Spalletti: "Champions dura, ma va bene così. Nainggolan? Prima c'è il gruppo"

L'Inter a Bologna: "Ho visto alcune leggerezze, le abbiamo corrette. La bicicletta? Bisogna imparare a pedalare bene"

31 Ago 2018 - 23:27

Proibito sbagliare. Una solenne banalità insegue l'Inter e Luciano Spalletti in questo ultimo giorno di un agosto afoso, amaro e complicato. Chi se l'aspettava? E' il presupposto di questa necessità dei tre punti che diventa un'ossessione, e si sa quanto disagio possa provocare. C'è il Bologna alle porte del Dell'Ara e gli interisti si augurano, come  minimo, di non fare il terzo replay della scorsa stagione: sconfitta a Sassuolo, un anno fa come ieri; pareggio casalingo col Torino, un anno fa come ieri; e un anno fa l'1-1 a Bologna rimediato all'ultimo secondo con un rigore un po' folle regalato dai rossoblu. Ci sono mezzi e idee per rimettere subito le cose a posto: al lavoro. Spalletti parla così, partendo da quel che è appena accaduto a Montecarlo, con un girone di Champions che mette i brividi.

Un girone durissimo in Champions: che ne pensa?
"Penso che sì, è un girone tosto e duro, ma se un anno fa ci avessero detto che saremmo entrati in Champions contro Barcellona e Tottenham, saremmo stati felici, molto felici. Noi dovremo essere all'altezza degli altri. Dopodiché è chiaro che paghiamo lo scotto di essere in quarta fascia".
Le difficoltà di questo avvio se le aspettava?
"In generale un po' sì, qualcosa, qualche problema nel dopo-Mondiale, con tanti giocatori nuovi, una fase di rodaggio necessaria. Ho visto anche qualche leggerezza, un paio nella gara col Torino, e sono andato a richiamarle".
Torna Nainggolan, quanto è importante?
"Quando si è una squadra forte, non si dipende da un calciatore. E io voglio far girare i miei calciatori, per avere sempre forze fresche in campo, anche se lui ha delle qualità che non si riscontrano in tanti calciatori. Ha forza d'urto, vampate di aggressività e velocità di idee. Ma la nostra squadra deve essere forte, anche quando manca un calciatore importante"
Cosa deve fare la squadra per fare il salto di qualità?
"Deve essere equilibrata, avere una cassetta degli attrezzi per quelli che sono i momenti non facili, per avere un modo di valutare le cose come si deve e saperle gestire. In questo noi abbiamo fatto vedere qualcosa di buono e di meno buono, per non subire questi momenti. L'Inter è cresciuta nel finale della scorsa stagione, il posto in Champions ci ha messo a posto, anche se le prime due partite sono state quelle che sapete".
Un girone difficile in Champions può aiutare una squadra come la sua che contro la Grandi ha sempre fatto cose egregie?
"Sì, dico di sì. Questo può essere un motivo per sentirsi padroni del nostro destino, di imporci".
Cosa è stato sbagliato contro il Torino? Le critiche quanto pesano?
"Noi non dobbiamo guardare le critiche, dobbiamo usare il nostro tempo per lasciare correre le voci e migliorare noi. Voi siete molto attenti a scrutare le nostre partite, e misurare le difficoltà: è un po' come andare in bicicletta, prima bisogna pedalare e imparare, se uno pensa alle critiche e consuma le energie in quel modo sbaglia. Anche contro il Sassuolo è andata allo stesso modo, è il mondo in cui viviamo e dobbiamo lottare, emergere, riemergere".
Vero che l'Inter ha difficoltà a reagire?
"Beh, se penso all'ultima mezz'ora dell'ultima partita della scorsa stagione contro la Lazio, direi proprio di no. Non c'è questo problema, non c'è questo indirizzo, anche perché ci attende un grande impegno in Champions contro grandi squadre e noi dobbiamo essere consapevoli dei nostri obiettivi e dei nostri mezzi".
Karamoh: qual è la decisione presa?
"Vediamo, ci sono ancora poche ore per decidere e vediamo se c'è la possibilità che lui vada a giocare in prestito".