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Maratona, quando la luce si spegne: storie di resistenza, amicizia ed eroismo sportivo

Traumi violenti, sfinimento, blackout delle capacità psicomotorie: momenti drammatici e indimenticabili

di STEFANO GATTI
Maratona, quando la luce si spegne: storie di resistenza, amicizia ed eroismo sportivo

Non fatica, né vittoria, non dolore, tantomeno sconfitta. C'è solo liberazione oltre il traguardo. Quello che, nella Princess Ekiden di Fukuoka (maratona a staffetta, una specialità popolarissima in Giappone), la giovanissima Rei Iida ha raggiunto gattonando dopo essersi fratturata la gamba destra inciampando nel cordolo di un marciapiede a poche centinaia di metri dalla zona cambio. Una distanza breve ma interminabile.

Traumi violenti, sfinimento, blackout delle capacità psicomotorie sono fonte - nella maratona, nelle prove su lunga distanza e specialmente nel triathlon - di esempi chiarissimi e terribili di spirito di sacrificio fuori dal comune e di determinazione assoluta. A prescindere dall'esito della performance.

Il traguardo è rimasto un miraggio per il fortissimo scozzese Callum Hawkins, crollato a ripetizione a meno di due chilometri dalla fine della maratona dei giochi del Commonwealth dello scorso 15 aprile sulla Gold Coast australiana, quando aveva in pugno una vittoria poi andata all’atleta di casa Michael Shelley. Callum ha barcollato, le gambe come fossero di gelatina, ha inciampato ed è caduto battendo pure la testa. Fino alla resa ed all’intervento dell’ambulanza. Dichiarando poi di aver chiesto ai soccorritori se avesse vinto lui, non ricordando nulla e non potendo quindi escludere la possibilità di aver raggiunto il traguardo in stato di incoscienza … (anzi con il “pilota automatico”, come da sue testuali parole …).

Un angelo custode di nome Ariana ha invece sorretto fino alla linea del traguardo nella maratona di Dallas del 10 dicembre 2017 la psichiatra statunitense Chandler Self che aveva ormai perso controllo e coordinazione, crollando a terra a ripetizione come un sacco vuoto sul rettilineo d’arrivo. La studentessa texana Ariana Luterman - che le stava correndo al fianco da qualche chilometro ma era in gara come staffettista - l'ha puntualmente risollevata ogni volta, incoraggiandola, dicendole “te lo meriti, come on girl, let’s go!”, sorreggendola fino al traguardo e ... alla vittoria. Tenendo conto del vantaggio che la Self aveva sulla sua più diretta inseguitrice, la giuria non ha ritenuto di invalidare la sua prestazione.

Un’altra storia di solidarietà (addirittura fratellanza) è quella datata 19 settembre del 2016 che riguarda i due fratelli britannici Alistair e Jonathan Brownlee. Quando il minore dei due – Johnny – è andato in crisi, nel finale dell’ultima prova delle Triathlon World Series a Cozumel (Messico), Alistair lo ha raggiunto e soccorso, di fatto rinunciando alla vittoria, (andata al sudafricano Henri Schoeman). Ha preso sottobraccio il fratello ormai completamente esausto ed incapace di avanzare con le proprie forze in linea retta, lo ha trascinato avanti per poi letteralmente spingerlo davanti a sé, in seconda posizione, oltre la linea del traguardo. Johnny ha perso le World Series (gli sarebbe servito il primo posto per aggiudicarsele) ma ha guadagnato una storia da raccontare e rivivere a lungo.

Una linea immaginaria, praticamente intangibile. Una semplice convenzione ed al tempo stesso molto molto più di questo, il traguardo. Dove per i due fratelli di Leeds plurimedagliati a livello olimpico e mondiale nel triathlon, per la 32enne Chandler Self, per la cocciutissima Rei Iida e tante altre volte (ma non questa) per l’indistruttibile Callum Hawkins tutto finisce, tutto si esalta e si trasforma in liberazione.

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Alistair e Jonathan Brownlee
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