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La storia, i record, i numeri e... l'effetto Pizzolato: ecco la maratona di New York, la più amata dagli italiani

Dal ponte di Verrazzano, a partire dalle 14:30 ora italiana, appuntamento con la 42 km della Grande Mela

La storia, i record, i numeri e... l'effetto Pizzolato: ecco la maratona di New York, la più amata dagli italiani

Da un ponte comincerà a finire il ponte di Ognissanti. Per il mondo dei runner, infatti, il lungo fine settimana 1-4 novembre si conclude domenica pomeriggio, quando dal ponte di Verrazzano, a partire dalle 14:30 ora italiana, prenderà il via la 48ª maratona di New York, la più famosa e frequentata maratona al mondo: oltre 50.000 gli iscritti, di cui più di 3.000 sono gli italiani.

Le partenze

Si comincia alle 8:30 (14:30 in Italia), con il via della gara degli atleti paralimpici; alle 9:20 (15:20) le top runner; alle 9:50 (15:50) i top runner uomini e la prima “wave” degli amatori; alle 10:15 (16:15) la seconda wave amatori; alle 10:40 (16:40) la terza e alle 11:00 (17:00) la quarta e ultima.

Finisher

Nella passata edizione tagliarono in traguardo in 51.278, ma il record di “finisher” risale all’anno precedente con 51.999, accompagnato dal maggior numero di donne mai giunte sul traguardo: 21.464. Il miglior parziale uomini risale invece al 2013: 30.699 su un totale di 50.266 arrivati.

La storia

Tutto cominciò il 13 settembre 1970, quando Fred Lebow e Vince Chiappetta organizzarono la prima New York City Marathon tutta all’interno di Central Park. Partirono in 127, 126 uomini e una donna. Conclusero la prova in 55, tutti maschi. L’iscrizione costava un dollaro. La gara evase dal cuore pulsante della città nel 1976: il 24 ottobre per la prima volta viene utilizzato l’attuale tracciato che attraversa e unisce i “five boroughs”, le cinque aree-quartiere in cui è suddivisa la metropoli. Un percorso che è anche un messaggio culturale, perché sottolinea come per New York la diversità etnica si traduca in un’unica, grande ricchezza.

Effetto Pizzolato

Gli italiani che non hanno praticato l’atletica, cominciano a prendere confidenza con il concetto di maratona la sera del 28 ottobre 1984, quando i telegiornali danno la notizia della vittoria a New York di Orlando Pizzolato, che poi concederà il bis l’anno successivo, mentre nel 1986 sarà Gianni Poli a presentarsi per primo in Central Park.
Nel 1996 Giacomo Leone porta a quattro le vittorie italiane nella “Grande mela”, un totale che permette all’Italia di essere la terza nazionale maschile più vincente a New York, a parimerito col Messico, in una classifica dominata ex-aequo da USA e Kenya (14 vittorie). La quinta e fino a ora ultima vittoria italiana a New York compie in questi giorni 20 anni: la firmò infatti Franca Fiacconi, il primo novembre 1998.

Top runner

La gara delle donne, ancor prima che quella degli uomini, calamita l’attenzione degli appassionati. Con un tam-tam pugilistico va in scena la rivincita del 2017 tra Shalane Flanagan e Mary Keitany. La vittoria della Flanagan (2:26’53”), argento olimpico a Rio 2016, ha interrotto l’astinenza da successi statunitensi in campo femminile, che durava dal 1977, quando s’impose Miki Gorman. Un successo, quello della Flanagan, reso più prezioso proprio dal calibro della perdente. Mary Keitany, infatti, è una delle più forti maratonete in attività: si è aggiudicata per due volte il circuito delle World Marathon Majors, in sostanza il “grande slam” della maratona con Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago e, appunto New York. La keniana ha vinto tre volte a New York e tre volte a Londra, gara in cui nel 2017 ha stabilito la miglior prestazione mondiale in una maratona per sole donne (2:17’01”).

Anche tra gli uomini è in gara il “defender”, quel Geoffrey Kamworor, keniano, che a sorpresa lo scorso anno prevalse per 3 secondi sul quotatissimo connazionale Wilson Kipsang in 2:10’53”. Un pronostico è sempre difficile quando la “starting list” annovera 6 partenti con un personal best inferiore a 2:07”, ma sulla bilancia dei titoli pesa lo score dell’etiope Lelisa Desisa: due volte primo a Boston (2013 e 2015), a New York ha collezionato un secondo (2014) e due terzi posti (2015 e 2017). Debuttò nel 2013 vincendo a Dubai in 2:04’45”, che è ancora il suo primato personale.

Prize money

Non solo gloria. I due vincitori (par condicio fra uomini e donne) ricevono ciascuno in premio 100.000 dollari, che diventano 60.000 per i due secondi, 40.000 per i terzi, 25.000 per i quarti, 15.000 per i quinti, per poi scalare, dai sesti ai decimi, rispettivamente a 10.000, 7.500, 5.000, 2.500 e 2.000.

Bonus

Bottino che potrebbe ulteriormente incrementare in caso di ottimo risultato. Tra gli uomini, ad esempio, sono previsti bonus che vanno dai 50.000 dollari in caso di tempo finale inferiore a 2:05’30” fino ai 10.000 dollari in caso di crono sotto le 2:10’.

Record

Delle sei prove delle World Marathon Majors, New York è con Boston quella che propone il tracciato più ostico. Punti di riferimento sono i record del percorso firmati dai keniani Geoffrey Mutai (2:05’06”, 2011) e Margareth Okayo (2:22’31”, 2003).

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