Copa Libertadores, Barros Schelotto: "Fantastico, è una finale eterna contro il rivale eterno"

L'allenatore del Boca Juniors presenta il Superclásico e prova a calmare i tifosi più accesi: "Deve essere una festa per il calcio argentino"

Copa Libertadores, Barros Schelotto: "Fantastico, è una finale eterna contro il rivale eterno"

Manca sempre meno al Superclásico del secolo, la partita che dirà non solo qual è la squadra più forte a Buenos Aires, ma in tutto il Sud America. La finale di Copa Libertadores tra River Plate e Boca Juniors promette sicuramente tensione, voglia di vincere ed entrare nella storia: pensano anche a questo gli allenatori in vista dell'andata alla Bombonera. Soprattutto chi ha la possibilità di riuscire nell'impresa di alzare la coppa sia da giocatore che da allenatore con la stessa squadra. Marcelo Gallardo ci è già riuscito con i Millonarios, in campo nel 1996 e in panchina nel 2015, dopo aver eliminato agli ottavi proprio il Boca e quest'anno spera di riuscirci anche il suo rivale xeneize Guillermo Barros Schelotto, uno dei protagonisti dell'epopea azul y oro nei primi anni Duemila, 4 volte vincitore del trofeo (2000, 2001, 2003, 2007), ma lui pensa soprattutto al fascino della sfida: "È una finale eterna contro il rivale eterno, è fantastico. Ed entrambi abbiamo superato due squadre brasiliane, davvero un bel segnale per il calcio argentino dopo i Mondiali".

Ecco chi ha vinto sia Libertadores che Champions

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Marcos Cafu iniziò la carriera nel San Paolo, con cui giocò fino al 1994. Vinse due edizioni della Copa Libertadores, nel 1992 e nel 1993
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Il terzino brasiliano arrivò al Milan nell'estate del 2003, ma solo dopo 4 anni conquistò la Champions League. Nella finale contro il Liverpool non scese in campo
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Juan Pablo Sorín arrivò dall'Argentinos Juniors alla Juventus nella stagione 1995/1996. Giocò solo due partite, sufficienti per poter dire di aver vinto la Champions League, anche se per la finale di Roma contro l'Ajax non fu neanche convocato
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Nell'estate dello stesso anno passò al River Plate e dopo pochi mesi riusci nella doppietta: vinta anche la Libertadores sull'América de Calí. Poi giocò anche la Coppa Intercontinentale contro i bianconeri a dicembre
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Roque Júnior iniziò a essere convocato nella nazionale brasiliana grazie alle sue prestazioni con la maglia del Palmeiras. Nel 1999 portò a casa la Copa Libertadores vincendo la finale contro il Deportivo Calí
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Passò al Milan nel 2000 e, anche se tra i rossoneri è stato una meteora, i tifosi lo ricorderanno sempre come l'eroe che giocò da infortunato parte della finale di Champions League a Manchester nel 2003 contro la Juventus
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Da un eroe rossonero a uno nerazzurro. Walter Samuel nel 2000 fece parte di quel Boca Juniors capace di vincere la Libertadores e poi battere anche il Real Madrid nella Coppa Intercontinentale
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Passato all'Inter, 'The Wall' ha vinto tutto e rimarrà nella storia nerazzurra per il Triplete del 2010. L'apoteosi il 22 maggio a Madrid, con il 2-0 sul Bayern Monaco
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Ronaldinho è uno dei pochi giocatori sudamericani ad essere stato prima una leggenda in Europa e poi in patria. Nel 2006 vinse la Champions League con il Barcellona in rimonta sull'Arsenal
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Nel 2011 tornò in Brasile e dopo una stagione al Flamengo passò all'Atlético Mineiro. Con i bianconeri impiegò due anni per trionfare anche nella Copa Libertadores
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Carlos Tevez spera di poter bissare con il suo Boca la Copa vinta nel 2003. Alla fine di quell'anno l'Apache conquistò anche la Coppa Intercontinentale contro il Milan
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Dopo il West Ham, il Manchester United fu la sua seconda squadra europea. Arrivò ai Red Devils nell'estate del 2007 e a fine stagione portò a casa la Champions nella finale di Mosca contro il Chelsea, l'unica della storia a concludersi oltre la mezzanotte (ora locale)
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Erede designato di Pelé, Neymar incantava nel Santos e nel 2011 riuscì a dare ai bianconeri la Copa Libertadores. Poi perse la finale del Mondiale per Club contro il Barcellona, la squadra a in cui sarebbe andato a giocare due anni dopo
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O Ney arrivò in blaugrana nel 2013 e dopo due stagioni vinse la Champions League. Segnò il gol del definitivo 3-1 contro la Juventus nella finale di Berlino
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Nel 1997 Nelson Dida fu protagonista nella vittoria del Cruzeiro nella finale contro i peruviani dello Sporting Cristal. Nelle due partite fece diverse parate importanti e non subì neanche un gol
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Della stessa importanza la sua prestazione a Manchester il 28 maggio 2003 contro la Juventus. Il portiere del Milan fu decisivo parando tre rigori: dal dischetto ipnotizzò Trezeguet, Zalayeta e Montero. Quattro anni dopo ad Atene vinse la sua seconda Champions League, vendicando la sconfitta del 2005 contro il Liverpool
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Oltre a Neymar c'è un altro eroe del Santos capace di fare la doppietta: Danilo. Il terzino segnò tre gol consecutivi nella Copa Libertadores del 2011, importanti per arrivare alla finale contro il Peñarol
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Dopo tre anni al Porto, vinse anche appena arrivato al Real Madrid. Due le Champions conquistate: nel 2016 il derby contro l'Atletico Madrid a Milano e nel 2017 contro la Juventus a Cardiff
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Solo nove calciatori sono riusciti nell'impresa: da Cafu a Neymar, passando per Ronaldinho, Roque Júnior e Tevez

Per il tecnico del Boca Juniors c'è solo un possibile paragone in Europa e non è la finale di Champions League del 2016 tra Atletico e Real Madrid, bensì un ipotetico Clásico spagnolo. Lo ha spiegato parlando del fattore campo, in cui tra l'altro non valgono doppio i gol in trasferta: "Giocare la prima partita in casa non conta, è come un Real Madrid-Barcellona, possono vincere entrambe a prescindere dallo stadio in cui si gioca. Certo, il nostro compito è prenderci un vantaggio alla Bombonera per la gara del ritorno, perché poi il modo di giocare cambia, ma a questi livelli non esistono situazioni di vantaggio a prescindere", ha detto in un'intervista a Marca.

A Barros Schelotto dispiace un po' il non poter vedere Gallardo nell'altra panchina, per via della squalifica al Muñeco, e lo capisce: "È successo anche a me agli ottavi e alle semifinali, però i giocatori daranno tutto ugualmente. Cambia solo per il fatto di dover immaginare certe situazioni nella partita e mettersi d'accordo in anticipo con il proprio vice". Guille è fortunato, avendo il gemello Gustavo (anche lui ex centrocampista del Boca): "Ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa. Vediamo il calcio allo stesso modo e ci piace lo stesso modo di giocare. Questo ci aiuta a risolvere rapidamente le situazioni, essere convinti della stessa soluzione ci dà molta forza", ha assicurato.
Poi ha tentato di tranquillizzare i tifosi delle due squadre: "Ovviamente deve essere una festa del calcio argentino, una vincerà e l'altra perderà. Speriamo di poter festeggiare, faremo di tutto per portare il Boca più in alto possibile".

LE SITUAZIONI PARTICOLARI

A proposito di tifosi, uno di loro scenderà in campo per la squadra "sbagliata": si tratta di Lucas Pratto, in ballottaggio per un posto da titolare in attacco con Ignacio Scocco. Il 30enne di La Plata è un bostero, ha giocato nelle giovanili e anche in prima squadra con il Boca Juniors del suo idolo Martín Palermo (che a 12 anni andava a vedere alla Bombonera insieme alla madre Daniela), ma da gennaio segna per La Banda. È solo l'ultimo dei circa 100 doppi ex, passati da La Boca a Nuñez e viceversa, come Jorge HiguaínGabriel Omar BatistutaJonathan Maidana (titolare sicuro sabato, dal 2010 al River), Claudio CaniggiaRicardo GarecaAbel Balbo e Nelson Vivas. Tutti sono stati fischiati quando hanno cambiato casacca, ma uno in particolare ha vissuto di peggio, cioè Oscar Ruggeri

Il campione del mondo con l'Argentina a Messico '86 passò l'anno prima dal Boca al River e per i suoi ex tifosi fu ancora più colpevole quando segnò un gol alla Bombonera in un Superclásico. El Cabezón "doveva pagarla", quindi i più scalmanati approfittarono di una sua partita amichevole a Mar del Plata per bruciargli la casa: Ruggeri tornò e vide le fiamme che investivano la sua abitazione e le sue due auto(una Ford Falcon e una Renault Fuego) in piena notte, mentre dentro c'erano i genitori, e capì subito di chi fosse la responsabilità. Così andò da José 'El Abuelo' Barrita, uno dei capi ultras boquensi a chiedere spiegazioni ricevendo una risposta che non lo soddisfò: "Non siamo stati noi, ma dei dissidenti che non potevamo fermare". Allora arrivò la minaccia: "Se mi succede qualcos'altro, vengo qui e faccio un casino. Non me ne frega un c... se qui ci stanno tua madre, tua padre o chicchessia...". Che funzionò, perché fino al 1988 il difensore centrale fu solo infastidito in campo e poi si trasferì in Spagna al Logroñés.

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