Alessandro Lucci mi ha aiutato tanto".

Sulla permanenza a Torino al momento della chiamata inglese pesò in modo decisivo anche la situazione familiare legata alla salute del figlio: "Dopo l'Europeo ho parlato con la Juve. Io sono uno che ha sempre creduto nelle energie che si mettono insieme per far sì che una cosa succeda. La malattia di Matteo e il mio non sentirmi al 100% pronto a lasciare la Juve che tra l'altro mi diceva che anche se fosse arrivata una cifra incredibile non mi avrebbe ceduto: è stata una normale conseguenza rimanere. Essere allenato da Guardiola mi avrebbe permesso di avere un bagaglio più grande, sotto l'aspetto tecnico e tattico. Analizzare il percorso dentro e intorno all'ambito sportivo è stata una crescita".

Perché scelse il Milan nel 2017?

 Il trasferimento in rossonero dell'estate successiva rappresenta un punto di svolta critico per il calciatore, frutto di un momento personale complesso: "L'anno dopo, con il passaggio al Milan, avevo perso lucidità dopo i fatti che erano successi nel 2017 (il battibecco con Allegri, ndr). In quel caso Alessandro è stato lucido nell'analisi della situazione. Stavo per diventare una colonna della Juventus, e il percorso che dovevo fare era quello lì. Non era successo nulla che mi facesse pensare 'Non stai più bene qui, devi andare via'. Ero nella comfort zone che mi rendeva performante e quindi non aveva senso andare via".