L'ANALISI

All'Inter mancano solo 7 punti e Chivu è sempre più determinante per questa squadra

Le ultime tre partite hanno detto che l'allenatore è riuscito a curare quasi tutte le lacune della squadra

di Enzo Palladini
18 Apr 2026 - 08:00
 © Getty Images

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E adesso il countdown dice meno sette. Lo scudetto è proprio lì, a portata di mano. Non arriverà in una notte trionfale come due anni fa, quando la certezza del tricolore venne ottenuta nel derby. Però arriverà, è solo questione di pazienza. Per convincere i più scaramantici, 7 punti vuol dire due vittorie e un pareggio nelle prossime cinque partite. Oppure quattro pareggi e una vittoria, cambia poco ai fini del risultato. Sempre ammesso che il Napoli vinca tutte le sei partite, il che è tutto da dimostrare.

Il grande dibattito di queste ultime settimane riguarda il reale valore di Cristian Chivu, messo in discussione da molti. Invece c’è molto di suo in questo sprint che ha portato la squadra a un passo dal titolo. Nelle ultime tre partite il suo apporto è stato fondamentale e lo dimostrano le differenze tra i primi e i secondi tempi dell’Inter. La partita vinta con il Como ha dimostrato che la squadra ha imparato a reagire agli sberloni (prima aveva rimontato solo contro il Pisa), quella con la Roma ha certificato la guarigione dalla sindrome degli scontri diretti. Anche l’ultima vittoria contro il Cagliari ha dimostrato qualcosa: se non si riesce a vincere in un modo, l’Inter può cambiare atteggiamento.

Il Chivu dell’aprile 2026 è un allenatore molto diverso da quello del giugno 2025. Allora era un outsider con una manciata di partite-salvezza sulla panchina del Parma. Ha commesso i suoi errori, di sicuro, soprattutto nella prima parte della stagione. Poi è cresciuto, ha costruito indubbiamente un ottimo rapporto con lo spogliatoio (non sempre è garanzia di successo), ha mantenuto certi principi trasmessi negli anni precedenti da Simone Inzaghi adattandoli però a un reparto offensivo che sicuramente è migliorato molto rispetto alla passata stagione. Giusto che Marotta abbia deciso di puntare ancora sullo stesso allenatore, al quale ovviamente verrà regalato qualche rinforzo, con una richiesta precisa: andare un po’ più avanti in Champions League, evitando inciampi come quello fatale contro il Bodo.

Vincere lo scudetto al primo anno intero da capo allenatore in Serie A è un risultato importante, non è da tutti. Ma Chivu può andare anche oltre, visto che a brevissimo arriva la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro un Como che sta mostrando qualche segno di cedimento. Quindi alla fine potrebbe monopolizzare i trofei italiani, dopo aver lasciato l’unico altro successo, la Supercoppa, al Napoli di Conte.

Qualche cifra può aiutare a valutare la stagione dell’Inter. Ha il migliore attacco del campionato con 78 gol (1 solo in meno della passata stagione), 21 in più del Como che è al secondo posto in questa classifica. In tutta la stagione le reti segnate sono 105 in 47 partite. Anche questo è un dato interessante. Con il gol segnato contro il Cagliari, Marcus Thuram è arrivato a 11 reti, nonostante una stagione disturbatissima dagli infortuni. Invece Federico Dimarco, pure lui in una fase non eccezionale della sua stagione, è salito a quota 16 assist, eguagliando il record stabilito da Papu Gomez nel 2019-20 con l’Atalanta.

Milano è vicinissima ad alzare un nuovo trofeo, dunque. Un trionfo sfiorato la scorsa stagione con lo sprint finale irresistibile del Napoli. Per l’Inter sarà il 21° scudetto e per i tifosi milanisti sarà un doppio dispiacere, perché fino a un certo punto della stagione hanno sognato la seconda stella. Invece due titoli di differenza (Inter 21 – Milan 19) non si vedevano da tempo. Questione di tempo. Chivu deve preparare nel migliore dei modi cinque partite di campionato più una o due di Coppa Italia. Lo sforzo non è di quelli che spaventano. La doppietta invece è una prospettiva che esalta.