MOTOMONDIALE

MotoGP, Dorna: "La cancellazione della stagione non è da escludere"

La società che detiene i diritti del Motomondiale: "La priorità è correre, ma uno stop definitivo potrebbe esserci"

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Dorna Sports conferma che la stagione delle due ruote è a rischio: "Le competizioni sono la nostra massima priorità nel 2020 - si legge in una nota ufficiale della società che organizza il Motomondiale - Ma se la pandemia di coronavirus continuerà a tenere le nostre vite e lo sport in attesa più di quanto tutti noi possiamo immaginare e se le restrizioni relative agli spostamenti resteranno le stesse, si potrebbe discutere di un'eventuale cancellazione della stagione".

In queste ultime settimane è arrivata una pioggia di rinvii a causa dell'emergenza sanitaria che sta sconvolgendo il pianeta, per ultimi quelli dei GP d'Italia e di Catalogna, e già nei giorni scorsi il CEO di Dorna, Carmelo Ezpeleta, si era detto "non fiducioso" che il Mondiale potesse svolgersi.

Ora ulteriori dettagli sono stati comunicati dalla società spagnola, tramite i canali ufficiali della MotoGP: "La pandemia di Covid-19 ha già costretto ad una revisione del calendario 2020 del campionato del mondo, rinviando o riprogrammando una serie di eventi. Trovandoci in una situazione ancora incerta, Dorna Sports desidera riaffermare che le competizioni sono la nostra massima priorità nel 2020 - si legge nel comunicato - Siamo in costante contatto con i promotori dei Gran Premi, Fim, Irta, Msma e insieme monitoriamo da vicino la situazione, mantenendo i canali di comunicazione tra ogni pilastro del nostro sport il più aperti possibile. L'obiettivo delle diverse parti coinvolte è quello di ricominciare a competere non appena sarà sicuro farlo. Il nostro principale intento è sempre stato e rimarrà quello di svolgere la stagione 2020 col maggior numero possibile di Gran Premi, concludendo il campionato entro la fine di quest'anno solare. Tuttavia, agiremo sempre in linea con quelli che sono i consigli per la salute e per la sicurezza stabiliti dai singoli governi e dalle autorità sanitarie competenti". Il discorso, si precisa nella nota, vale ovviamente anche per il Mondiale Superbike.

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