Copa Libertadores, Barros Schelotto: "Fantastico, è una finale eterna contro il rivale eterno"

L'allenatore del Boca Juniors presenta il Superclásico e prova a calmare i tifosi più accesi: "Deve essere una festa per il calcio argentino"

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Manca sempre meno al Superclásico del secolo, la partita che dirà non solo qual è la squadra più forte a Buenos Aires, ma in tutto il Sud America. La finale di Copa Libertadores tra River Plate e Boca Juniors promette sicuramente tensione, voglia di vincere ed entrare nella storia: pensano anche a questo gli allenatori in vista dell'andata alla Bombonera. Soprattutto chi ha la possibilità di riuscire nell'impresa di alzare la coppa sia da giocatore che da allenatore con la stessa squadra. Marcelo Gallardo ci è già riuscito con i Millonarios, in campo nel 1996 e in panchina nel 2015, dopo aver eliminato agli ottavi proprio il Boca e quest'anno spera di riuscirci anche il suo rivale xeneize Guillermo Barros Schelotto, uno dei protagonisti dell'epopea azul y oro nei primi anni Duemila, 4 volte vincitore del trofeo (2000, 2001, 2003, 2007), ma lui pensa soprattutto al fascino della sfida: "È una finale eterna contro il rivale eterno, è fantastico. Ed entrambi abbiamo superato due squadre brasiliane, davvero un bel segnale per il calcio argentino dopo i Mondiali".

Per il tecnico del Boca Juniors c'è solo un possibile paragone in Europa e non è la finale di Champions League del 2016 tra Atletico e Real Madrid, bensì un ipotetico Clásico spagnolo. Lo ha spiegato parlando del fattore campo, in cui tra l'altro non valgono doppio i gol in trasferta: "Giocare la prima partita in casa non conta, è come un Real Madrid-Barcellona, possono vincere entrambe a prescindere dallo stadio in cui si gioca. Certo, il nostro compito è prenderci un vantaggio alla Bombonera per la gara del ritorno, perché poi il modo di giocare cambia, ma a questi livelli non esistono situazioni di vantaggio a prescindere", ha detto in un'intervista a Marca.

A Barros Schelotto dispiace un po' il non poter vedere Gallardo nell'altra panchina, per via della squalifica al Muñeco, e lo capisce: "È successo anche a me agli ottavi e alle semifinali, però i giocatori daranno tutto ugualmente. Cambia solo per il fatto di dover immaginare certe situazioni nella partita e mettersi d'accordo in anticipo con il proprio vice". Guille è fortunato, avendo il gemello Gustavo (anche lui ex centrocampista del Boca): "Ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa. Vediamo il calcio allo stesso modo e ci piace lo stesso modo di giocare. Questo ci aiuta a risolvere rapidamente le situazioni, essere convinti della stessa soluzione ci dà molta forza", ha assicurato.
Poi ha tentato di tranquillizzare i tifosi delle due squadre: "Ovviamente deve essere una festa del calcio argentino, una vincerà e l'altra perderà. Speriamo di poter festeggiare, faremo di tutto per portare il Boca più in alto possibile".

A proposito di tifosi, uno di loro scenderà in campo per la squadra "sbagliata": si tratta di Lucas Pratto, in ballottaggio per un posto da titolare in attacco con Ignacio Scocco. Il 30enne di La Plata è un bostero, ha giocato nelle giovanili e anche in prima squadra con il Boca Juniors del suo idolo Martín Palermo (che a 12 anni andava a vedere alla Bombonera insieme alla madre Daniela), ma da gennaio segna per La Banda. È solo l'ultimo dei circa 100 doppi ex, passati da La Boca a Nuñez e viceversa, come Jorge HiguaínGabriel Omar BatistutaJonathan Maidana (titolare sicuro sabato, dal 2010 al River), Claudio CaniggiaRicardo GarecaAbel Balbo e Nelson Vivas. Tutti sono stati fischiati quando hanno cambiato casacca, ma uno in particolare ha vissuto di peggio, cioè Oscar Ruggeri

Il campione del mondo con l'Argentina a Messico '86 passò l'anno prima dal Boca al River e per i suoi ex tifosi fu ancora più colpevole quando segnò un gol alla Bombonera in un Superclásico. El Cabezón "doveva pagarla", quindi i più scalmanati approfittarono di una sua partita amichevole a Mar del Plata per bruciargli la casa: Ruggeri tornò e vide le fiamme che investivano la sua abitazione e le sue due auto(una Ford Falcon e una Renault Fuego) in piena notte, mentre dentro c'erano i genitori, e capì subito di chi fosse la responsabilità. Così andò da José 'El Abuelo' Barrita, uno dei capi ultras boquensi a chiedere spiegazioni ricevendo una risposta che non lo soddisfò: "Non siamo stati noi, ma dei dissidenti che non potevamo fermare". Allora arrivò la minaccia: "Se mi succede qualcos'altro, vengo qui e faccio un casino. Non me ne frega un c... se qui ci stanno tua madre, tua padre o chicchessia...". Che funzionò, perché fino al 1988 il difensore centrale fu solo infastidito in campo e poi si trasferì in Spagna al Logroñés.

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