INDYCAR 2020, SI PARTE!

Texas 300, è conto alla rovescia per il via della Indycar

Aspettando la 500 Miglia di Indianapolis di fine agosto, il campionato Indycar parte dal Texas Motor Speedway

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Avrebbe dovuto prendere il via alla metà di marzo dalla Florida, il campionato Indycar, fermato dall'emergenza Covid-19 proprio come il Gran Premio d'Australia di Formula Uno. Parte invece questo fine settimana in Texas, con un mese di anticipo rispetto al Mondiale e con un calendario  rivoluzionato, che ruota però sempre intorno alla 500 Miglia di Indianapolis, eccezionalmente spostata alla quarta domenica di agosto.

La caccia al successore di Josef Newgarden sul trono della Indycar parte questo fine settimana dal Texas Motor Speedway: da una 300 Miglia ... di rinascita, piuttosto profeticamente chiamata "Genesys 300", prima tappa di un calendario rimodellato dall'emergenza sanitaria e destinato (nelle intenzioni degli organizzatori, naturalmente) a  concludersi alla fine di ottobre, proprio là dove invece tutto avrebbe dovuto iniziare: a St. Petersburg, in Florida. Concentratissimo, tutto nell'arco di una giornata (quella di sabato 6 giugno, appunto) il programma del debutto texano: prove libere all'una di pomeriggio, qualifiche alle diciassette, gara alle venti ...! A porte chiuse, naturalmente.

Quattordici tappe, cinque delle quali su tracciati ovali: l'apertura in Texas, le due gare back-to-back dell'Iowa Speedway, la 500 Miglia di Indiananapolis del 23 agosto naturalmente e poi, ad una sola settimana di distanza dalla "big one", un'altra 500 Miglia, quella di Gateway, Illinois. Si correrà poi su alcuni tra i tracciati stradali classici della serie: a Road America (doppio appuntamento), Mid Ohio, Portland, Monterey e poi per ben due volte sul circuito stradale dell'Indianapolis Motor Speedway, che sfrutta anche una parte del catino ovale. Non si tratterà però in questo caso di prove back-to-back: la prima è infatti "patriotticamente" in calendario sabato 4 luglio, la seconda tre mesi dopo, sabato 3 ottobre, come penultima tappa del calendario. Si può quindi tranquillamente affermare che l'intera stagione ruota intorno a Indianapolis, dove in pratica i protagonisti della Indycar torneranno spesso ed anche a lungo, visto che - oltretutto - alle gare stesse va aggiunta la lunga marcia di avvicinamento alla 500 Miglia, con le qualifiche (in programma per quello che è facile prevedere come un "bollente" weekend di Ferragosto), da considerare in pratica come un "evento nell'evento". Centralità di Indianapolis che fa parte della storia della Indycar (anzi, ne è il fondamento) e che quest'anno è ancora più rimarcata dal recente acquisto, da parte di Roger Penske (lo scorso inverno) dell'Indianapolis Motor Speedway (dalla famiglia Hulman) e della NTT INdycar Series.

Proprio tra i piloti del quasi onnipotente businessman americano vanno ricercati i principali favoriti nella caccia al titolo: ad iniziare dal suo detentore Josef Newgarden, (che lo aveva già conquistato nel 2017), per continuare con Simon Pagenaud (vincitore della Indy 500 2019) e Will Power (primo nella "500" 2018). A sfidare la corazzata Penske proveranno le punte di Andretti Autosport (Alexander Rossi, Ryan Hunter-Reay, James Hinchcliffe, Marco Andretti), Chip Ganassi Racing (Scott Dixon e i due svedesi Marcus Ericsson e Felix Rosenqvist), AJ Foyt Enterprises (Charlie Kimball e Tony Kanaan, con un programma di gare limitato). Senza dimenticare la presenza di Fernando Alonso per il suo terzo tentativo alla 500 Miglia di Indianapolis.

Tra le novità più attese l'introduzione dell'Aeroscreen, la struttura di protezione dell'abitacolo e della testa del pilota, al suo debutto dopo una lunga serie di collaudi. Molto più "invasiva" di quella adottata in Formula Uno (Halo), la struttura di protezione montata sulle Dallara Indycar sarà obbligatoria su ogni titpologia di tracciato: ovale, stradale, cittadino.

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