L'INTERVISTA

Como, Fabregas allontana la Premier e le big: "Potrei restare altri 10 anni"

Il tecnico spagnolo si racconta al The Telegraph parlando anche di futuro e del progetto Como: "Stiamo vivendo qualcosa di bellissimo"

05 Mag 2026 - 12:45
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L’estate scorsa lo ha cercato a lungo l’Inter, in questi giorni si parla molto del Chelsea, ma Cesc Fabregas non ha alcuna intenzione di lasciare Como e il suo lago e ne spiega il motivo nel corso di una lunga intervista sulle colonne del Daily Telegraph: "La Premier League è il miglior campionato del mondo. L'ho sentito da calciatore, lo sento da allenatore e da tifoso. Ma Mourinho una volta ai tempi del Chelsea mi disse: 'Ho ancora 30 anni di carriera'. Quindi potrei restare al Como per altri 10 anni e andare in Premier fra 12, 15 anni. Il calcio è imprevedibile, cambia in un secondo. Un giorno sei il migliore, il giorno dopo il peggiore. Quindi godiamoci il momento. Quello che stiamo vivendo qua al Como è molto bello, vediamo cosa riserverà il futuro".

Il progetto Como

 "Qui prendo tutte le decisioni calcistiche. Il ds è ogni giorno al mio fianco e vediamo il calcio nello stesso modo. Per gli acquisti lavoriamo coi dati, abbiamo i nostri osservatori, ma poi deve essere qualcuno in cui credo, devono essere giocatori di cui sono convinto. Sono felice e fortunato ad avere un presidente che crede in me e mi lascia prendere decisioni calcistiche. Questo per me è fondamentale. La palestra l'ho disegnata io insieme agli architetti. Ho disegnato il vetro di fronte, una cosa imparata da Wenger. La palestra deve guardare il campo. L'edificio dove mangiamo. Allo stadio ho detto che avevamo bisogno di un campo più grande essendo una squadra che vuole il possesso. Quindi l'ho allargato. Per qualcuno è una cosa stupida, ma un metro può fare la differenza quando provi ad usare l'ampiezza".

Il modo di allenare

 “Alleno nel modo che sento. Amo il gioco, se dovessi allenare solo per il risultato non lo farei. Ho giocato 20 anni, ho i figli, una moglie e tutti hanno una bella vita. Ho giocato per grandi club e non avrei bisogno di farlo. Ma lo faccio per passione e a modo mio. Certo devi adattarti ai giocatori, ma alla fine del giorno hai le tue convinzioni. Non potrei allenare con i lanci lunghi, serve credere in ciò che fai. Puoi vincere in ogni modo, basta convincere i giocatori che è il modo giusto. Ma io ho il mio credo".

Sulla scelta di diventare allenatore

 "Durante il Covid. In Francia il campionato era fermo per 4 mesi. Non fosse stato per il Covid non avrei preso la decisione di prendere il patentino UEFA. Senza quel periodo, non sarei stato pronto così presto. Forse alcune persone hanno avuto il tempo di pianificare la propria carriera da allenatore. Io no. Mi sono ritirato. All'improvviso, sono diventato allenatore. All'improvviso, siamo stati promossi. E così via. Quindi non ho mai avuto il tempo di pensare a un piano preciso. Mi piace quello che faccio. Sono in un posto bellissimo con persone fantastiche che mi lasciano lavorare e si fidano di me".

No alla nazionale

 "No. Perché amo allenare. Amo stare ogni giorno sul campo. Amo stare con i giovani giocatori. Amo le sessioni individuali. Amo tutto".