Giappone, runner si frattura la gamba ma completa la gara sulle ginocchia

Grande prova di volontà di Rei Iida: si infortuna ma non si ferma e fa 300 metri sulle mani

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Perché le immagini della sua impresa disperata facessero il giro del mondo le sono bastate poche centinaia di metri ma … coperte sulle ginocchia, con la gamba destra fratturata. Rei Iida, 19enne atleta giapponese, ha finito così il suo tratto di gara nella maratona a staffetta Princess Ekiden di Fukuoka. Una caduta, la frattura, la decisione di provare a portare a termine ad ogni costo quello che lei sentiva come un suo irrinunciabile dovere: raggiungere la sua compagna di squadra e passarle il testimone, esattamente come aveva fatto quella che lo aveva affidato a lei. Senza attribuire alcuna importanza alle circostanze del momento, alla frattura, alle tracce di sangue lasciate sull'asfalto. Ho provato a fare un piccolo esperimento: ho mandato ad un certo numero di contatti il filmato dell'episodio (con il giudice che affianca la Iida, forse cercando di indurla alla ragione oppure forse semplicemente incoraggiandola, con la sua compagna che la attende tra le lacrime in zona cambio, con il pubblico che la incoraggia dal bordo della strada) per vedere … l'effetto che fa. “Si divideranno cinquanta e cinquanta: un'eroina oppure un'incosciente”, ho immaginato. Con una sovrapposizione con ogni probabilità perfetta tra runners, schierati per l'atto di eroismo e non runners come minimo molto dubbiosi e facilmente inclini a considerare quella di Rei una dimostrazione di autolesionismo ed incoscienza.

Previsioni facilmente confermate. Quello è stato infatti l'esito del “sondaggio”: una sostanziale parità nella più completa differenza di pensiero. Che a me serviva più che altro come base per qualche altra riflessione, qualcosa che andasse oltre la mia opinione (eroina, naturalmente!). Ed allora a me viene semplicemente in mente questo: un episodio che - semplicemente osservato dall'esterno - può trasmettere eroismo o pazzia, determinazione o incoscienza, testardaggine oppure supponenza, vissuto invece in prima persona (da protagonista) nasconde moltissime sfumature: significati personali, intimi, addirittura segreti. Che non traspaiono all'esterno e che possiamo solo intuire sotto la singolarità del gesto oppure nella smorfia largamente inesplicabile (appunto) dell'atleta giapponese … a missione compiuta. Qualcosa che non può che abbandonarci al dubbio oppure – in alternativa - stimolarci a delle riflessioni (come questa) solo nostre e magari esserci d'ispirazione, aiutarci a tracciare i nostri limiti (io ne sarei capace?) e – per riflesso nel prossimo - il perimetro del nostro stesso modo di essere. Fino alla prossima (presunta) impresa, fino alla prossima (probabile) follia. Forse però (e più ancora nel profondo) il gesto stimola una forma di curiosità di tipo ancestrale e primitivo, attivata dall'immagine della ragazza che avanza “a quattro zampe”, come i nostri progenitori. Quindi alla fine ciò che Rei Iida trasmette al nostro inconscio è un senso di identità, fiducia e fratellanza. Altro che eroismo ed incoscienza. Qualcosa, invece, che viene da molto lontano e di cui tutti abbiamo bisogno tutti i giorni.

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