Il numero uno degli arbitri è stato squalificato per presunte pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D
Il presidente dell'AIA, Antonio Zappi, è stato squalificato in primo appello per 13 mesi. Lo stabilisce il tribunale federale nazionale della Figc che ha confermato la richiesta della procura avanzata nell'udienza di questa mattina. Processo in cui il numero uno degli arbitri si difendeva dall'accusa di presunte pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D (aveva indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi). Zappi, in base allo Statuto Figc, nonostante l'inibizione sia superiore all'anno, per la decadenza dalla presidenza è necessario che il provvedimento sportivo sia definitivo, quindi in secondo appello.
GLI AVVOCATI LASCIANO L'AULA: "IMPOSSIBILE SVOLGERE LA DIFESA"
"I difensori, constatata l'impossibilità di svolgere una difesa effettiva, avevano abbandonato l'aula, attendendo così i successivi pronunciamenti del TFN". Lo fanno sapere gli avvocati Sergio Santoro, Daniele Sterrantino e Matteo Sperduti di Antonio Zappi, n.1 Aia, a seguito della condanna a 13 mesi di inibizione del tribunale federale. "Il nostro assistito si è visto il diniego delle istanze istruttorie preliminari da noi avanzate", hanno aggiunto spiegando i motivi che hanno portato ad abbandonare l'aula durante l'udienza. "Abbiamo richiesto il controesame dei testi della Procura federale, Ciampi e Pizzi, le cui dichiarazioni costituiscono l'asse portante dell'impianto accusatorio, nonché l'acquisizione e l'esame dei relativi contratti sportivi, peraltro già oggetto di altro procedimento di accesso, con udienza fissata per il 27 gennaio. In prima battuta il Tribunale ha scelto di procedere rinviando la valutazione sull'audizione dei testimoni a "dopo la discussione nel merito", invertendo l'ordine delle questioni, e ha disposto l'acquisizione nel fascicolo dei contratti richiesti, concedendo ai difensori un termine "giugulatorio" di soli 45 minuti per il relativo esame. Una decisione che, nei fatti, ha svuotato di contenuto la fase istruttoria. A nulla valeva, altresì, la successiva richiesta di concessione di termine a difesa e di rinvio dell'udienza, anche breve, che era parimenti respinta senza alcuna motivazione".
ZAPPI: "HO SEMPRE AGITO NELL'INTERESSE DELL'ASSOCIAZIONE"
"Ribadisco di aver sempre agito nell'esclusivo interesse dell'Associazione, perseguendo in modo rigoroso e coerente il mandato di rinnovamento tecnico e organizzativo che gli associati mi hanno conferito nel dicembre scorso". Così il presidente dell'Aia, Antonio Zappi, dopo l'udienza al tribunale federale: "Ho operato sempre nel rispetto delle regole e nell'ambito dell'inviolabile autonomia tecnica e organizzativa propria dell'Aia - ha aggiunto -. Inviolabile perché posta a tutela e garanzia della terzietà e dell'indipendenza degli arbitri, dentro e fuori dal campo. Voglio precisare che non si sta giudicando solo la mia persona, ma l'azione stessa del presidente dell'Aia democraticamente eletto dagli associati, che esercita un mandato tecnico e organizzativo indipendente definito dai Principi Informatori, dallo Statuto dell'Associazione e dalle norme federali".
Zappi poi ha precisato: "Gli atti compiuti nell'esercizio di tale mandato rientrano a pieno titolo nell'autonomia tecnica e organizzativa riconosciuta in via esclusiva e insindacabile all'Associazione Italiana Arbitri. Una sanzione adottata per l'esercizio di queste prerogative non riguarderà solo la mia persona, ma riverbererà anche sull'autonomia e sull'indipendenza futura dell'Aia nel suo complesso. Questo è un processo che mina i diritti e l'autonomia dell'Associazione, contrapponendoli a interessi di singoli associati. È quindi mio dovere difendere fino alla fine la mia Associazione, gli associati che mi hanno democraticamente eletto e, più in generale, l'integrità e l'indipendenza degli arbitri all'interno del sistema calcio".