Pedrosa, si rompe l'eterno cordone ombelicale con Honda: adesso speriamo che sorrida

Lo spagnolo si è finalmente liberato dal peso di una missione che non è riuscito a portare a compimento

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Come Paolo Maldini per il Milan, come Francesco Totti per la Roma. Per 18 stagioni, dal 2001 al 2018, Dani Pedrosa ha corso solo con il marchio Honda. Dalla 125 alla MotoGP, in mezzo 54 vittorie e 3 titoli mondiali, uno in 125 e due in 250. Oggi l'annuncio del taglio a fine stagione di quello che pareva l'eterno cordone ombelicale che lo legava al marchio nippo, mentre la concorrenza attorno a lui cambiava in cerca di nuove avventure, di nuovi stimoli.

Ha vinto tanto Pedrosa, ma non ha mai convinto fino in fondo. Se Dovizioso oggi racconta di essere stato confuso per anni con l'asfalto, Dani rischia di essere ricordato solo per lo sponsor che ha avuto da sempre stampato sulla sua tuta. Probabilmente gli è mancato il fisico per portare in pista queste bestie difficili da domare.

Quasi sicuramente è stato troppo fragile, perché ogni caduta ha lasciato il segno sulle sue ossa. La certezza è che gli è mancata la cattiveria necessaria da affiancare al talento, per diventare un campione assoluto. Lo raccontava Ayrton Senna, puoi essere buono nella vita di tutti i giorni, ma se non sei cattivo in pista non vincerai mai nulla.

Ecco, Pedrosa ha mancato in quello. Non si ricordano entrate al limite o scorrettezze nella sua carriera, eppure passò quasi per un criminale quando fece cadere il compagno di squadra Nicky Hayden - in lotta con Rossi per il mondiale - nel 2006 in Portogallo. Il paradosso è che Kentucky Kid alla fine quel mondiale lo vinse, anche se Dani, in quanto talento, era superiore. Cosa farà in futuro Pedrosa per ora non è noto. La speranza è quello di vederlo sorridere, sollevato finalmente dal peso di una missione che non è riuscito portare a compimento.

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