Piqué: "Un indipendentista può giocare in Nazionale, non ho niente contro la Spagna"

Il difensore catalano: "Questa squadra è come la mia famiglia, sono orgoglioso di essere qui. Lasciare? No, se me ne fossi andato avrei dato ragione a chi mi attaccava"

In Spagna proseguono le polemiche per la convocazione di Piqué dopo la sua presa di posizione a favore del referendum per l'indipendenza della Catalogna. Così oggi il difensore si è presentato in conferenza stampa per cercare di eliminare ogni tensione: "Sono qui da 15 anni, considero questa squadra come la mia famiglia e sono orgoglioso di essere in nazionale. Un indipendentista può giocare nella Spagna, non ho niente contro la Spagna".

Piqué entra solo e deciso in sala stampa, guardando tutti negli occhi: "Voglio risolvere quest problema, chiunque potrà fare domande. Il primo giorno di allenamenti a porte aperte è stato difficile, non è bello sentire i fischi dei tifosi della Roja. Non c'è stata violenza, ma tanti fischi. Io sono qua per rispondere, c'è tanta gente in Spagna che tramite il dialogo può capire il mio sentimento. Indipendentemente da quelli che sono i miei pensieri, serve rispetto e coerenza. Io sono qua perché lo hanno deciso il mister e i compagni. Voglio dare una mano in campo, abbiamo davanti un obiettivo che è vicino e vogliamo classificarci per il Mondiale. Dobbiamo concentrarci soprattutto su questo".

Ovviamente il discorso riguarda la netta presa di posizione del difensore del Barcellona a favore del referendum per l'indipendenza della Catalogna: "Non mi pento perché è ciò che sento, ciò che provo. E' impossibile pensare a un mondo dove tutti pensano la stessa cosa. Io la penso in un modo, ovvero che la gente debba poter votare, però capisco chi dice che i catalani non dovevano votare, come ad esempio Nadal. Anche nello spogliatoio ci sono tanti compagni che la pensano diversamente da me. Io credo che attraverso il dialogo alla fine si arrivi a un dialogo migliore. Parlando, anche con chi la pensa diversamente, siamo arrivati al punto che le cose si possono risolvere. Per me un indipendentista può giocare nella Spagna, non è incongruente perché non ha nulla contro la Spagna e in Catalogna non abbiamo ora una Nazionale. Quindi perché non potrei giocare?". E ancora: "Mettere in dubbio la mia voglia di giocare per la Spagna non è possibile, i dubbi nei miei riguardi mi fanno male. Sono qua da quando ho 15 anni, io ho sempre dato il massimo in ogni ambito riguardante la Nazionale. Mi sento orgoglioso di essere nella Nazionale spagnola e non c'è alcun compromesso. Vogliamo vincere tutti i titoli possibili con i compagni".

Questa situazione, intanto, non fa molto bene alla squadra in vista delle qualificazioni al Mondiale: "Non mi sento a mio agio, capisco i miei compagni che hanno a che fare con un compagno che viene fischiato in ogni campo in cui gioca. I miei compagni arrabbiati per questa situazione? Li capirei se così fosse. In ogni intervista o in ogni conferenza stampa gli chiedono qualcosa su di me e loro sono costretti a rispondere". Secondo molti il rapporto con Sergio Ramos si è incrinato definitivamente: "Sono uscite delle bugie, ci troviamo benissimo insieme. Il rapporto fra me e lui è fenomenale". L'addio alla Nazionale, dunque, è un'ipotesi non possibile: "Ci ho pensato e ho pensato che la decisione migliore era quella di restare. Se me ne fossi andato, avrei dato ragione a chi mi attaccava, a chi mi fischiava. Non voglio dargliela vinta anche perché all'interno del gruppo i compagni mi hanno dato appoggio".

Si torna poi ad affrontare la questione catalana: "Se io voglio l'indipendenza della Catalogna? Sono una figura di livello mondiale, non posso rispondere. Posso dire che i miei figli sono colombiani, libanesi, catalani e spagnoli. Siamo in un mondo globale, in questo momento la mia risposta è che c'è un problema politico molto grande in Spagna. O si trova una soluzione con il dialogo, o tutto andrà peggiorando con gravi conseguenze. Serve rispetto per tutte le opinioni e soprattutto che le parti si siedano per dialogare e cercare di trovare una soluzione. La Spagna e la Catalogna sono come padre e figlio dove il figlio a 18 anni chiede di andare via di casa. Bisogna dialogare. La cosa più importante sono il rispetto e il dialogo. Cosa sceglierei tra la nazionale spagnola e quella catalana? Non so cosa succederà, anche se me lo sono chiesto. Ci sarebbe un processo di 2-3 anni per sistemare tutto, come successo con la Brexit. Nel mio caso avrei 33-34 anni, quindi non dovrei prendere una decisione in tal senso".

La speranza di Piqué, intanto, è che la situazione possa distendersi: "Sono dispiaciuto per i miei compagni, perché non sarà una situazione semplice per loro. Per questo sono qua per provare a dare una svolta alla situazione. Non so se la gente cambierà opinione dopo questa conferenza. Ovviamente me lo auguro, ma mi basterebbe che la gente riconoscesse la mia coerenza ed il mio rispetto per le opinioni degli altri. Ci sono tante circostanze messe insieme, è un cocktail difficile da digerire. Non voglio avere ragione, ma trovare una soluzione".

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