L’Inter si appresta a sbarcare in Australia per un’importante tournée estiva che vedrà la formazione campione d'Italia guidata da Cristian Chivu impegnata in una serie di test amichevoli di altissimo livello. I nerazzurri affronteranno in sequenza il Manchester City sabato 1° agosto (ore 13.30 italiane), il Milan a Perth il 5 agosto (ore 13) e la Juventus sabato 8 agosto (ore 13).
Alla vigilia della partenza, il presidente nerazzurro Beppe Marotta ha rilasciato un'ampia intervista ai microfoni di Rete Italia e Il Globo TV, tracciando un bilancio sugli obiettivi sportivi del club, la visione societaria e le sfide del calcio moderno.
L'orgoglio nerazzurro oltreoceano
"L’arrivo in Australia è motivo di grande orgoglio", ha esordito Marotta. "Questa tournée rientra nelle attività che contribuiscono a diffondere il nostro marchio nel mondo, ma soprattutto ci permette di entrare in contatto con una comunità di tifosi molto appassionata. Giocare a Perth è una forma di riconoscenza verso chi continua ad amarci da lontano. Ci chiamiamo Internazionale e vogliamo essere protagonisti anche fuori dai confini italiani, regalando emozioni e trasmettendo i valori che rendono l’Inter una vera e propria famiglia".
Per il presidente, la presenza all'estero non si limita al solo aspetto commerciale: "Il nostro club rappresenta anche un fenomeno sociale. Attraverso il calcio contribuiamo a formare gli uomini di domani. Speriamo di scoprire campioni, ma il nostro obiettivo prioritario è creare radici e un legame stabile con un continente pieno di entusiasmo".
Ambizioni e sostenibilità
Sul piano agonistico, la mentalità dell'Inter resta immutata: "Partecipiamo a ogni competizione per ottenere il massimo. Siamo una società abituata a vincere, ma dietro ogni successo ci sono passione, fatica e senso di appartenenza".
Analizzando la distanza economica che separa la Serie A dalle ricche potenze internazionali, Marotta ha tracciato la rotta da seguire: "Negli anni '80 e '90 la Serie A era il punto di riferimento mondiale, oggi il divario economico con la Premier League è evidente. Non possiamo colmare questa distanza con spese folli. La nostra risposta deve basarsi su creatività, competenza e motivazione: non sempre chi spende di più vince".
Il declino delle "bandiere"
Sollecitato sul cambiamento del calcio moderno, Marotta ha espresso un velo di nostalgia per il passato: "Esistono ancora le "bandiere"? Purtroppo no. Una volta i grandi capitani iniziavano nel settore giovanile e chiudevano la carriera nello stesso club. Oggi c'è un turnover continuo condizionato dal dio denaro e dalle pressioni degli agenti. Questo contrasta con il senso di appartenenza: da un lato porta innovazione, dall'altro fa perdere quel romanticismo tipico del calcio di un tempo".
Il nuovo stadio e la sinergia con Oaktree
Infine, un passaggio fondamentale è stato dedicato alle infrastrutture e al progetto del nuovo impianto sportivo in condivisione con il Milan: "Uno stadio è la casa del tifoso, rafforza l'identità ed è indispensabile per garantire sicurezza, comfort e ricavi. San Siro, per l'età che ha, purtroppo non può più offrire questi standard. I ricavi della nuova struttura sono essenziali per raggiungere la sostenibilità finanziaria e dare continuità alla storia dell'Inter, nata nel 1908. Con la nuova proprietà Oaktree, presente in modo silenzioso ma costante, c'è piena condivisione: insieme al Milan è stato predisposto un investimento miliardario che rappresenta un passaggio decisivo verso un club sempre più moderno".