Il "tutti all'attacco" di Allegri da provocazione sta diventando realtà
Il problema degli azzurri semmai oggi è la difesa, che soffre troppo anche quando gioca contro un solo attaccante vero come Varela
di Enzo PalladiniQuando Max Allegri, alla fine di Napoli-Roma, ha detto "ho cambiato modo di giocare, adesso tutti all'attacco" voleva indubbiamente lanciare una provocazione. Ma ne siamo sicuri al cento per cento? Le cifre dicono che la squadra azzurra ha segnato 11 reti nelle ultime 3 partite: 4 al Bodo, 3 alla Roma e 4 al Monza. Di questi 11, solamente uno è stato segnato dal bomber designato Rasmus Hojlund, che tra l'altro è tornato a fare centro dopo 8 partite di digiuno. A Monza sono andati a segno anche Politano, Rafa Marin e De Bruyne, nelle due partite precedenti si era scatenato McTominay. Dunque quel "tutti all'attacco" conteneva qualcosa di reale che è stato messo in pratica in queste ultime gare. Poi facciamo un passo indietro: quando il Napoli ha perso 1-0 a Venezia, ha tirato in porta un numero infinito di volte, esaltando le qualità di Filip Stankovic. I problemi sono se mai altrove.
Questo è un Napoli che non sa difendere e anche su questo argomento parlano le cifre: 7 gol subiti in queste ultime stesse 3 partite. Contro il Monza ne è stato segnato solamente uno, ma Varela è risultato quasi imprendibile per la retroguardia azzurra. Ci sono le attenuanti generiche: mancano molti giocatori, su tutti Buongiorno. A Monza, Rrahmani ha giocato pur non essendo al cento per cento dal punto di vista fisico, Rafa Marin ha il merito di aver segnato il gol del 3-1 ma ha ballato non poco fino a quando la partita è sembrata in equilibrio. Allegri è stato costretto a utilizzare anche Marianucci, che finora aveva totalizzato pochissimi minuti. I due centrali, a prescindere dai rispettivi nomi, in queste ultime partite sono sempre stati in difficoltà, mentre Di Lorenzo e Olivera hanno mantenuto la lucidità.
Paradossalmente, l'infortunio serio di Lobotka potrebbe non portare gravissimi contraccolpi in casa Napoli, perché Allegri nella sua mente aveva già iniziato a considerarlo un'alternativa e non un titolare inamovibile. Dal suo ingresso in campo a Monza, Gilmour ha svolto alla perfezione il ruolo che poi, andando a ben vedere, nella mente di Allegri spetta a De Bruyne, maestro nella verticalizzazione del gioco proprio come piace all'allenatore. McTominay a Monza è stato un pochino meno devastante rispetto alle due precedenti uscite, ma è stato in partita dall'inizio alla fine, con alcune conclusioni anche molto pericolose.
In assoluto, il Napoli di oggi non è ancora perfetto come Allegri vorrebbe, deve imparare a gestire soprattutto certi momenti della gara, quelli in cui gli avversari alzano notevolmente il baricentro e tentano la riaggressione molto alta. Però si comincia a vedere qualche traccia evidente del vero Napoli, che non poteva essere quello macchinoso e involuto di un mese fa. Adesso arriva subito un esame di quelli che non richiedono una preparazione psicologica mirata, sono partite che vanno affrontate con il cuore caldo e la mente fredda: c'è Juventus-Napoli e per una delle due potrebbe essere la notte della svolta.