l'autobiografia

Il dramma (non più) segreto di Andy Carroll: "Sono stato aggredito sessualmente"

L'ex attaccante ha raccontato l'episodio risalente al 2021, l'uomo fu poi condannato: "Fa paura parlarne, ma se potrà aiutare anche solo una persona ne sarà valsa la pena"

24 Set 2026 - 15:25
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 © Getty Images

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Un trauma profondo, taciuto per anni e infine affidato alle pagine della sua autobiografia Owning It. Il trentasettenne attaccante Andy Carroll, ex attaccante tra le altre di Liverpool e Newcastle, ha rivelato di essere stato vittima di violenza sessuale nel 2021, un episodio conclusosi poi con la condanna dell'aggressore a tre anni di reclusione.

Nel testo, il calciatore ammette quanto sia stato complesso scalfire quel muro di silenzio, tenuto in piedi a lungo anche con i propri cari: "Ci sono ferite che non si riescono a cancellare. Ciò che mi è accaduto qualche anno fa è stato così devastante che fino all'ultimo ero incerto se inserirlo o meno nel libro. Soltanto pochissime persone ne erano a conoscenza. Io e mia moglie Lou abbiamo riflettuto a lungo prima di compiere questo passo. Rivelarlo mi spaventa, ma questa vicenda fa ormai parte della mia storia, esattamente come i momenti felici. Se la mia testimonianza potrà essere d'aiuto anche a una sola persona, allora ne sarà valsa la pena".

La ricostruzione di quella notte

 La vicenda risale a una serata del 2021, in occasione di un incontro di boxe. L'aggressore — un personaggio famoso, conoscente dell'ex compagna dell'atleta — si era presentato a casa di Carroll senza un vero invito, lasciando fin da subito una sensazione d'incomodo al padrone di casa.

Il racconto di Carroll si fa poi drammatico: svegliatosi di soprassalto, si è accorto che l'uomo stava cercando di praticargli sesso orale sotto le lenzuola. Dopo averlo allontanato con la forza, l'aggressore ha tentato di rientrare nell'abitazione. A quel punto Carroll lo ha colpito con un pugno violentissimo, facendogli perdere i sensi.

"L'ho afferrato per i piedi e l'ho trascinato fuori nel vialetto. Subito dopo ho sbarrato la porta, ho allertato le forze dell'ordine e la babysitter dei miei figli, prima di crollare in un pianto liberatorio tra le sue braccia. Ricordo il terrore di quel momento e un unico pensiero fisso: 'E se l'avessi ucciso?'".

Affrontare il dolore per riprendere in mano la propria vita

 Rendere pubblico un evento così intimo e doloroso rappresenta per il calciatore il primo vero passo verso la guarigione emotiva: "Le cicatrici di quell'evento sono ancora presenti, ci convivo quotidianamente", ha concluso Carroll. "Quando nascondi qualcosa per tanto tempo hai la tentazione di sotterrarlo per sempre. Poi però ho capito il senso del titolo che avevo scelto per la mia autobiografia: smettere di nascondere il trauma significa iniziare ad accettarlo. È l'unico modo per riprendere il controllo della mia vita e non lasciare più che sia quella violenza a controllare me".