L'incubo di Guidetti: l'errore fatale che ha mandato in finale Mou

L'attaccante del Celta, ex del City, ha fallito l'appuntamento con la storia

di LUCIANO CREMONA

L'incubo di Guidetti: l'errore fatale che ha mandato in finale Mou

Forse è andata così perché sembrava impossibile anche a lui. Forse quella palla l'ha ciccata, masticata, svirgolata, perché ad un certo punto nella testa di John Guidetti è passata tutta una vita, calcistica e non, sono passati i sogni e i ricordi, le emozioni e il tifo. Tutto. E tutto si è trasformato in niente, anzi in lacrime, mani sul volto, insonnia. Disperazione.

Quello che è successo giovedì sera all'Old Trafford è solo l'ultimo capitolo di una serie di sliding doors che il calcio regala. John Guidetti, attaccante svedese del Celta, poteva letteralmente spingere in finale la squadra di Vigo: bastava, a recupero quasi scaduto, al 95'50", mettere in porta il pallone servitogli dal compagno. E invece il pallone calciato di destro, con Romero sdraiato fuori dai pali e un solo difensore a protezione della porta, è andato a finire sull'altro piede, si è impennato, tornando indietro. Fischio finale, Manchester in finale, Celta a casa.

Potrebbe sembrare una storia di calcio come tante, e in fondo lo è. Ma quello che si è trovato di fronte John Guidetti, 25 anni, è stato davvero un treno che forse non gli capiterà più di prendere in vita sua. Lui, nato a Stoccolma, nella sua città sarebbe potuto tornare il 24 maggio, il giorno della finale di Europa League, con la sua squadra, il Celta. E lui poteva eliminare gli odiati rivali del Manchester United: sì, perché Guidetti è un cuore azzurro, azzurro come il Manchester City, la squadra che lo acquistò nel 2008, che lo curò quando fu colto da un virus al sistema nervoso per nove mesi. La squadra che tifa e che gli ha fatto dire, prima del ritorno della semifinale contro lo United: "Manchester è blu e lo sarà anche dopo che faremo visita all'Old Trafford". Blu come il City e come il Celta, che guarda caso hanno la stessa maglietta.

E allora, John, in quel momento, si è sentito come se fosse in attacco nel derby che non ha mai giocato, perché la sorte ha voluto che col City riuscisse a racimolare solo un misero debutto in coppa di Lega. Poi i prestiti, le tante avventure in giro per l'Europa, che in fondo ha già conquistato con l'Under 21, quando giustiziò anche l'Italia e fu protagonista assoluto con la sua Svezia nel 2015, quando la sua esultanza "militare" fu il leitmotiv della rassegna continentale.

John è cresciuto giocando a calcio per le strade del Kenya, dove il papà lavorava. Giocava scalzo, con gli altri bambini. Gli dicevano: "Così i piedi si rinforzano". E allora, forza, John. Oltre ai piedi anche il morale, a volte, ha bisogno di toccare il fondo, per poi tornare su, più forte.

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