ALPINISMO

Ricerche ostacolate dal maltempo, elicotteri a terra: nessun segno di vita sulla parete del K2

Non si hanno più notizie di tre alpinisti che nei giorni scorsi avevano lanciato il loro tentativo di vetta sulla seconda montagna del pianeta. In salvo al Campo base Tamara Lunger.

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L'alpinista islandese John Snorri, il pakistano Muhammad Ali Sadpara ed il cileno Juan Pablo Mohr sono dispersi ad una quota intorno agli ottomila metri sull'immensa "Spalla" del K2. I tre erano impegnati nel  Summit Push agli 8611 metri della seconda vetta della Terra ma Sajid Sadpara (il figlio ventenne di Muhammad) che aveva dovuto rinunciare per un problema al respiratore, non è più riuscito a mettersi in contatto e - nel corso della giornata di sabato - dal Campo 3 dove si trovava è riuscito a scendere fino al Campo Base.

Le operazioni di soccorso sono molto complicate: per via della quota e delle condizioni meteo in peggioramento, con venti che rinforzano. Una prima ricognizione degli elicotteri dell'esercito pakistano fino a settemila metri non ha dato risultati ed ora i mezzi di soccorso (come riporta il capo di Seven Summits Treks Chhang Dawa Sherpa) sono rientrati a Skardu in attesa di un miglioramento del meteo e di un nuovo tentativo di avvistamento dei dispersi nella giornata di domenica. Silenzio ormai dalla tarda mattinata (pakistana) di venerdì 5 febbraio dai dispositivi di rilevamento satellitare e dalle radio in dotazione ai tre alpinisti. A questo punto ormai inutilizzabili. Si può solo sperare in un miracolo ma la sorte di Snorri, Sadpara e Mohr appare segnata. Se e quando potranno riprendere, le operazioni di ricerca potranno aiutare nella ricostruzione della dinamica e della successione dei fatti, per capire cosa sia successo verosimilmente appena al di sotto dei pendii sommitali del K2, nel tratto caratterizzato dalle difficoltà tecniche più elevate e dalle insidie più frequenti della via che corre lungo lo Sperone degli Abruzzi. Non ci sono tracce di valanghe sulla parete ma le cadute di blocchi di ghiaccio non sono certo rare. Non si può escludere un incidente ma appaiono più probabili lo smarrimento della via a causa della sopravvenuta oscurità oppure l'impossibilità a proseguire causa sfinimento: ancora in fase di salita oppure in discesa, dopo aver toccato la vetta o dopo aver rinunciato ad arrivare in punta.

Insieme al 45enne padre Muhammad Ali, un mito dell'alpinismo pakistano, il giovane Sajid formava il team della spedizione leggera (tra le primi entrate in azione in questa stagione di scalate invernali) guidata da Snorri, a sua volta uno dei personaggi sportivi più noti in Islanda. Dopo il successo dei dieci alpinisti Sherpa nepalesi, autori esattamente tre settimane fa - sabato 16 gennaio - della "prima" assoluta del K2 nella stagione fredda (era l'unico "ottomila" mai salito in inverno), il maltempo aveva a lungo bloccato al Campo Base ed a quelli bassi le altre spedizioni rimaste ai piedi della montagna. In seguito però erano riprese le "rotazioni" verso i campi intermedi per consentire agli alpinisti di trascorrere delle notti in quota e completare l'acclimatazione, in attesa delle condizioni giuste per l'ascensione.  Una "finestra" di tempo stabile (anche se gelido, con temperature fino a sessanta gradi sottozero) ad inizio settimana aveva dato il via ad un nuovo tentativo di vetta da parte del team di Snorri (48 anni), della grande spedizione dell'agenzia nepalese Seven Summits Treks ed anche della cordata formata dall'altoatesina Tamara Lunger e dal cileno Mohr, uno dei tre dispersi. I due avevano unito le forze dopo la morte del catalano Sergi Mingote (che scalava con il 34enne Mohr, ritratto nella foto sotto), avvenuta proprio nelle ore in cui i nepalesi mettevano piede in vetta, e dopo la rinuncia del rumeno Alex Gavan (che aveva iniziato la stagione con Lunger), "provato" dalla tragedia di Mingote. Senza dimenticare che - lui pure sabato 16 gennaio - lo statunitense Alex Goldfarb era scomparso durante una salita di acclimatazione sul Pastore Peak, in vista del ben più impegnativo Broad Peak, non distante dal K2 stesso.

Le difficoltà della salita ed il tempo in rapido peggioramento avevano però costretto buona parte degli aspiranti "summiters" a rientrare ed è stato proprio nella fase di discesa che - venerdì 5 febbraio - si è verificato un nuovo incidente mortale, quando il bulgaro Atanas Skatov per un errore di manovra è precipitato per millecinquecento metro lungo la parete. A tentare la vetta erano rimasti solo Snorri, Sadpara e Mohr che (dopo la rinuncia di Tamara Lunger, in salvo al CB) si era unito all'islandese ed ai due pakistani. Mentre il 45enne genitore Ali è disperso sulla parte alta del K2 con Snorr e Mohr, Sajid Sadpara (in vetta al K2 nell'estate del 2019)  ha raggiunto Campo Uno e verrà aiutato a procedere in direzione del Campo Base Avanzato. Questo il comunicato di Chhang Dawa Sherpa e gli ultimi aggiornamenti sulle operazioni di soccorso.

"Sono già passate più di 30 ore, noi al Campo Base non abbiamo ricevuto notizie di John Snorri, Ali Sadpara e Juan Pablo Mohr, visto che nessuno dei localizzatori GPS sembra essere funzionante. Ieri mezzogiorno, il figlio di Ali (Sajid) ha riferito da C3 che erano insieme fino al Bottleneck (il Collo di Bottiglia, passaggio-chiave verso la vetta) intorno alle dieci del mattino: stavano tutti bene tutti ed in forma, diretti alla cima. A causa di un problema del suo regolatore di ossigeno Sajid è dovuto tornare a C3 dal Bottleneck. Sajid ha atteso Ali, John e Juan Pablo per più di venti ore, convinto che ce l'avrebbero fatta ad arrivare in cima ed a rientrare. Lo abbiamo convinto a scendere perchè è stato troppo in alto per troppo tempo, sarà esausto e non potrà aiutarli se dovesse tornare. Ho detto a due degli Sherpa (Temba Bhote e Phurbu Kusang) della nostra squadra di restare in attesa al Campo Uno per preparare cibo e acqua calda per Sajid ed eventualmente per aiutarlo ad arrivare lì. Ho ricevuto un messaggio dall'esercito: hanno inviato due elicotteri insieme a due alpinisti  pakistani per missione di ricerca e soccorso. Il pilota è stato incaricato volare il più in alto possibile. La temperatura è bassissima con venti fortissimi a 6500 metri. Qui al Campo Base ora abbiamo preparato ossigeno, cibo, maschere e regolatori per i due alpinisti soccorritori pakistani".

Si tratta di di Imitaz e Akbar, originari dello stesso villaggio deI Sadpara e due anni fa - tra la fine di febbraio ed i  primi di marzo - avevano preso parte alle operazioni di ricerca di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat. La grande montagna pakistana (8126 metri, nona montagna del pianeta) era tra l'altro stata salita in prima invernale da Ali Sadpara nel 2016 insieme a Simone Moro ed Alex Txikon, attualmente impegnati sul Manaslu a preparare la via che dovrebbe consentire all'italiano ed al basco di lanciare intorno al 12-13 febbraio il loro tentativo di vetta sull'ottomila nepalese.

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