"Propaganda terrorista": calciatore curdo condannato a 18 mesi di carcere

Deniz Naki ritenuto colpevole in appello per alcuni tweet anti-Turchia del 2016

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Un calciatore curdo nato in Germania è stato condannato giovedì da un tribunale turco a un anno e mezzo di prigione con la sospensione condizionale della pena per "propaganda terroristica". Deniz Naki, attaccante dell'Amedspor (terza serie), è stato ritenuto colpevole in appello, dopo essere stato assolto in primo grado, per aver criticato sui social le operazioni delle forze di sicurezza turche contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

I guai per Naki sono cominciati dopo un tweet al termine della gara di Coppa di Turchia contro il Bursaspor della passata stagione. "Dedichiamo questa vittoria a coloro che hanno perso la vita e ai feriti durante la repressione nella nostra terra che va avanti da più di 50 giorni. Siamo fieri di essere un piccolo spiraglio di luce per la nostra gente in difficoltà. Come Amedspor, non ci siamo sottomessi e non ci sottometteremo. Lunga vita alla libertà!".

Il tweet costò al 27enne attaccante, rientrato in patria nell'estate del 2015, una squalifica di dodici partite, ma era solo l'inizio di un'odissea, visto che venne incriminato per altri 7 messaggi pubblicati sui propri profili social, ritenuti dalle autorità turche propaganda terrorista.

Assolto a novembre in primo grado, Naki è stato ora condannato in appello. Una decisione che lo rattrista molto. "Il giudice di primo grado ha deciso di assolvermi - le sue parole riportate dall'agenzia di stampa Dogan -. Ora questa decisione è davvero triste. Sono un amante della pace. Continuerò a portare questo messaggio e sono pronto a pagare il prezzo". Il conflitto curdo, che oppone le forze di sicurezza turche e il Pkk, ha provocato oltre 40.000 morti dal 1984.

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