I PILOTI SI SFOGANO

MotoGP, Bagnaia duro: "Dupasquier? Notizia gestita male, non potevamo correre così"

Il ducatista, insieme ad Aleix Espargarò, non ha nascosto le sue emozioni dopo la notizia di Dupasquier. Furia Petrucci, anche Rossi dubbioso. Oliveira critica la Moto3

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Abbassare la visiera e correre dopo il minuto di silenzio in memoria di Jason Dupasquier è stato tutt'altro che semplice. Una notizia dura da accettare, una corsa che ha preso il via al Mugello tra gli occhi lucidi dei piloti che conoscevano bene il 19enne. Francesco Bagnaia, al termine della gara, ha tuonato. "La gestione della notizia non è stata delle migliori, il minuto di silenzio ci ha scosso e non ci siamo potuti concentrare abbastanza. Essere caduto oggi non mi interessa, oggi abbiamo perso un ragazzo di 19 anni ed è difficile da accettare. Se fosse accaduto a un pilota MotoGP non avremmo corso", ha detto a Sky.

Vedi anche MotoGP, Quartararo e il podio in coro: "Gara dedicata a Dupasquier" Motogp MotoGP, Quartararo e il podio in coro: "Gara dedicata a Dupasquier" Duro anche Aleix Espargarò: "Oggi è stata una giornata molto dura, quando è arrivata la notizia sono rimasto molto sconvolto. Non riesco a capire come cazzo possiamo fare noi piloti a fare un minuto di silenzio in griglia e poi resettare tutto e gareggiare. E' duro accettare una notizia del genere, era un bambino. Quando ieri è successo ho chiesto a Rivola di andare da Dorna a chiedere, perché se fosse morto prima della FP4 non avrei corso. Queste cose capitano, sto male con me stesso perché non capisco come posso mettere il casco dopo il minuto di silenzio".

Anche Valentino Rossi ha svelato quello che è stato il proprio stato d'animo: "Già ieri sera sapevamo com'era la situazione, perché Sasaki l'ha preso in testa. Sapere che un pilota è morto è difficile da digerire, ti chiedi se ha senso continuare e fare la gara. Secondo me no, ma anche non correre non avrebbe avuto senso perché quello che facciamo oggi non può cambiare cosa è successo ieri". Il Dottore, analizzando la gara, ha ammesso: "Alla prima curva ho frenato di botto e mi sono toccato con Lecuona e Pirro, sono riuscito a tornare su ma ho fatto fatica a superare. Ho preso un po' di punti, in gara andavo bene e se fossi stato più avanti in griglia mi sarei classificato meglio. Sono stato decente in gara".

C'è poi chi, come Miguel Oliveira, ha puntato il dito contro la Moto3 e non solo. "La Moto3 è una categoria dove si sta andando troppo forte. Io lo so che è molto bello per lo spettacolo. Però diventa tutti giorni più difficile per i piloti non avere paura in pista: fare questa bagarre in gara e in prova diventa pericoloso. Concentrarsi era difficile per tutti. Prima di andare in moto a 300 km/h devi rispettare un minuto di silenzio per un pilota che e' morto, bisogna avere grande capacita' di rimozione e concentrazione su quello che devi fare, che è la nostra passione", le parole del portoghese.

Il più duro di tutti, però, è stato Danilo Petrucci, che proprio al Mugello aveva vinto con la Ducati nel 2019. "Oggi è stata una gara difficile, ma non intendo dal lato sportivo. Dal lato umano infatti non mi sento molto pulito. Stiamo correndo sulla stessa pista ed appena 24 ore fa una persona come noi è morta. Non è stato il massimo secondo me. Abbiamo capito che la situazione era molto difficile fin da ieri. Chiaramente nessuno voleva dirlo, ma sapevamo… Pensa però se fosse successo ad un pilota MotoGP, che avrebbero fatto? È così diverso perché è ‘solo’ un pilota Moto3? Non penso proprio. Quando abbiamo visto le immagini, con l’elicottero che poi se n’è andato, sono passati tre minuti e siamo scesi in pista, come se non fosse successo nulla. È una vita, non è più o meno importante, da fuori non vedi le persone, ma dentro la tuta e sotto il casco c’è un ragazzo ed un pilota". E ancora: "Nessuno ha chiesto un meeting. Non si è parlato di un ragazzo che se n’è andato, se era il caso o meno di continuare. Un incontro per parlare di queste cose sarebbe stato meglio. Quando in Malesia era morto Marco Simoncelli, io ero nel CIV. Facevamo una riunione per capire se fosse giusto o no correre, ed ero rimasto solo io a pensare che non era il caso di correre. Stavolta non c’è nemmeno stato il meeting, non ci siamo nemmeno chiesti… Lo sapevamo della gravità della situazione, con un elicottero sulla pista, quasi non ci fosse fretta. Quando morì Salom abbiamo fatto una riunione, ci venne detto che la famiglia voleva che noi corressimo. Non so, se io fossi uno della famiglia manco me ne fregherebbe un c...o di far correre altra gente. Almeno stavolta ci si poteva sedere per chiedere che fare. Invece un minuto di silenzio, ed è passato tutto. Quando sapevamo da ore cos’era successo… Almeno hanno levato lo champagne dal podio!”, le parole durissime del pilota Ktm.

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